Consumo di suolo, di spazio e di tempo, mentre il “Salva Sala Rovina Italia” approda al Senato.
Il discorso di Monsignor Delpini e le proposte del CCL
“Alla riscossa”
Una volta il Comune riformista era con i lavoratori e con il popolo alla riscossa. Adesso – leggo un comunicato dell’ ufficio stampa del Comune – l’assessore Conte partecipa a un convegno con “gli immobiliaristi alla riscossa”: “la capitale immobiliare carica la molla per ripartire dopo il blocco legale e politico”.
La legge è appena arrivata al Senato e già sono caricati a molla,: evvai, avanti o immobiliaristi alla riscossa! Viva l’interpretazione per cui ogni intervento è ristrutturazione, ma senza agevolazioni fiscali (precisa Giorgetti) , e si può costruire ovunque e comunque senza il fastidio di limiti e standard urbanistici. Ce l’hanno con la Procura, per il “blocco legale”, ma francamente non ho capito dove sta il “blocco politico”, visto che l’inciucio tra PD e FDI, Lega, FI, e Noi moderati era in atto da quando il marchese Sala del Grillo ha invocato il “Salva Sala Rovina Italia”.
E il marchese Sala del Grillo e la sua maggioranza (in primis il Pd) sono talmente impegnati da sostenere un provvedimento legilsativo che produce “Le mani (libere) sulla città” come ha scritto su “Domani” il docente di urbanistica e presidente del gruppo Roma futura di Roma Capitale, Giovanni Caudo, che ha anche lanciato un appello al PD di Schlein: “…mi aggiungo a quanti chiedono in tutta Italia, a partire da alcuni colleghi del Politecnico di Milano, di fermarsi, per guardare veramente al futuro.Non può esserci una città dove si tutelano i diritti delle persone se lo spazio fisico è lasciato al più ricco, al più arrogante, al fare comunque e dovunque. Una città non è fatta solo di case, forse è il caso di ribadirlo”.
30 case ai lavoratori e il consumo di suolo
Nello stesso giorno l’ufficio stampa del Comune annunciava in pompa magna con dichiarazioni entusiaste “Assegnati al Gruppo A2A trenta alloggi popolari comunali sfitti, da rinnovare” Bardelli: “Iniziativa che contiamo di replicare. Scelta di grande responsabilità sociale da parte delle aziende attuatrici” Ghilardi: “Prosegue l’impegno per contribuire a migliorare la vita dei nostri colleghi”
Caspita che notiziona: 30 alloggi, dicasi 30 alloggi ! Il progetto “Casa ai lavoratori”! Perbacco. Una cosa sconvolgente, visto che da un trentennio le amministrazioni comunali di centrodestra e di centrosinistra non hanno mai applicato la legge 167/1968, tuttora vigente, che prescriveva che “I Comuni con popolazione superiore ai 50.000 abitanti o che siano capoluoghi di Provincia sono tenuti a formare un piano delle zone da destinare alla costruzione di alloggi a carattere economico o popolare nonché alle opere e servizi complementari, urbani e sociali, ivi comprese le aree a verde pubblico.”
E pensare poi che la legge regionale 12/2005 prevede che “Il governo del territorio si caratterizza per la pubblicità e la trasparenza delle attività che conducono alla formazione degli strumenti; per la partecipazione diffusa dei cittadini e delle loro associazioni; per la possibile integrazione dei contenuti della pianificazione da parte dei privati; per la riduzione del consumo di suolo, la rigenerazione territoriale e urbana; per la sostenibilità ambientale e, in particolare, il risparmio di risorse territoriali, ambientali ed energetiche e il riuso di materia in un’ottica di economia circolare.”
Dal 2006 al 2023 a Milano è stato consumato suolo per 302,67 ettari, ovvero per 3 milioni 26 mila 700 metri quadrati: solo nel 2022-2023 sono stati consumati 14,76 ettari. Così che il suolo consumato a Milano è pari a 10.686,31 ettari pari al 58,72% di tutto la superficie di Milano (18.158,76 ettari). Neanche un metro qadrato di suolo in questi anni è stato destinato alla “edilzia economica e popolare” e per di più, oltre a consumare suolo, si è andati sempre più in alto, costruendo grattacieli anche sulla superficie di una cabina telefonica.
“Il benessere delle nostre persone è per noi un valore fondamentale” ci spiega un tal Ghirardi “Direttore People and Transformation di A2A”. Siccome non so cosa sia “People and transformation”, quando usano queste definizioni o deve essere una cosa molto importante oppure una grande fregatura.
Le case popolari sfitte
Ma sapete che a Milano ci sono 16.423 appartamenti di case popolari sfitti? La situazione delle case popolari gestite da MM, per conto del Comune, è questa: 1.089 case attualmente sfitte; 3.962 case senza inquilini per carenza manutentiva; 336 case destinate a “valorizzazione” o vendita; 672 alloggi liberati da occupazioni abusive nel 2023.
Con 6.059 case popolari, al ritmo di 30 abitazioni a settimana da affidare ad aziende e cooperative per la ristrutturazione, ci vogliono 4 anni per smaltire tutto.
Siamo al classico cucchiaino per svuotare il mare, che diventa un oceano se consideriamo anche le case popolari gestite da Aler Milano, 10.364 case sfitte: 333 case libere; 3.735 case sfitte per carenze manutentive; 2.516 case in attesa di ristrutturazione imminente; 775 case in fase di “valorizzazione” o vendita; 1.399 case recuperate dopo sfratti; 1.606 alloggi liberati nel 2023.
“La città è stanca”
Chissà cosa hanno pensato il marchese Sala del Grillo, Tancredi Catella, e Bardelli Case, quando hanno sentito l’arcivescovo dire: «La città è stanca delle case abbandonate al degrado, del consumo avido del suolo, delle aree inutilizzate, delle case che potrebbero ospitare persone e che sono invece vuote» «La politica si presenta come una successione irritante di battibecchi», di fronte ai problemi concreti. «La città è stanca dei turisti che l’affollano senza rispetto», dice l’arcivescovo dopo aver sottolineato che i turisti in sé non sono affatto un male, anzi, salvo che «invadono le case con passaggi rapidi e la spopolano di residenti» Poiché fanno aumentare i prezzi, le case in affitto a medio e lungo termine diventano inaccessibili.
L’arcivescovo ha detto 45 volte “stanca” e 11 volte “stanchezza” a proposito della città e dei milanesi.
L’immobiliarista Cottarelli e lo studio di Alessandro Maggioni
E davvero siamo stanchi anche dei pifferai che suonano, spero per loro, ben retribuiti, musiche stonate, rimettendoci anche la faccia. Penso all’esimio Cottarelli, pagato da Aspesi (Associazione Nazionale tra le Società di Promozione e Sviluppo Immobiliare, aderente a Confedilizia), Assimprendil Ance, Confindustria Assoimmobiliare, per dimostrare la non sostenibilità economica dell’inserimento di quote di Edilizia Residenziale Sociale (ERS) nel nuovo PGT.
Per fortuna che in questa città non c’è il pensiero unico come vorrebbe il marchese Sala del Grillo, ma ci sono persone che sanno pensare e fare i conti. E studiano, a differenza del marchese. L’architetto Alessandro Maggioni, urbanista e presidente del Consorzio Cooperative Lavoratori di Milano ha elaborato un dossier molto, molto interessante dal titolo “l’iniquità dello sviluppo immobiliare a Milano: alcune considerazioni sulla necessità di regolazione e redistribuzione della rendita e sulla necessità dell’edilizia residenziale sociale/ERS”. Con questo dossier, vengono smontate tutte le tesi di Cottarelli, dimostrando con tre casi pratici che, con una quota di edilizia sociale residenziale anche in zone ad alto valore commerciale, il profitto (earning before taxes o EBT) è superiore a quello ipotizzato nella nota degli immobiliaristi.
Due pericolosi bolscevici?
Lo studio di Maggioni non è quello di un pericoloso bolscevico, contrario al profitto, ma quello di una persona che vorrebbe un capitalismo paziente, accorto, rispettoso. Come ha detto monsignor Delpini a Sant’Ambrogio
“La ricchezza onesta è una responsabilità sociale. È sapiente quel modo di intendere il profitto, conseguito con la collaborazione e la fatica di tutti, come una risorsa per ognuno, non solo come un dividendo per arricchire gli investitori.”
Non mi dilungo sui conti del dossier di Maggioni, realizzato per conto del Consorzio Cooperative Lavoratori (CCL) e della Cooperativa Libera Unione Mutualistica (LUM), ma credo che in Comune farebbero bene a far tesoro delle proposte:
“è necessario che per ogni operazione in cui vi sia edilizia libera, convenzionata ed eventualmente sociale, si presenti un Piano Finanziario dell’operazione unico. La trasparenza aiuta il mercato.
Non è vero che per avere case abbordabili a Milano sia necessario un supporto di denaro pubblico. Quello, laddove vi è un mercato vivo come nella nostra città, serve per l’edilizia economica e popolare. Il nostro studio dimostra, invece, che attuando una moderata regolazione dei processi, unita a una equa redistribuzione delle rendite – che restano comunque robuste – si può contribuire a realizzare case che possano rispondere maggiormente alle esigenze dei lavoratori e delle lavoratrici essenziali per Milano.
La città non è un hedge fund. La città è il luogo dove le persone vivono. Ed è interesse di tutti che possano vivere, per l’appunto. Non sopravvivere”.
I canoni di locazione e i prezzi di vendita crescono più dei salari e degli stipendi
Se qualche consigliere comunale del PD studierà il dossier di Maggioni, capirà forse che il compito del Comune di Milano non è quello di tenere conto degli azionisti finanziari (come vuole sempre fare il marchese Sala del Grillo) ma quello di avere un equilibrato sviluppo di una città con una politica riformista Tutelare le fasce più deboli dovrebbe essere il compito del Comune “di sinistra” in una città che nel periodo 2015-2021 ha visto crescere i prezzi medi di vendita degli appartamenti del 41%, i canoni di locazione del 22% mentre i redditi e le retribuzioni in media sono aumentati solo del 13% (le retribuzioni medie degli operai sono cresciute solo del 3% e quelle degli impiegati del 7%), Ampie fasce di lavoratori e di ceto medio sono state costrette a lasciare la città, aumentando così il tempo per gli spostamenti casa-lavoro, anche a causa della insufficiente rete di trasporti pubblici extraurbani. E la città in quindici minuti diventa una barzelletta elettorale, mentre il tempo di vita extra lavorativo diminuisce.
Ma del resto cosa volete da uno che pensa che fare il sindaco sia un lavoro, e che per di più non sa farlo , e pensa solo alle aziende e agli imprenditori.
Suggeriamo al marchese Sala del Grillo di mettere in pratica quello che ha proposto al mondo, alla nostra Milano e a ciascuno di noi: “Prima di parlare, studia”. E mi sa che deve studiare tanto la storia di Milano, almeno dal dopoguerra.
“La colpa, caro Bruto, non sta nelle stelle, ma in noi stessi” “Buona notte, e buona fortuna”
Luigi Corbani
(martedì 10 dicembre 2024)
