Una carissima amica mi ha mandato un messaggio che è politicamente molto puntuale: “ Qualche giornale ha percepito il senso “marziano” della presenza schleiniana alla Festa dell’Unità. Mi era sfuggito il contesto. Una che va a parlare in inglese con una neozelandese e un’ungherese al Corvetto è la perfetta rappresentazione del contatto con la realtà del Pd e della sua segretaria: parliamo di ciò che è lontano, in modo incomprensibile ai più, perché di ciò che è vicino non siamo in grado di occuparci. Come ha spiegato benissimo Nadia Urbinati dopo la vittoria di Trump: “La sinistra ha continuato a parlare di principi (in Italia sono ondivaghi pure su quelli), la destra ha parlato di bisogni”. Dalle nostre parti anche quando il Pd parla di bisogni (hanno scoperto la sanità), continua a farlo enunciando principi. Ovvero, molto spesso, aria fritta. Vedi le stronzate surreali sparate da Capelli sullo stadio.”.
La mia amica si riferisce a queste dichiarazioni: “Decideremo sulla basi di alcuni indicatori come per esempio la coerenza con quanto il Consiglio comunale ha indirizzato negli anni, la centralità dell’interesse pubblico, un ruolo di forte regia pubblica, la tutela del territorio , la presenza di clausole antidoto alla speculazione finanziaria, quantità e qualità del verde, eventuali costi di bonifica”.
In sostanza, parole al vento, visto che a San Siro invece di riqualificazione, ristrutturazione e rigenerazione urbana si parla di demolire e fare nuove costruzioni con un abnorme consumo di suolo, di proprietà pubblica messa a disposizione dei privati. E ogni richiesta avanzata il 22 dicembre 2022 da un ordine del giorno scritto da Barberis e Ceccarelli in collaborazione con Tancredi, Bonomi (per il Milan) e Van Huuksloot (per l’Inter) si tradurrà nel niente assoluto: tutto l’impegno si ridurrà a cercare di diminuire le spese a carico del Comune per il tunnel Patroclo, per le macerie e le bonifiche. Tutte cose volute dai due fondi americani senza che il Comune avesse mai tentato di difendere il suo bene e di ammodernarlo, come prevedeva la legge. Siamo al delirio: il Sindaco chiede soldi per i privati, per strutture usate per le Olimpiadi, ma che rimarranno private e non chiede soldi per il Meazza. Firenze li chiede per ristrutturare il suo stadio, Milano no. E comunque Milano poteva e può ammodernare il suo stadio senza costi per le casse comunali, usando gli strumenti urbanistici a sua disposizione.
Intervengono in tanti sui fatti di Milano, ultimo in ordine di tempo il ministro Abodi. E la Schlein silenzio assoluto, segno di non conoscenza di Milano. E siccome non ha detto neanche una parola di sostegno a Sala e alla giunta milanese, è anche il segno di una sfiducia profonda nel PD milanese. Perché mentre la marziana (a torto o a ragione) sta perseguendo il campo largo per le elezioni regionali e nazionali, a Milano Sala e il PD rompono con i verdi, con i 5 stelle (non presenti in consiglio comunale, ma alleati del PD nelle ultime regionali) per cercare voti a destra onde compensare i voti mancanti del centrosinistra. E adesso fanno finta di aver dimenticato che per un anno hanno cercato di far passare il “salva Milano” contro verdi, sinistra e 5S con i voti del centrodestra. E cinque giorni dopo che il gruppo dirigente milanese e lombardo del PD, rompendo anche la unità del gruppo consiliare di Palazzo Marino, ha fatto votare un documento di plauso e sostegno incondizionato del “Salva Milano”, Sala ha abbondonato la partita, vista la sollevazione nazionale dello stesso PD nazionale, che ha spiazzato anche il partito milanese. Una doppia figura di palta per il PD milanese.
E adesso la storia si ripete sulla vicenda San Siro, con la rottura con i verdi, con una parte dei consiglieri comunali del Pd e del centrosinistra. E Sala, che con la politica ha litigato sin da bambino, prima personalizza “per la sua dignità personale” e mette come condizione per rimanere che la sua maggioranza approvi la “rapina di San Siro” poi con una giravolta, indegna e indecente, cerca di svuotare di significato politico la vicenda e molla la patata bollente ad una che non sa niente e che dovrebbe coprire il gioco affaristico combinato da sei anni da Sala e Malangone. Costui viene depotenziato dallo stesso Sala, pronto a sacrificarlo come ha fatto con Tancredi, ma lo scaricabarile è talmente vistoso che nessuno è disposto più ad andare in soccorso. Il centrodestra scottato dal “Salva Milano”, è ben consapevole che comunque votando la delibera su San Siro, salverebbe la faccia di Sala.
E la cosa assurda è che il gruppo dirigente del PD milanese si trova da solo, contro tutti e in compagnia di Scaroni e Catella, di Abodi e Simonelli, di De Siervo e di Marotta.
Viene spontaneo chiedersi quale è la base sociale del PD: i fondi americani, i fondi immobiliari, i fondi speculativi, bancari e assicurativi o i cittadini milanesi che imprecano ogni giorno contro le disfunzioni del Comune. Un Comune che ospita le Olimpiadi in una città che non ha un palazzo del ghiaccio, che ha solo tre piscine aperte nel perso estivo, che vuol demolire lo stadio della cerimonia inaugurale, che spende sette milioni e mezzo per fare una strada provvisoria che verrà distrutta il giorno dopo la conclusione delle Olimpiadi. E l’elenco sarebbe lungo.
E in casa di un partito disperso in correnti e in correntine, non ci si rende conto dello sgretolamento politico, amministrativo e sociale, di cui le indagini della Procura sono solo l’evidenziatore. Occorre uno scatto di coraggio e di autonomia politica per salvare la sinistra dalla disaffezione di molti che non andranno a votare, perché delusi dalla sinistra.
Se il PD a Milano vuole evitare una lenta ma inesorabile agonia e non consegnare la città alla destra, non ha che una strada: togliere di mezzo la vicenda San Siro. Tanto Sala ha detto che non si dimette neanche se lo sconfessano su San Siro. È un manager tutto d’un pezzo, il marchese Sala del Grillo, che comunque una eventuale sconfitta su San Siro la scaricherà su qualche funzionario comunale a lui vicino, come Malangone.
“La colpa, caro Bruto, non sta nelle stelle, ma in noi stessi” “Buona notte, e buona fortuna”.
Luigi Corbani
Lunedì 16 settembre 2025
