“A nome dei pazienti affetti da neurofibromatosi e dei tanti pazienti seguiti ogni anno dalla struttura di Laserterapia all’Istituto nazionale dei tumori (INT) esprimiamo la nostra preoccupazione per l’annunciata chiusura di un servizio unico nel suo genere in Italia. Rappresenta un rifermento per una patologia rara con risvolti drammatici e una eccellenza nel suo genere per competenza, accudimento e inclusione. Sorprende come il servizio sanitario regionale pubblico che offre prestazioni di alto livello per categorie di persone fragili ( sono tanti anche gli anziani con carcinomi della cute curati nella struttura) sopprima allo storico Istituto dei tumori una struttura caratterizzato da un lungo passato di efficienza e di cura che risponde a un bisogno reale di tante persone. Grazie per l’attenzione”
I rappresentati di questi malati sono stati poi ricevuti dalla direttrice generale dell’Istituto, che ha detto loro che non ci saranno problemi e che la loro dottoressa continuerà a seguirli. Ma allora perché ha soppresso la struttura?
Infatti, con un atto d’imperio la direttrice ha cancellato una piccola eccellenza, la laserterapia, messa in piedi dal niente 20 anni fa. Una struttura del servizio sanitario pubblico fondamentale per i meno abbienti, malati di neurofibromatosi e di malattie rare che è diventata un centro di riferimento nazionale, grazie alla titolare di questa struttura e alla sua squadra. Avere cinquemila prestazioni all’anno, avere il budget attivo e avere sviluppato un servizio con i medici di base per gli anziani fragili non conta nulla?
La Regione per non contraddire la Direttrice generale, di cui tutta la Rsu ha chiesto le dimissioni per incompetenza e cattiva gestione, ha avallato senza fare e farsi domande. A chi giova questa chiusura? Non certo ai pazienti del servizio sanitario pubblico.
Che favori si stanno facendo dentro e fuori l’Istituto? Non si stanno premiando le competenze, le capacità, l’impegno e la passione civile per il servìzio pubblico. ma le appartenenze politiche ideologiche. Si sta smantellando pezzo per pezzo, per favorire l’idea di un “salvataggio dell’Istituto” (ridimensionato) con il discusso trasloco a Sesto. Si spende una cifra folle per un trasloco demenziale e nessuno obietta che sono soldi pubblici, che potrebbero essere impiegati molto, ma molto meglio. Intanto bisognerebbe iniziare a sostituire la propaganda con la politica: la mancanza di fondi non giustifica che quelli spesi oggi siano usati come una greppia, sia ai Tumori che in tante altre situazioni.
E da quanto tempo la Regione non ha varato un vero POAS (Piano di Organizzazione Aziendale Strategico) regionale per definire la struttura organizzativa, le funzioni e le direttive di sviluppo delle Aziende Socio-Sanitarie Territoriali (ASST) e degli enti ospedalieri. Si è varato un mini Poas che ha lasciato alla dirigenza dei Tumori la possibilità di chiudere una struttura con il titolare, facendo finta che il titolare non c’era. E così chi ha dedicato, per una vita, impegno, passione, professionalità, dedizione al servizio pubblico viene cancellato via da una dirigenza arrivata da un anno da Meldola (Forlì). Sorgono alcuni interrogativi. Al Comune di Milano interessa solo che Inter e Milan rimangano a San Siro, e pensa che sia un bene che l’INT (Istituto nazionale dei Tumori) se ne vada e quindi sia possibile una altra mega operazione immobiliare a Città Studi? Il Poas ha anche il compito di adeguare l’offerta sanitaria ai bisogni dei cittadini. E chi ha detto che i cittadini non hanno bisogno della struttura di laserterapia? I medici, un dirigente, un assessore, il consiglio regionale, il Comune di Milano?
L’Istituto dei Tumori è un simbolo vero di Milano, creato con la cultura e l’impegno tipico di chi ha creduto nel servizio pubblico, nella ricerca, nella assistenza e nella cura dei più fragili e bisognosi: Ora una amministrazione comunale che ha avuto come sindaco Pietro Bucalossi non può non intervenire a difendere un patrimonio della città e dei milanesi. Secondo le leggi il Sindaco è la massima autorità sanitaria locale e deve far sentire la voce sua e del Comune per la pianificazione dei servizi sanitari e socio-sanitari per la tutela della salute dei suoi cittadini, attraverso la prevenzione, la cura e la riabilitazione. Ecco sarebbe bene che il Comune incominciasse a occuparsi della qualità delle prestazioni dei servizi sanitari in città.
Il Biondo
Venerdì 3 luglio 2026
