Far fare una legge di interpretazione di norme che sono state aggirate, con scelte edilizie e urbanistiche extra legem o contra legem, è stata una pessima idea, politica e giuridica. Anche perché di fatto è una nuova legge che rischia di scassare l’assetto urbanistico dei paesi e delle città italiane. Il fatto che tale misura legislativa venga chiamata “Salva Milano”, si presta anche a giochi di parole che, in modo scurrile, mettono però in evidenza che il fine di questa mossa è in primo luogo quello di salvare Sala e la sua Giunta, bloccando le inchieste della magistratura inquirente, contabile e penale. Peraltro la validità delle inchieste della Procura ha avuto conferme dal Gip e dal Tribunale del Riesame. E la Corte di Cassazione ha respinto la richiesta di un indagato di sospendere l’indagine in attesa della legge “Salva Sala rovina Italia”
Ora, è un grave errore politico la scelta del PD milanese e nazionale di affidarsi ad una intesa con il centrodestra per un condono che disincentiva i comportamenti onesti e responsabili, rispettosi delle norme vigenti e degli interessi generali e premia i comportamenti illeciti, illegittimi, illegali e abusivi. Sono questi ultimi il vero problema del blocco edilizio: gli abusi edilizi non sono mai la soluzione “semplificata” di una ordinata e giusta politica urbanistica. Se si lascia campo libero al più forte, al più spregiudicato, al più prepotente, ne va di mezzo la dimensione sociale della urbanistica, a scapito dei ceti più svantaggiati, più deboli e più bisognosi di una corretta ed equa gestione del territorio.
Mai dimenticarsi che la città non è fatta di cemento, ma di cittadini, di persone che vivono, lavorano, studiano, producono valore aggiunto materiale e immateriale in quella dimensione delle convivenza civile e sociale, creata da cittadini consapevoli di un giusto equilibrio umano, ideale, culturale, economico. La emarginazione o il degrado non sono malattie ineluttabili di tutte le grandi aree urbane: sono il sintomo e la espressione di politiche che hanno messo ai margini della città e della società individui, comunità, quartieri, politiche che non hanno saputo integrare le persone in una composizione sociale, abitativa, economico e culturale che prende il nome di città. Degrado edilizio, urbanistico chiama degrado sociale; emarginazione sociale chiama isolamento e violenza come reazione, invidia dell’emarginato contro tutto ciò che è diverso dalla sua dimensione quotidiana fatta di povertà di linguaggio, di relazioni, di cultura e di ideali. Ed è qui che sta il compito delle forze politiche, stare sul territorio e cercare di interpretare e guidare il malcontento nato dalla condizione di “ghetto” verso il senso della comunità aperta e solidale. Ed in questo l’azione del Comune dovrebbe essere decisiva per creare il “bello” del vivere a Milano, nel centro come nella periferia come nella cintura metropolitana.
Una unificazione che non significa appiattimento o omologazione, ma significa dare dignità ad ogni componente del pluralismo sociale, civile, culturale della nostra comunità. Una politica riformista deve considerare prioritario creare il senso di dignità, di rispetto, di orgoglio di vivere in una città “giusta”, con opportunità per tutti. Non vi è sviluppo economica e sociale, né crescita civile e culturale quando si tollera che per “semplificare” si aggirino leggi e norme: la città diventa una giungla.
Non affrontare un serio confronto con la cultura urbanistica milanese, espressione di una lunga e importante tradizione accademica, è un altro errore. Continuare poi a fare appelli alla approvazione così come è di questo “Salva Sala”, anche con minacce politiche, non aiuta ad affrontare la questione né politicamente né nel merito di un eventuale riordino della materia in tema di ristrutturazioni, di risparmio di suolo e di spazio, e di una obbligatoria e adeguata dotazione di servizi pubblici, dopo decenni di politiche di “monetizzazione” e di consumo massiccio di suolo, senza piani di verde, di servizi e di edilizia economica e popolare. Per quindici anni non si sono adeguati gli oneri di urbanizzazione (con pefrdite di miliardi per le casse comunali) e solo l’altro ieri (6 dicembre 2024) di sono aggiornati (in modo del tutto insufficiente) i valori delle aree per le monetizzazioni. Basti dire che per la zona San Siro, Ippodromo, Caprilli, Monte Stella la monetizzazione è 615,22 euro al Mq. (minimo) oppure 703,11 euro al mq. (massimo).per questo tutta l’area attorno allo Stadio sarebbe valutata meno di 200 milioni per 280.000 mq. E oggi si propone con il nuovo Piano generale del Territorio di chiudere le stalle dopo che i buoi sono scappati, e offrire spazi alla edilizia sociale, dopo l’assalto della edilizia libera sui milioni di metri quadrati delle aree ferroviarie. E il tutto per di più senza alcuna visione metropolitana
Il PD di fatto si è messo da solo nelle mani del centrodestra, che a questo punto può giocare come il gatto con il topo e sistemare alcuni conti interni con chi ha cercato, a scapito degli altri partner, accordi con Sala o con i fondi immobiliari
E per di più il testo attuale del “Salva Sala”, ammesso che venga approvato così com’è dal Senato (cosa di cui è lecito dubitare) andrà incontro a ricorsi davanti alla Corte Costituzionale, che allungheranno ancora più i tempi, con buona pace di chi invoca questa legge per sbloccare cantieri “sub iudice”, di nome e di fatto.
Ma la vera questione che si dovrebbe porre la maggioranza di Palazzo Marino è che tutta questa vicenda potrebbe e dovrebbe essere risolta dal Comune, con umiltà e saggezza, con gli strumenti che la legge gli assegna già e con una iniziativa politica che utilizzi le norme “Cartabia”.
Sta al Comune sbrogliare la vicenda, senza invocare leggi che scassano il Paese.
Infatti la legge esistente prevede che il Comune possa ritirare i provvedimenti illegittimi, o gli atti contestati dalla Procura, riformularli secondo la lettera della legge, ricalcolando oneri e monetizzazioni e proporre agli imprenditori la soluzione con i titoli urbanistici corretti. E nei casi richiesti dalla legge proporre al Consiglio Comunale i piani attuativi conseguenti.
Perché non utilizzare appieno le leggi esistenti che consentono alla pubblica amministrazione di rimediare agli errori commessi? E altresì perché non trovare l’intesa con la Procura per trovare forme di “giustizia riparativa”, che consenta una “celere definizione dei procedimenti giudiziari” come dice il testo della legge Cartabia ? Questo sì, che sarebbe un vero “modello Milano” in cui ogni ente e istituzione nella reciproca autonomia di competenze opera per una soluzione rapida e giusta dei problemi.
Questa è la strada principale. Invece di dichiarazioni allarmistiche e di uscite disperate, con chiamate di correità, c’è bisogno di gruppi consiliari che tornino a fare politica, e l’interesse generale, per un ordinato sviluppo della città. Non si può consegnare il destino di Milano ai fondi immobiliari, finanziari e speculativi: se passa la legge del più forte, la città perde per sempre la sua identità. Per dirla con Salvatore Veca, “La nuova Milano deve sorgere da un rinnovato contratto sociale con la natura. Il contratto sociale deve definire i principi di giustizia ambientale, che a loro volta coincidono con i principi di giustizia sociale…”
“La colpa, caro Bruto, non sta nelle stelle, ma in noi stessi” “Buona notte, e buona fortuna”
Luigi Corbani
(venerdì 3 gennaio 2025)
