I suoi rendiconti elettorali sono pieni di omissis, cancellazioni come in un quadro di Emilio Isgrò, lui, il marchese Sala del Grillo, non c’entra nulla, sono i funzionari comunali. Solo che dopo avergli fatto notare che la dichiarazione “oscurata e censurata” è la sua, non cambia nulla: significa che lui non ha disposto che i funzionari comunali mettano in chiaro la sua dichiarazione.
Si aprono le inchieste su abusi edilizi (non due o tre, ma decine) e lui non c’entra niente: “se c’ero , dormivo”. Lui però non è il sindaco, ma un buon padre di famiglia, e per difendere i funzionari, vuole una legge nazionale che finisce per rovinare tutto il Paese. Nessun Comune ha mai chiesto una siffatta legge, in base alla quale si può costruire ovunque e comunque, e tutto è “ristrutturazione” (con vantaggi fiscali e oneri urbanistici ridotti) e senza mai far decidere, come da legge vigente, le assemblee elettive (che fanno perdere tempo, a detta del marchese). Ma lui l’ha chiesta per difendere i funzionari comunali dalle inchieste della procura contabile e penale, mica perché gli abusi li hanno fatti su indirizzi politici-amministrativi che venivano da lui.
No, anzi, lui non c’entra niente, poiché tali procedure “ultrasemplificate” (diciamo così) lui le ha ereditate dal suo predecessore. È vero che lui poteva cambiare quelle prassi, diciamo, leggermente abusive, un pò semplicistiche, per cui mettere a posto il bagno di casa e costruire un grattacielo era la stessa cosa: bastava una Scia. Costruire un palazzone di 80 metri era la “semplice” ristrutturazione di un piccolo magazzino di un piano. Se poi il palazzone veniva costruito in un cortile, meglio ancora. E volete che lui blocchi questa sfavillante crescita economica, questa attrattiva e seducente occasione per i fondi immobiliari e speculativi ? Sono i malvagi magistrati che bloccano lo sviluppo, e poi costoro sono talmente maleducati che si mettono a guardare nei conti del Comune: e si permettono, con cattivo gusto, di fargli notare quanto il Comune ha perso per queste pratiche edilizie “attrattive” e per le cifre irrisorie delle monetizzazioni delle aree e degli oneri di urbanizzazione non aggiornati per quindici anni.
Naturalmente lui non c’entra nulla, è solo un bravo padre di famiglia che difende i suoi “funzionari” che conosce nome per nome e sa quanto lavorano. Ed è disposto a dimettersi se non passa la legge “Salva Sala”, così come è stata approvata dalla Camera con una maggioranza “anomala”: il destra centro più il PD. Il quale ultimo ha trasformato il campo largo in un camposanto, abbandonando verdi, sinistra e 5 stelle, per mettersi nelle mani di Salvini e La Russa. Ma siccome il padre di famiglia non sa cosa sia la politica, continuando a minacciare le dimissioni, suscita nel destra centro la convinzione di non fargli nessun regalo e di aspettare quindi le sue dimissioni.
Perché lui è un manager che “ragiona con la sua lunga esperienza imprenditoriale e finanziaria” e che “da quando ha fatto politica, si è sentito profondamente ed esclusivamente politico” , dichiara lui. Ma forse non ha ancora capito che la politica non è fuga dalle responsabilità. Se cadono i rami, la colpa è del vento, mica della scarsa manutenzione. Se la città non è sicura, in fondo è così in tutte le grandi città. Se bruciano sei poveri anziani nella casa di riposo di proprietà comunale (e quindi con manutenzione straordinaria a carico del Comune), lui non c’entra niente.
Lui ha venduto tutto, il Pirellino, via Statuto, il palazzo dello Sport, ecc: venderebbe anche Palazzo Marino, se potesse. Ma quando c’è da rilevare – per 238 milioni, da Webuild e Hitachi – un pacchetto di minoranza di una società di cui Comune e Atm hanno già il 70%, si dà da fare in un baleno, e nel giro di 24 ore completa l’operazione. Poi, un anno dopo, per rifinanziare il debito con un fido fino a 398 milioni, mette insieme un pool di 9 banche, ma non dichiara il costo dell’operazione e i compensi pagati ai circa 30 advisor impegnati nella trattativa.
Per San Siro è da quasi sei anni che cerca di soddisfare le aspettative dei due fondi americani perché lui “sa che la politica non può dettare sempre le regole” e che ”l’interesse pubblico deve fare i conti con la sostenibilità economica di chi è proprietario delle due squadre milanesi”.
E per fortuna che fa le ferie come se Milano fosse una azienda, che chiude quindici giorni a Natale e un mese ad agosto, e quindi, compresi i fine settimana, per almeno 150 giorni non fa danni.
Shakespeare aveva visto giusto (Re Lear, atto IV, scena I):“‘Tis the times’ plague, when madmen lead the blind.” “È la piaga dei tempi quando i mentecatti guidano i ciechi.”
Il Biondo
(giovedì 9 gennaio 2025)
