Il Migliorista
Menu
  • Europa / Valori
  • Lombardia / Milano
  • Politica / Economia
  • Cultura
  • Fandonie
  • Documenti
  • Cookie Policy (UE)
Menu

Ideali, ideologie, idoli nel tempo che viviamo

Posted on by

Si sa come l’interpretazione vichiana della storia, ci parli di cicli.  Il ripetersi cioè del senso degli accadimenti storici, mai uguali certamente, ma che, in forme diverse e aggiornate, ripropongono processi che finiscono per avere lo stesso segno. Cicli di progresso, di decadimento, di affermazione di valori alti, di barbarie. Questa è l’alternanza delle vicende storiche, e il loro ripetersi sempre uguali e sempre diverse.

Limitandoci all’ultimo secolo, quello di cui si può avere memoria viva, abbiamo visto davvero di tutto.

E ancora, viviamo un tempo nel quale c’è una sorta di sintesi di una dinamica complessa, di valori e disvalori, di ideali, di ideologie, di idoli.

È evidente che il giudizio morale, politico, culturale e sociale è dettato proprio dal prevalere di un carattere o l’altro, sui processi che accadono.

La prima parte dell’ultimo secolo è segnato da due guerre mondiali, frutto del prevalere di ideali nefandi: il nazionalismo, il bellicismo, la sete di potere, le dittature. Ad essi si contrapponevano ideali positivi, come la pace, la democrazia, l’umanesimo cristiano e socialista.

Con la sconfitta delle guerre per chi le ha volute, tedeschi in testa, si è data anche la sconfitta delle idee che le avevano prodotte.

Ma, parallelamente, gli ideali di un tipo o dell’altro, si evolvevano in ideologie, forti e contrapposte. Un tentativo di coniugare alcune idee di base, con la complessità della storia in una visione unitaria e totalizzante.

In particolare quella del socialismo reale o comunismo, e quella del capitalismo liberale e socialdemocratico che, all’ingrosso, finivano per rappresentarsi anche come contrapposizione fra dittatura e democrazia.

Sappiamo come è andata. Ha vinto il capitalismo. E la democrazia. È rimasta un pò di socialdemocrazia, connotata dal welfare di stampo europeo.

È nata soprattutto l’Europa, una presa di coscienza collettiva ispirata da grandi spiriti e da grandi ideali, proprio come antidoto al pericoloso nazionalismo, che tanti guai aveva provocato con i disastrosi conflitti.

Quell’Europa su cui il dibattito è così attuale, come non mai.

Quell’Europa che ha portato settanta anni di pace e di progresso, in un piccolo continente, teatro per secoli di guerre sanguinose.

È stato, ed è, un ideale di generazioni, fondativo della vita dei singoli e delle comunità etniche e storiche, che ha mescolato culture, storie, costumi, pensieri.

Che oggi ci siano forze e derive nostalgiche di idee e storie di un passato nefando, è tutti i giorni sotto i nostri occhi. Ed è un pericolo vero da scongiurare.

Ma il dato più inquietante, è rappresentato dal consenso popolare su cui queste idee pericolose sembrano poggiare. Un dato sociologico che va interpretato, capito e responsabilmente, e politicamente, gestito.

C’è infatti un punto che sembra abbastanza ignorato, e che preme invece sottolineare, in questo panorama, e in un dibattito dalle mille sfaccettature.

La rabbia e la protesta popolare che si rivolge ai radicalismi reazionari di destra, illudendosi che abbiano una qualche risposta intelligente ed efficace, è una diretta conseguenza delle crescenti diseguaglianze che segnano la società contemporanea, ovunque, e i trend evolutivi inarrestabili in atto.

Abbiamo detto che il capitalismo ha vinto. Ma non gli è bastato. È diventato sempre più avido ed arrogante. E anche politicamente dominante. Cosi che quella che, per sua “natura”, doveva essere la “scienza dei mezzi”, cioè l’economia, è diventata la “scienza dei fini”, cioè la politica, che da dominus, ne è diventata ancella.

Alla caduta del comunismo reale, forse il più grande fallimento politico sociale della storia, ci fu l’ammonimento di un politico illuminato, Lelio Basso, il quale affermava “stiamo attenti, che se è stato sconfitto il comunismo, non sono venute meno le ragioni sulle quale il comunismo era nato”.

E allora i segni del nostro tempo ci dicono che qualcosa dovrà accadere, tanto è grande ed iniqua la disuguaglianza, e quanto sia scandaloso e insopportabile il processo di crescente accumulazione della ricchezza.

O accade la profezia di Marx, per la quale il capitalismo finirà per divorare sè stesso per la sua avidità, o ci sarà un radicale cambio di rotta nelle politiche mondiali. O provvederà la rabbia dei poveri e degli sfruttati.

La rabbia dei poveri, del resto, è stata sempre la molla delle rivoluzioni, il cui esito è stato, sempre anch’esso, quello di spazzar via, anche in modo violento, speculatori, sfruttatori e parassiti.

E, oggi, viviamo in un mondo globale, dove la rabbia dei poveri potrebbe essere essa stessa addirittura globale.

Che lo scontro nord/sud del mondo stia dando qualche segnale in questo senso, non ci vuole molto a capirlo.

Negli ultimi incontri di Davos, dove ogni anno si danno convegno i tycoons del mondo, sono cominciati ad affiorare i primi segnali di consapevolezza di questa situazione, che non ha futuro. Anche per loro. E, forse, soprattutto per loro. I cicli vichiani…

Il capitalismo si è divorato l’economia, come si è divorato la società (“capitalismo senza società” era il titolo di un recente convegno alla Fondazione Feltrinelli), ma soprattutto si è divorato la politica e la cultura.

La politica è suddita, quella globale e quelle nazionali o “regionali”.

La cultura e i costumi, manipolati dagli interessi del business.

Basta considerare quanto il denaro sia, oggi, diventato l’idolo indiscusso delle nuove generazioni: non più strumento, ma fine, condizionando valori, lavoro, stili di vita. Come idolatria, è, spesso il rapporto effimero con le star di ogni genere, o, ancora molto peggio, siano idolatria quei nauseabondi revival mussoliniani e nazisti.

Quindi occhio agli idoli, che hanno in larga misura sostituito quegli ideali che le generazioni precedenti proclamavano, anche negli eccessi o nel disordine, delle contestazioni studentesche ed operaie degli anni sessanta e settanta, ma sempre ispirati a ideali di progresso della società.

Oggi qualche segnale c’è. Con l’ecologia, e, speriamo, con l’Europa.  Ma ancora le disuguaglianze, per esempio, o il padronaggio smisurato e volgare della finanza, come il debito pubblico colossale nel mondo, non sembrano essere entrati nelle corde delle ultime generazioni, quelle che sono, invece, destinate a pagarne il prezzo più alto.

“Occupy Wall Street”, che aveva colto questo problema e che sembrava un fenomeno destinato a crescere, è durato il tempo di un fulmine.  Eppure era sacrosanto.

Le stesse poche e rare contestazioni studentesche, non sembrano avere spessore ideale di quelle di una volta (una delle ultime occupazioni, mi pare che fosse addirittura per i banchi nuovi…).

A parte il “Friday for Future”, ovviamente, da non sottovalutare.

C’è bisogno quindi di ideali, non di idoli. Di valori morali e non di fanatismi irrazionali e reazionari. Di cultura e non di volgarità animalesca. E tornare a capire che i cicli vichiani sono sempre lì, pronti a tornare.

Agli adulti un sussulto di impegno nell’opera educativa dei giovani.

Ai giovani uno scatto di consapevolezza e di impegno, senza il quale hanno già perso il loro futuro: a loro esclusivo danno.

Benito Boschetto

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Musica e Film

  • Cookie Policy (UE)
  • Dopo le cavolate sulla discesa in campo, per il marchese adesso sono cavoli
  • Film del mese
  • Il Palo della banda dell’Ortica
  • Libro del mese
  • Musica del mese
  • Privacy Policy

Articoli recenti

  • Il marchese smemorato
  • La tragedia e la farss
  • Le dimissioni del direttore scientifico dell’Istituto dei Tumori
  • A Milano è stato abolito il conflitto di interesse
  • Cosa succede all’Istituto dei Tumori?

Categorie

  • Cultura
  • Documenti
  • Europa / Valori
  • Fandonie
  • Lombardia / Milano
  • Politica / Economia

Archivi

  • Luglio 2026
  • Maggio 2026
  • Aprile 2026
  • Ottobre 2025
  • Settembre 2025
  • Giugno 2025
  • Maggio 2025
  • Aprile 2025
  • Marzo 2025
  • Febbraio 2025
  • Gennaio 2025
  • Dicembre 2024
  • Novembre 2024
  • Ottobre 2024
  • Settembre 2024
  • Agosto 2024
  • Luglio 2024
  • Giugno 2024
  • Maggio 2024
  • Aprile 2024
  • Marzo 2024
  • Febbraio 2024
  • Gennaio 2024
  • Dicembre 2023
  • Novembre 2023
  • Ottobre 2023
  • Settembre 2023
  • Agosto 2023
  • Luglio 2023
  • Giugno 2023
  • Maggio 2023
  • Aprile 2023
  • Marzo 2023
  • Febbraio 2023
  • Gennaio 2023
  • Dicembre 2022
  • Novembre 2022
  • Ottobre 2022
  • Settembre 2022
  • Agosto 2022
  • Luglio 2022
  • Giugno 2022
  • Aprile 2022
  • Marzo 2022
  • Febbraio 2022
  • Gennaio 2022
  • Dicembre 2021
  • Novembre 2021
  • Ottobre 2021
  • Settembre 2021
  • Agosto 2021
  • Luglio 2021
  • Giugno 2021
  • Maggio 2021
  • Aprile 2021
  • Marzo 2021
  • Febbraio 2021
  • Gennaio 2021
  • Dicembre 2020
  • Novembre 2020
  • Ottobre 2020
  • Settembre 2020
  • Agosto 2020
  • Luglio 2020
  • Giugno 2020
  • Maggio 2020
  • Aprile 2020
  • Marzo 2020
  • Febbraio 2020
  • Gennaio 2020
  • Dicembre 2019
  • Novembre 2019
  • Ottobre 2019
  • Settembre 2019
  • Agosto 2019
  • Luglio 2019
  • Giugno 2019
  • Maggio 2019
  • Aprile 2019
  • Marzo 2019
  • Febbraio 2019
  • Gennaio 2019
  • Dicembre 2018

Firma la petizione per Abolire il Senato e ridurre i deputati a 315

Change Logo

Il migliorista

Contatti

info@ilmigliorista.eu

Newsletter il Migliorista

Credits

Grafica: Andrea Lancellotti

Web: Parkmedia

@2018 il Migliorista info@ilmigliorista.eu
Gestisci Consenso Cookie
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
Gestisci opzioni Gestisci servizi Gestisci {vendor_count} fornitori Per saperne di più su questi scopi
Visualizza le preferenze
{title} {title} {title}