Nei giorni scorsi la Corte Costituzionale ha depositato la sentenza n. 51, che boccia una legge della Regione Lazo che consentiva di operare in deroga agli strumenti di previsione urbanistica. La Corte ha stabilito che “questa prassi comporta il rischio di un aumento incontrollato del carico urbanistico e degli insediamenti abitativi… La pianificazione territoriale non è funzionale solo all’interesse all’ordinato sviluppo edilizio, ma è volta anche al contemperamento di una pluralità di differenti interessi pubblici, incidenti sul medesimo territorio, che trovano il proprio fondamento in principi costituzionali…. il legislatore statale ha qualificato come funzioni fondamentali dei comuni «la pianificazione urbanistica ed edilizia di ambito comunale nonché la partecipazione alla pianificazione territoriale di livello sovracomunale”
Una sentenza che il Sindaco di Milano, gli assessori e i consiglieri comunali farebbero bene a leggersi attentamente. E ciò sia in relazione alle storture del precedente e dell’attuale PGT e al futuro PGT, il quale, secondo il marchese Sala del Grillo e il Tancredi Catella, dovrebbe avere una valenza salvifica. Si è impostato il “modello Milano”, per attrarre fondi speculativi, con una blanda pianificazione urbanistica generale, improntata ideologicamente a un falso egualitarismo del valore delle aree che ha lasciato aperta la porta ad un gestione appaltata ai privati, che hanno usufruito di una quasi totale assenza di piani attuativi, approvati dal Consiglio Comunale.
Di fatto, questa sentenza mette fine al tentativo del “Sala Milano” che giustificava abusi e illeciti, in nome della “semplificazione delle procedure edilizie, della ristrutturazione e della rigenerazione urbana” fuori da ogni norma urbanistica, era un condono gratuito (unico nella storia dei condoni) e metteva a repentaglio l’assetto urbanistico dei Comuni italiani, tanto che si poteva ben definire “rovina Italia”.
E fa piacere che la sentenza della Corte aggiunga un sigillo istituzionale alla mobilitazione popolare, in tutta Italia, che ha decretato la fine di una operazione politica che ha fatto perdere un anno di tempo ai cittadini e denaro alle casse comunali.
Ma la Corte Costituzionale ha anche affermato che “la sottrazione di questi determinanti interventi di trasformazione edilizia alla valutazione consiliare comporta una ingiustificata e non proporzionata compressione della potestà pianificatoria comunale”. In sostanza, non sono accettabili leggi, prassi e comportamenti che tolgano la potestà del Consiglio Comunale di decidere gli interventi sul territorio. Il territorio è un bene talmente prezioso e irripetibile che non può che essere la massima rappresentanza dei cittadini, il Consiglio Comunale, a decidere sull’uso del suolo. E questo punto è stato uno dei temi sollevati dalle inchieste dei p.m. Marina Petruzzella, Paolo Filippini e Mauro Clerici con la procuratrice aggiunta Tiziana Siciliano. Gli inquirenti prima e adesso la Corte Costituzione hanno posto un tema di grande valenza politica e istituzionale: il ruolo del Consiglio Comunale nella gestione del territorio, che non può essere demandato né alla Giunta, né ai dirigenti o ai funzionari né tantomeno a una “commissione Paesaggio”, nominata dal Sindaco, peraltro teoricamente consultiva e non esente da cospicui conflitti di interesse.
Il tema sollevato quindi riveste un rilievo democratico e istituzionale particolarmente importante, anche in relazione al ruolo del Consiglio Comunale e all’equilibrio dei poteri dentro l’amministrazione comunale.
Un tema che avrebbe dovuto trovare l’attenzione dei consiglieri comunali, poiché del loro ruolo e della loro funzione si trattava. Ma che ha trovato la maggioranza schierata attorno alle tesi del marchese Sala del Grillo, che non tiene in nessuna considerazione il ruolo del Consiglio comunale e per il quale ogni dibattito, ogni confronto, ogni discussione è una perdita di tempo, poiché lui “sa come va il mondo ed è una realtà che voi consiglieri comunali non arrivate a capire”, lui “sa che la politica non può dettare sempre le regole” e lui sa che “se una azienda non vuole un prodotto, non se lo piglia”. (discorso del marchese nell’Aula Consiliare di Palazzo Marino, mercoledì 11 ottobre 2023).
Ed è molto triste constatare che la difesa delle prerogative del Consiglio Comunale non viene fatta dai diretti interessati, che subendo il ricatto del monocrate di Palazzo Marino (“simul stabunt vel simul cadent”, insieme staranno o insieme cadranno) accettano tutto.
Né del resto sembrava saggio politicamente e prova di una visione politica autonoma e lungimirante, votare un ordine del giorno, di totale appoggio al “Sala Milano”, quando era evidente che il disegno di legge stava per essere affossato per l’opposizione popolare, per le mosse tattiche del centrodestra, che metteva a nudo i forti dissensi interni del PD.
Mentre Corte Costituzionale e Procura sottolineano l’importanza democratica della funzione di governo del territorio del Consiglio Comunale, abbiamo consiglieri di maggioranza che accettano di non votare in cinque anni e mezzo nessuna delibera sullo Stadio Meazza, neanche sulla vendita o sulla concessione di una area grande sette volte Piazza del Duomo. In modo imprudente, poi votano ordini del giorno sulla valutazione del valore dello Stadio e dell’ambito della Grande Funzione Urbana (che è lo stadio Meazza esistente), senza conoscere il documento dell’Agenzia delle Entrate e la lettera dei due fondi americani che chiedono una cosa fuori dalla legge: “l’applicazione della procedura di cui alla legge stadi, così come nel frattempo modificata dal d.lgs. n. 38/2021, per la valutazione del progetto e di quella di cui all’art. 4, comma 13 del suddetto decreto legislativo anche per la negoziazione delle condizioni contrattuali ai fini dell’acquisizione in proprietà della GFU”.
Giova ricordare che il d, lgs, richiamato dice che “possono liberamente negoziare il prezzo e le condizioni contrattuali di vendita o di utilizzo di aree del patrimonio disponibile urbanisticamente destinate alla costruzione di impianti sportivi.” E l’ “ambito GFU” non è urbanisticamente destinata alla costruzione di impianti sportivi, perché è area di secondo livello, subordinata al servizio sportivo esistente, lo Stadio Giuseppe Meazza in San Siro.
Ed è evidente dunque che se il dialogo, il confronto, la mediazione e il compromesso non sono possibili a tal punto che si annulla la funzione democratica del Consiglio Comunale, che deve stare appiattito sulle posizioni del monocrate, marchese Sala del Grillo, si deve ricorrere ad altri poteri di controllo, per ristabilire almeno il rispetto delle norme e delle regole. E, fra l’altro, arriva anche il momento in cui la Corte dei Conti chiede ai funzionari, e forse anche al Sindaco e ai consiglieri comunali, di pagare di tasca propria il danno erariale che con un poco di buon senso si poteva evitare.
Che la politica quindi si sia arresa a calcoli di parte, se non di bottega, è dimostrato dal fatto che i Verdi votano contro il “Sala Milano” e contro la demolizione di San Siro ma continuano a stare nella maggioranza, e a votare il loro marchese Sala del Grillo, come se fossero due vicende di scarso rilievo. La loro assessora Verde poi sta in Giunta come se niente fosse: pensa di risolvere il problema della sua permanenza in Giunta con qualche dichiarazione di stampo doroteo forlaniano, in cui fa finta di non essere d’accordo ma comunque non molla la poltrona di assessora.
Quando non si mette in primo piano il rispetto delle istituzioni e il primato degli interessi generali su quelli di parte, quando si baratta la dignità del ruolo con il posto e l’incarico, quando il carrierismo prevale su ogni altra considerazione politica, sono tempi grami.
“‘Tis the times’ plague, when madmen lead the blind.”
È la piaga dei tempi quando i mentecatti guidano i ciechi
(Shakespeare – Re Lear, atto IV, scena I)
Luigi Corbani
Milano 28 aprile 2025
