Il Migliorista
Menu
  • Europa / Valori
  • Lombardia / Milano
  • Politica / Economia
  • Cultura
  • Fandonie
  • Documenti
  • Cookie Policy (UE)
Menu

Perché dico no al nuovo premierato

Posted on by

Il Governo, accogliendo varie critiche avanzate sia dalle opposizioni che dagli esperti di diritto costituzionale, ha presentato al Senato alcuni emendamenti al proprio progetto di riforma diretto a sostituire l’attuale forma di governo parlamentare con una forma del tutto inedita di premierato. La sostanza di questo progetto, incentrata sulla elezione popolare diretta del vertice del potere esecutivo, resta peraltro, nonostante questi emendamenti, del tutto immutata, perché qui sta il senso della «riforma della riforme» su cui la maggioranza non intende transigere.

Ma qui sta anche il nodo del problema che mette in campo il futuro politico e istituzionale del nostro paese e su cui occorre riflettere bene. Che significa «riforma della riforme»?

Se le parole hanno un senso questa espressione sottintende quanto meno due sicuri sviluppi: che a questa riforma, ove venga realizzata, ne seguiranno altre; che le riforme successive verranno a completare l’impianto di questa prima costruzione, diretta a concentrare per un lungo arco di tempo nelle mani di una sola persona fisica il livello più alto del potere costituzionale con una corrispondente attenuazione di quei controlli e di quei contrappesi che la Costituzione vigente, attraverso il Parlamento ed il Capo dello Stato, fissa a sostegno dell’impianto pluralista della nostra democrazia.

Sviluppi di questa natura, nell’esperienza antica e recente, hanno di solito aperto la strada, se favoriti da un clima populista, ad una democrazia del capo o, per usare un brutto neologismo che oggi si sta affermando, ad una democratura. È questo che vogliamo?

Chi propone questo tipo di riforma sembra convinto che sia questo ciò che oggi vuole la maggioranza del paese al fine di perseguire due obiettivi che vengono presentati come positivi e accattivanti: aumentare la stabilità dei nostri governi e porre nelle mani dei cittadini, sottraendola ai partiti, la scelta di chi deve governarci.

In realtà né l’una né l’altra di queste affermazioni rispondono al vero, ma contribuiscono a confondere le idee di un corpo elettorale che già oggi vive in uno stato di pericolosa confusione. ( e di astensionismo sempre più in aumento, n.d.r)

Non è vera la prima affermazione. Aumentare, negli equilibri costituzionali, la legittimazione ed il potere di chi è chiamato a guidare il governo può indubbiamente rafforzare la stabilità e l’efficienza dello stesso, ma per non incrinare le basi di un impianto democratico le condizioni generali del sistema politico devono permettere questo aumento. La ricetta, cioè, può funzionare soltanto in situazioni in cui esista un elevato grado di omogeneità sociale ed una maggioranza politica  sufficientemente coesa, mentre non funziona in quei paesi, come è il nostro, in cui il sistema politico si caratterizza per un livello molto alto di frammentazione e divisione. In situazioni di questo tipo accentuare con accorgimenti costituzionali il potere personale del vertice dell’esecutivo significa, infatti, accrescere le divisioni in atto e, di conseguenza, indebolire non solo il Governo, ma la stessa sostenibilità dell’impianto democratico sottostante dal momento che il Governo, nel suo vertice non più collegiale, finisce per essere espressione di una minoranza.

Ma non risponde al vero neppure la seconda affermazione che viene posta a sostegno di questa riforma. I cittadini che scelgono, una volta ogni cinque anni, la persona che deve guidare il Governo senza poi avere la possibilità di controllarne, attraverso il Parlamento, l’azione politica non contano di più dei cittadini, che, nella forma del governo parlamentare, sono in grado di far sentire la loro voce durante l’interno arco della legislatura attraverso la mediazione di partiti ben funzionanti. Non senza considerare che nel premierato elettivo la scelta del candidato per la Presidenza del Consiglio non nasce dalla volontà diretta dei cittadini, ma pur sempre dal mondo della politica espresso dai partiti.

Tutto questo porta alla conclusione che il premierato, nella configurazione che oggi il Governo ha inteso dargli, si presenta, nel suo nucleo essenziale, impraticabile e inemendabile non tanto per le incongruenze tecniche che presenta (e che i costituzionalisti hanno già messo molto bene in luce) quanto per i rischi che, nelle condizioni date del nostro sistema politico, viene a presentare sul piano della sostenibilità del nostro impianto democratico.

Per rafforzare la stabilità e l’efficienza dei governi – obbiettivo che indubbiamente è giusto oggi perseguire – tante sono, d’altro canto, le strade alternative a questo incauto progetto che restano aperte e che possono condurre o sul terreno di un neo-parlamentarismo corretto o di un cancellierato, salvando la collocazione primaria del Parlamento e quei poteri di controllo del Capo dello Stato che sinora hanno ben funzionato.

Strade non solo in grado di rispettare l’ispirazione ed il consolidato storico del nostro impianto repubblicano, ma anche di tener conto che la forma di governo è un congegno complesso che riguarda non solo la posizione del vertice del potere esecutivo, ma tutti gli equilibri che entrano in gioco nelle democrazie rappresentative e che attengono tanto al rapporto tra corpo elettorale e Parlamento quanto al rapporto tra Parlamento, Capo dello Stato e Governo.

Enzo Cheli

(da La Stampa 12 febbraio 2024)

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Musica e Film

  • Cookie Policy (UE)
  • Dopo le cavolate sulla discesa in campo, per il marchese adesso sono cavoli
  • Film del mese
  • Il Palo della banda dell’Ortica
  • Libro del mese
  • Musica del mese
  • Privacy Policy

Articoli recenti

  • Il marchese smemorato
  • La tragedia e la farss
  • Le dimissioni del direttore scientifico dell’Istituto dei Tumori
  • A Milano è stato abolito il conflitto di interesse
  • Cosa succede all’Istituto dei Tumori?

Categorie

  • Cultura
  • Documenti
  • Europa / Valori
  • Fandonie
  • Lombardia / Milano
  • Politica / Economia

Archivi

  • Luglio 2026
  • Maggio 2026
  • Aprile 2026
  • Ottobre 2025
  • Settembre 2025
  • Giugno 2025
  • Maggio 2025
  • Aprile 2025
  • Marzo 2025
  • Febbraio 2025
  • Gennaio 2025
  • Dicembre 2024
  • Novembre 2024
  • Ottobre 2024
  • Settembre 2024
  • Agosto 2024
  • Luglio 2024
  • Giugno 2024
  • Maggio 2024
  • Aprile 2024
  • Marzo 2024
  • Febbraio 2024
  • Gennaio 2024
  • Dicembre 2023
  • Novembre 2023
  • Ottobre 2023
  • Settembre 2023
  • Agosto 2023
  • Luglio 2023
  • Giugno 2023
  • Maggio 2023
  • Aprile 2023
  • Marzo 2023
  • Febbraio 2023
  • Gennaio 2023
  • Dicembre 2022
  • Novembre 2022
  • Ottobre 2022
  • Settembre 2022
  • Agosto 2022
  • Luglio 2022
  • Giugno 2022
  • Aprile 2022
  • Marzo 2022
  • Febbraio 2022
  • Gennaio 2022
  • Dicembre 2021
  • Novembre 2021
  • Ottobre 2021
  • Settembre 2021
  • Agosto 2021
  • Luglio 2021
  • Giugno 2021
  • Maggio 2021
  • Aprile 2021
  • Marzo 2021
  • Febbraio 2021
  • Gennaio 2021
  • Dicembre 2020
  • Novembre 2020
  • Ottobre 2020
  • Settembre 2020
  • Agosto 2020
  • Luglio 2020
  • Giugno 2020
  • Maggio 2020
  • Aprile 2020
  • Marzo 2020
  • Febbraio 2020
  • Gennaio 2020
  • Dicembre 2019
  • Novembre 2019
  • Ottobre 2019
  • Settembre 2019
  • Agosto 2019
  • Luglio 2019
  • Giugno 2019
  • Maggio 2019
  • Aprile 2019
  • Marzo 2019
  • Febbraio 2019
  • Gennaio 2019
  • Dicembre 2018

Firma la petizione per Abolire il Senato e ridurre i deputati a 315

Change Logo

Il migliorista

Contatti

info@ilmigliorista.eu

Newsletter il Migliorista

Credits

Grafica: Andrea Lancellotti

Web: Parkmedia

@2018 il Migliorista info@ilmigliorista.eu
Gestisci Consenso Cookie
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
Gestisci opzioni Gestisci servizi Gestisci {vendor_count} fornitori Per saperne di più su questi scopi
Visualizza le preferenze
{title} {title} {title}