Il marchese è alla disperata ricerca di una collocazione e si lancia quindi nelle autocandidature. Visto che nessuno gli offre alcunché – perché dopo averlo visto all’opera, lo evitano, non considerandolo né un bravo manager né un lucido politico, né un valido amministratore pubblico – non gli rimane che infierire sul PD.
Il bluff dell’autocandidatura
Dopo aver svenduto il patrimonio pubblico, prosciugato le casse comunali con operazioni edilizie a scapito del Comune e a favore degli immobiliaristi rapaci, abbandonato la città e i milanesi a se stessi, ha costretto il PD a votare un ordine del giorno per la sua faccia, non certo per sbloccare la edilizia a Milano. Adesso si candida, da se medesimo, alla Regione e lancia in politica il fantasma di Gabrielli (a cosa è servita la nomina a superconsulente di Gabrielli?).
Pensate che accoppiata, Gabrielli a Milano e il marchese Sala in Regione ! Ma coraggio, il “Corriere”, depositario delle volontà del marchese Sala del Grillo, ci ha detto che non è vero, non si candida in Regione, ma chiede solo chiarezza al Pd: ovvero di votare quello che dice lui!
In sostanza, il marchese ha fatto il bluff per costringere il PD a fare quello che vuole lui. Pare che il PD si sia arrabbiato della autocandidatura, lui allora fa finta di fare marcia indietro, e in cambio vuole “fedeltà” a lui da parte del PD. E quelli, almeno a Milano, gliela danno, a occhi chiusi.
Il Corriere però ci conferma che il marchese con tanta narcisistica presunzione si proclama come unico interprete del “Nord” capace di riportare alla vittoria, dagli Appennini in su, il centrosinistra.
Con tipico egocentrismo patologico, dimentica che senza il PD non sarebbe mai stato all’Expo né sindaco di Milano, e che senza il PD non andrebbe da nessuna parte: può dare fastidio al PD, ma senza PD lui è un uomo morto politicamente. Ma siccome ha bisogno di stare tutti i giorni alla ribalta, spinto dai suoi malaccorti consiglieri, si è lanciato a rompere gli equilibri interni al Pd, che prevedevano Majorino al Comune e Del Bono alla Regione. Salvo poi ritrattare.
Naturalmente queste uscite del marchese sono registrate “con partecipazione” dai giornali “di informazione”. Una volta si chiamavano così, quelli che erano i cani da guardia della democrazia contro gli abusi del potere, e che oggi a Milano sono i cani di compagnia del marchese Sala del Grillo.
Lo sciopero dei mezzi pubblici e il silenzio del marchese
L’altro giorno (13 febbraio 2025) su “Oggi”, Aldo Grasso ha scritto che “Sembra di vivere in un perenne ballo in maschera, dove tutti esagerano nel travestimento per farsi notare. Pare siano scomparsi le buone maniere, il senso del proprio limite, il rispetto per gli altri, l’educazione civica, persino un pizzico di doverosa ipocrisia. In una parola, c’è in giro una dolorosa mancanza di buona educazione.”
E francamente mi aspettavo che i giornalini biasimassero la assenza di educazione istituzionale e la mancanza di educazione civica del marchese che non è andato in Consiglio Comunale ma è andato a Roma a “Otto e mezzo”.
Un corsivo, un commento, un editoriale ? Niente di niente. E così mi aspettavo che dopo lo sciopero dei mezzi pubblici di venerdì, i giornalini chiedessero all’amministratore delegato dell’ATM e al Sindaco qualcosa sulla denuncia di privatizzazione dei servizi ATM, mentre si pagano centinaia di milioni per operazioni senza senso a favore dei privati (di M4 e presto anche di M5 ) e si sprecano milioni di euro a Parigi per partecipare a gare senza senso e che vengono perse. “Repubblica” ha messo, con richiamo in prima pagina, un articolino in taglio basso a pagina nove, dominata dal “bianco” (neve e grandine). L’autore, Simone Bianchin, ha però avuto modo di scrivere che “L’evidente adesione dei lavoratori «dimostra chiaramente un malessere diffuso contro, ad esempio, la liberalizzazione, privatizzazione e gare d’appalto dei servizi attualmente gestiti dal gruppo Atm, contro il progetto “Milano Next”, per la trasformazione di Atm Spa in azienda speciale del Comune di Milano e il conseguente affidamento diretto in house dei servizi, nonché per la loro gratuità» dice il sindacato. Chiedono pulizia, igienizzazione e sanificazione delle vetture e degli ambienti, tutela della sicurezza dei lavoratori più esposti ad atti aggressivi, aumento di 150 euro netti per tutti i lavoratori. Alcuni delegati del sindacato Orsa Atm aggiungono: «Affrontiamo una situazione economica sempre più difficile. Le paghe sono ferme da anni, nonostante il costo della vita a Milano sia in costante aumento e l’inflazione sia alle stelle. La mancata certezza sul rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro aggiunge ulteriore precarietà».”
Il “Corriere della Sera” è riuscito nell’impresa di non dire nulla di uno sciopero riuscito, dopo tanto tempo. E la chiamano informazione.
Il silenzio dei “giornalini”
Dopo un Consiglio Comunale, surreale, in cui il protagonista della sceneggiata non compare, sui giornalini neanche una riga che richiamasse il marchese a un maggiore rispetto delle istituzioni. No, è dato per scontato che il Sindaco non vada in Consiglio comunale e che vada in tv a Roma. Almeno commentare le sciocchezze che ha detto, da amministratore impreparato: neanche quello. E forse questo appiattimento sul marchese è anche un potente incentivo a non comprare i giornalini?
Il “Corriere della Sera” a livello nazionale vende 112.409 copie cartacee (dicembre 2024 – fonte Prima Comunicazione) perdendo 11.277 copie da dicembre 2023. Repubblica vende 60.705 copie cartacee, meno 9.439 rispetto a dicembre 2023.
Sommando le copie cartacee e quelle digitali il Corriere nel dicembre 2024 ha avuto una diffusione di 225.558 unità (meno 2.554 rispetto a novembre 2024). Repubblica 122.368 (meno 17.876). E pensare che gli abbonamenti digitali te li tirano dietro.
Impreparato o bugiardo?
Comunque il marchese è andato a “Otto e mezzo” a dire che con il “metodo Milano” non ci sono danni per le casse comunali e due cari amici (esperti di diritto e di diritto urbanistico) mi hanno segnalato la impreparazione o le bugie del marchese:
- La l.r. Lombardia 12/2005 prescrive (art. 48, comma 6) che per gli interventi di ristrutturazione edilizia (…) gli oneri di urbanizzazione, se dovuti, sono riferiti alla volumetria o alla superficie interessata dall’intervento, a seconda che si tratti rispettivamente di edifici a destinazione residenziale o diversa dalla residenza. Gli oneri sono quelli stabiliti per gli interventi di nuova costruzione, ridotti del 60%, salva la facoltà per i comuni di deliberare ulteriori riduzioni.
- Sempre la l.r. Lombardia 12/2005 prescrive (art. 48, comma 6) che per gli interventi di ristrutturazione edilizia, nonché per quelli di demolizione e ricostruzione, anche con diversa sagoma, o anche per quelli di ampliamento mediante utilizzo di premialità dei diritti edificatori, il costo di costruzione è determinato in relazione al costo reale degli interventi stessi, così come individuato sulla base del progetto presentato e comunque non può superare il 50 per cento del valore determinato per le nuove costruzioni …Nei casi in cui, per gli interventi di cui al precedente periodo, sia prevista, in luogo del contributo relativo al costo di costruzione, la corresponsione del contributo di cui all’articolo 19, comma 1, del d.p.r. 380/2001, il contributo stesso, limitatamente alla relativa componente riferita all’incidenza delle opere necessarie al trattamento e allo smaltimento dei rifiuti solidi, liquidi e gassosi, è dovuto in misura pari al 50 per cento del contributo stabilito per le nuove costruzioni.
- L’art. 17, comma 4-bis, del DPR 380/2001 prescrive che al fine di agevolare gli interventi di rigenerazione urbana, (…) di ristrutturazione, nonché di recupero e riuso degli immobili dismessi o in via di dismissione, il contributo di costruzione è ridotto in misura non inferiore del 20% rispetto a quello previsto dalle tabelle parametriche regionali. I comuni hanno la facoltà di deliberare ulteriori riduzioni del contributo di costruzione, fino alla completa esenzione dallo stesso.
Come si vede, le perdite per le casse comunali in questi anni e nel futuro (se passa il “salva Sala”, per cui tutto diventa ristrutturazione, ovunque ) saranno rilevanti con il rischio anche che in tanti Comuni italiani si aprano dei contenziosi tali per cui i costruttori chiedono indietro le somme che avevano versato, prima del “Salva Sala”. Ma a “Otto e mezzo” il marchese ha confermato, come minimo, che non sa nulla di amministrazione pubblica.
Il socialismo del XXI secolo, secondo il marchese
L’ultima volta che avevo visto il marchese Sala del Grillo a “Otto e mezzo” dalla Gruber era il 3 giugno 2020 (durante la pandemia): presentava il suo libro, un caposaldo della cultura politica mondiale, che naturalmente “Repubblica” di Milano non si era fatta sfuggire e così aveva pubblicato un ampio estratto “della prefazione da lui firmata” (c’era bisogno di affermarlo? NdR) : “una nuova forma per il socialismo del XXI secolo con una diversa idea della politica, del governo, del mondo, insistendo sulla necessità di una connessione tra le grandi città mondiali.”
Dal socialismo del XXI secolo, con grande sprezzo della coerenza, – dopo essere passato dai verdi europei, al centrino di Di Maio – l’altra sera a “Otto e mezzo”, è andato a offrirsi come l’uomo del centro, «Il cosiddetto centro è già occupato oggi e sarebbe da presuntuosi dire arrivo io, io non voglio comandare, voglio dare il mio contributo».
Che bisogna aveva di dire “non voglio comandare” ? Nessuno, ma siccome “comandare” è nella sua natura di marchese Sala del Grillo, ha dovuto cercare di precisare che “vuole dare il suo contributo”.
La maleducazione istituzionale
Ripeto nessuno gli offre nulla , e lui deve trovare una collocazione adeguata al suo ego, a livello politico nazionale e piuttosto che niente si fa andare bene anche la Regione,
Ma poiché di politica non capisce nulla, ed è affetto da un egocentrismo smisurato, lui pensa di fare quello che vuole. E intanto per andare ad offrirsi sul mercato politico nazionale, ha abbandonato i suoi soldati in trincea. Non ha mai discusso con la maggioranza di Palazzo Marino del “Salva Sala”, né di come uscire dal pasticcio delle “semplificazioni” abusive e degli illeciti edilizi, ma pretende assoluta fedeltà e obbedienza dalla sua maggioranza, e dal PD in particolare. E così ancora una volta ha dato il meglio di sé: “ io so io, e voi non siete un cazzo” e dovete fare quello che dico io. Invece di andare in Consiglio Comunale se ne è andato dalla Gruber a Roma. Il che costituisce una offesa al Consiglio comunale, alla istituzione – per cui la sua maggioranza chiederà il voto ai cittadini alle prossime elezioni, dove lui non ci sarà – e, cosa ancora più grave, un insulto ai cittadini milanesi che credono nella istituzione. Ma siccome lui pensa di essere tutto, perché è stato eletto dal popolo a fare il “sindaco” – a lui poi non interessa che sia stato eletto solo da un milanese su quattro, a lui basta comandare – non va in Consiglio Comunale anche quando pretende un “signorsì” “Però vorrei vedere uno schieramento abbastanza compatto rispetto a quelli che mi sostengono.”
È proprio un fenomeno! A livello nazionale ha spinto il PD nelle braccia del centrodestra, rompendo il “campo largo” con Verdi, Sinistra e 5S; a livello milanese ha spinto il PD a rompere con i Verdi e a perdere pezzi della maggioranza; e adesso non contento si è messo a rompere le uova nel paniere al PD milanese e lombardo. Ma il PD è contento del suo “cesare” e non si accorge dei danni che il marchese arreca alla sinistra e alla città.
“La colpa, caro Bruto, non sta nelle stelle, ma in nio stessi” “Buona notte, e buona fortuna”
Luigi Corbani
(domenica 16 febbraio 2025)
