Il marchese Sala del Grillo e il suo braccio destro “Tancredi Catella” sono in attesa del “Rovina Italia” e già questa è una manifestazione di responsabilità politica: ovvero le scelte urbanistiche e le pratiche edilizie di Milano erano extra legem, quando non erano contra legem. Hanno bisogno di una legge nazionale per tentare di chiudere la partita con la Procura di Milano, la quale ha avuto più volte conferme della giustezza della sua azione dal Tribunale del Riesame. Una legge che farà danni su tutto cil territorio nazionale: per salvare Sala e dintorni, si rovina l’Italia.
Ora è evidente che questa mossa legislativa serve al marchese e al suo braccio destro anche per tranquillizzare i dipendenti che hanno eseguito le determinazioni, le circolari dirigenziali che rispondevano all’indirizzo politico impresso da chi governava Palazzo Marino, e di conseguenza l’urbanistica a Milano. Molto spesso i funzionari inquisiti (a meno che ci siano casi individuali di dolo, di corruzione o di concussione) rispondevano ad indirizzi che dava la “commissione paesaggistica” nominata dal Sindaco e che quindi agiva per diretta emanazione del potere sindacale. Ed è questa commissione che è entrata nell’occhio del ciclone, anche per il sospetto di traffici di influenze illecite. Ovvero un combinato disposto di commissione e funzionari poteva privilegiare il progetto di un architetto, piuttosto che di un altro. Spesso un progetto viaggia spedito e l’altro si ferma, non certo per un algoritmo o per un destino cinico e baro.
Ora, dico io, si possono chiudere gli uffici per evitare il “mercato delle vacche” (come dice qualcuno); aumentare il valore delle monetizzazioni (come di fatto richiesto dai magistrati inquirenti), si può aspettare il “condono interpretativo” retroattivo dal 2013, ma benedetto marchese vuoi fare il sindaco o no? Se vuole governare Milano, e non fare il passacarte degli imprenditori immobiliari, (lui sa cosa vogliono le aziende e gli imprenditori) deve mettere ordine in casa sua: non ha un po’ di vergogna quando vede i “verbali sintetici” della commissione paesaggistica? Ma ha visto quelli dal 17 ottobre al 21 novembre ? E dai verbali non si capisce se qualche inquisito si astiene dai lavori della commissione oppure no. Nessuno è colpevole fino a sentenza passata in giudicato, ma un certo stile non guasta, viste faccende così delicate con affari di milioni di euro che passano davanti alla commissione. Una commissione che lui, il marchese, ha nominato il 21 dicembre 2021 e che scadrà il 23 dicembre 2024 e in cui ci sono state due dimissioni con due sostituzioni nel novembre 2023 e nel marzo 2024.
E poi, in questo clima, basta tenere aperto per 15 giorni (sabati e domeniche comprese, dal 30 ottobre al 14 novembre) l’avviso pubblico per la presentazione delle candidature per la nomina dei componenti della Commissione comunale per il paesaggio per il quadriennio 2024-2028 ?
Inoltre, di questi tempi, sarebbe cosa buona e giusta dire esplicitamente che non può far parte della commissione chi ha fatto o elaborato progetti edilizi a Milano o chi lavora per aziende edilizie o immobiliari che operano su Milano e hanno dei rapporti con il Comune. In questa epoca di poca trasparenza (vedi il caso San Siro, ma non solo quello, sia chiaro, e con altri casi che hanno anche un rilievo nella vita democratica), sarebbe il caso di far valere principi di incompatibilità molto stretti.
Invece leggo, sul sito del Comune che “Accettando (accettando, ho letto bene!) la nomina in Commissione per il Paesaggio, ogni componente della stessa si impegna a presentare un elenco dei progetti edilizi progettati, realizzati e/o conclusi per i quali ha ricevuto un incarico nel comune di Milano nell’ultimo triennio, ai quali abbia professionalmente a diverso titolo collaborato e operato, prima di assumere l’incarico in Commissione; a presentare e aggiornare annualmente un elenco relativo ad interventi edilizi in corso nel comune di Milano per i quali stia svolgendo la sua attività professionale (esclusivamente per i componenti che eserciteranno la libera professione nel territorio comunale di Milano durante gli anni di incarico).
Il Consiglio Comunale ha dibattuto ferocemente e a lungo sulla “parità di genere” nella composizione della Commissione, e va bene! Ma possibile che non si pongano la esigenza di norme di incompatibilità stringenti? Non pensano che la moglie di Cesare non deve essere sfiorata neppure dal sospetto? E non è possibile chiedere che i verbali su materie così delicate siano precisi, indicando le presenze, le votazioni, le motivazioni? Tanto più in presenza di un organo che teoricamente dovrebbe essere tecnico-consultivo e che dovrebbe dare pareri, si spera, meditati, ponderati, ragionati.
Ma forse è chiedere troppo a chi pensa a un condono peggiore dei tre condoni edilizi straordinari del 1985, del 1994 e del 2003. E così il marchese non capisce che tutto finirà davanti alla Corte Costituzionale e alla Cassazione, perché l’interpretazione a posteriori di una norma non è una norma e per di più non sana retroattivamente dal 2013 illeciti o reati che sono, in molti casi, anche penali. E che lo chieda il PD e il presunto Sindaco pro tempore di Milano la dice lunga su una gestione dell’edilizia e dell’urbanistica che non può essere fatta ricadere, politicamente e contabilmente, sui funzionari.
Per salvare la “Milano da mangiare”, affamata di suolo e cemento, per salvare questo “modello Milano” sbagliato, si ricorre a una legge che può piacere agli imprenditori rapaci, ma non certo ai milanesi, agli onesti e agli imprenditori che sanno fare gli imprenditori rispettando le regole, le norme e il buonsenso.
Ma si sa che in Italia le leggi si applicano ai nemici, ma per gli amici si interpretano.
“La colpa, caro Bruto, non sta nelle stelle, ma in noi stessi” “Buona notte e buona fortuna”
Luigi Corbani
(giovedì 21 novembre 2024)
