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Germania, Europa, “ragion di Stato” e quell’odore sgradevole di xenofobia, di razzismo e di schiavismo

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Germania

In Europa, con  l’Italia in prima fila, tira un vento di destra, alimentato dal voto dei ceti più popolari, preoccupati dalla crisi economica e dall’afflusso di immigrati disposti a lavorare anche a bassissimi salari.

Ma a livello europeo non esiste né un partito popolare né un partito socialdemocratico: sono aggregazioni di forze nazionali o meglio dire nazionalistiche.  Nessuno di loro ha una visione europea dei problemi, né una strategia né progetti sovranazionali. Mentre si va configurando una internazionale delle destre reazionarie, a Madrid, come a Washington, le forze politiche popolari e socialiste non hanno una dimensione “internazionalista”.

Per di più in Italia il PD non si capisce cosa sia e perché continui a cullarsi nella fatale e dannosa idea del “bipolarismo”: almeno dovrebbero imparare dal voto tedesco, quanto sia importante un assetto politico pluralista e una legge elettorale non maggioritaria.

In Germania quasi sicuramente si farà una coalizione di democristiani e socialisti, cioè fra espressioni  del partito popolare europeo e della socialdemocrazia europea, che terranno fuori la destra reazionaria  xenofoba, razzista e  antieuropea. E i giornali si preoccupano della Germania, come dell’Austria, mentre non sembrano preoccupati che in Italia la ultra destra reazionaria, filotrumpiana, postfascista e neofascista, nazionalista e sovranista, contraria all’Unione Europea e alla immigrazione, sia già al governo. Mi viene da chiedere: ma il PD, i Verdi e la Sinistra, (e mettiamoci anche il partito di Conte)  sarebbero pronti a fare un governo con Forza Italia per lasciare fuori Lega e Fratelli d’Italia dal governo? E il partito popolare italiano (Forza Italia) sarebbe pronta a fare come la CDU/CSU? Non è questione di voti o di seggi, ma di valori e di strategie. Perché se entrambe le forze italiane  fossero disposbili a fare come in Germania, a un accordo tra un partito dei popolari europei e uno dei socialisti europei,  cambierebbe lo scenario politico nazionale, con interessanti sviluppi per il futuro, compreso anche lo sgonfiamento  della sorelle e dei fratelli.

In Italia hanno governato tutti

In Italia hanno governato tutti i partiti presenti in Parlamento, chi più, chi meno: e nessun governo ha mai impostato una politica di immigrazione legale e controllata. E si noti che se in Italia venissero espulsi tutti gli irregolari,  non avremmo più verdura, frutta, latte e latticini e nessuno baderebbe ai nostri genitori o agli anziani. Se poi continuiamo a considerare “non cittadini” milioni di extracomunitari ( e i loro figli) si fermerebbero l’edilizia, la ristorazione,  l’industria, e tanti servizi essenziali per la nostra qualità della vita.

El terùn

Sono cresciuto in un ambiente popolare di lavoratori dipendenti e di piccola borghesia commerciale negli anni della grande immigrazione di quattro milioni di persone dal sud al nord e di milioni dalle campagne alle città. E anche allora si imputava agli immigrati, i furti, le rapine, la prostituzione, e i reati di strada. “L’è un terrun, ma l’è una brava persona”. Sono cresciuto vedendo i films in un cinema di terza visione: “il cammino della speranza” di Pietro Germi, “I magliari” di Francesco Rosi e  “Rocco e i suoi fratelli” di Luchino Visconti. E la cosa che mi stupisce di più (ma si capisce) è che gli eredi dei fratelli di Rocco oggi sono fra i più scatenati contro gli immigrati.

Ma c’è una bella differenza rispetto ad allora: gli immigrati votavano e nessun partito era contro l’immigrazione; oggi gli immigrati non votano e i partiti fanno leva sulla demagogia e sulla ipocrisia antimmigrati per raccogliere i loro effimeri consensi. Sì, perché sono consensi che si perdono man mano che gli immigrati si integrano e sono considerati indispensabili. Intanto però si nega la cittadinanza agli immigrati che costruiscono la metropolitana e  ai figli degli immigrati nati in Italia, che studiano o lavorano qui.

 Reato di pipì

Nei giorni scorsi su “La Stampa” Mattia Feltri scrive questo “Buongiorno” dal titolo significativo “reato di pipì”:

“Nel paese delle mille emergenze, comprese alcune che non lo sono, ce ne sono altre trascurabili. All’ospedale Goretti di Latina, per esempio, è ricoverato un bracciante indiano di 46 anni che una sillaba di italiano non è in grado di pronunciarla. Gli hanno amputato una gamba, e può essere gli amputino la seconda, per un’infezione di origine ignota: forse chimica, a motivo di sostanze spericolatamente impiegate nel lavoro, o forse per altre cause, si saprà.

Nel frattempo un secondo bracciante, sempre di origini indiane, e sempre nel basso Lazio (Terracina), martedì è morto mentre lavorava nei campi, si ipotizza stroncato dalla fatica. E vi ricorderete di Singh, il trentenne indiano abbandonato a morire sulla strada dopo che, nella solita azienda agricola laziale, un macchinario gli aveva tranciato un braccio.

Era lo scorso giugno. Ancora: qualche volta vi sarà capitato di leggere quelle inchieste in cui si racconta delle carote e delle zucchine che arrivano sulle nostre tavole raccolte da immigrati al chiodo quattordici ore al giorno, per paghe comprese fra i due e i quattro euro all’ora, e ricoverati la notte in capannoni riadattati a dormitori. Eccola qui l’emergenza trascurabile.

La miseria a cui è ridotta questa gente, per la bella pancia e il bel portafogli nazionali, probabilmente emergenza non lo è affatto, visto che nessuno dai partiti di governo ha menato scandalo e annunciato la cazzutissima risposta. E parliamo di un governo che, se un immigrato fa pipì su un muro, vara il reato di sozzura clandestina aggravata. Vecchia tradizione, picchiare lo schiavo e pasteggiare con lo schiavista.”

 Il torturatore libico

Nei giorni scorsi molti italiani si sono indignati per la vicenda del torturatore libico, che il governo – pasticciando non poco, con confuse e contradditorie giustificazioni – ha fatto maldestramente rimpatriare con un aereo dei servizi segreti italiani. Molti commentatori, incominciando dal portavoce del governo Meloni, Bruno Vespa, che considera la Rai sua proprietà esclusiva,  hanno parlato di “ragion di Stato”: una grande stronzata!  A parte il fatto, che le cose  fatte in nome della “ragion di Stato” non si fanno alla luce del sole, altrimenti, diventando di dominio pubblico,  appaiono  solo scelte politiche, sporche e sbagliate. Nel caso specifico, più che gli interessi energetici dell’Italia e la tutela dell’Eni, la “ragion di Stato” è una misera iniziativa per non fare arrivare immigrati dalla Libia, che il suddetto criminale minacciava di fare uscire dalle prigioni in cui li detiene.

Ora questa ignobile sceneggiata, costellata anche dalla penosa esibizione in Parlamento di due ministri, – in questo caso la Meloni la leader senza macchia e senza paura, tutta d’un pezzo, ci ha fatto mancare le sue urla sguaiate (come grida lei, non c’è nessuno), i suoi sberleffi vero le opposizioni, i suoi toni sempre da comizio –  dimostra la pochezza della classe dirigente di questo Paese. Si considera un successo politico che non sbarchino immigrati, quando tutti sanno che la stragrande maggioranza di chi arriva via mare, clandestinamente, non si ferma in Italia, ma cerca di raggiungere altri paesi europei. Si calcola che solo uno su dieci di quelli che sbarcano si fermi in Italia. La maggioranza dei clandestini arriva via terra, dalla rotta balcanica o con visti turistici via aereo (per esempio dal centro-sud america).

 Il  decreto flussi

Sappiamo tutti che il “decreto flussi” non è sufficiente a coprire le esigenze di immigrazioni, legali e controllate,  136.000 unità per l’anno 2023;  151.000 unità per l’anno 2024; 165.000 unità per l’anno 2025. Con questi numeri la industria, l’agricoltura, il terziario e i servizi, pubblici e privati, in particolare alle persone anziane, si bloccano e si ferma tutto.  E per di più – come scrive il sito del governo “Integrazione migranti” – si accettano solo “cittadini di Paesi che hanno accordi o intese di cooperazione in materia migratoria. Attualmente i Paesi con cui sono stati stipulati accordi in materia migratoria risultano:

in Europa (Albania,  Bosnia Erzegovina, Georgia, Kosovo, Moldova, Montenegro, Repubblica di Macedonia del Nord, Serbia, Ucraina),

in Nord Africa (Algeria, Egitto,  Marocco, Tunisia),

in Medio Oriente (Giordania),

in Africa (Costa d’Avorio, Gambia, Ghana, Etiopia,  Mali, Mauritius, Niger, Nigeria, Senegal, Sudan),

in Asia (Bangladesh, Corea del Sud, Filippine, Giappone, India, Kirghizistan, Pakistan, Sri Lanka),

in America Latina (El Salvador, Guatemala, Perù). 

In aggiunta 20.000 quote vengono riservate ai cittadini di altri Paesi per cui non sono ancora vigenti accordi in materia migratoria, ma entreranno in vigore nei prossimi mesi. “

 Gli immigrati tunisini e gli italiani emigrati in Tunisia

Scrive il governo: “In proposito si ricorda che il 20 novembre è entrato in vigore il Memorandum di Intesa tra l’Italia e la Tunisia in forza del quale una quota di 4.000  ingressi  per lavoro subordinato non stagionale sarà riservata ai lavoratori tunisini.”

Sono oltre 7.500 i pensionati italiani,  che si sono trasferiti in Tunisia. Scrive Mattia Feltri su “la Stampa” del 14 febbraio 2025:

“Il mondo è strano: gli africani vengono in Italia alla ricerca di un futuro migliore e, alla ricerca di un futuro migliore, i pensionati italiani vanno in Africa.

Da qualche giorno, le cronache insistono sui nostri anziani volati a migliaia in Tunisia (noialtri si sbarca un po’ più comodamente degli africani a Lampedusa) per una ricca vecchiaia. Il clima è ottimo, il mare meraviglioso, il costo della vita irrisorio, la tassazione al cinque per cento contro la media del trenta da noi.

Fra bassi prezzi e basse aliquote, l’assegno è quasi raddoppiato. L’emigrazione è cominciata almeno una decina di anni fa, e infatti oggi ad Hammamet, la città dell’esilio di Bettino Craxi, vivono circa seimila italiani.

Altra grande differenza fra i migranti diretti laggiù e quelli diretti quassù è che, mentre noi consideriamo i migranti economici in arrivo da noi dei privilegiati un po’capricciosi, che non s’accontentano di quello che hanno, in Tunisia considerano i migranti economici in arrivo da loro una benedizione del cielo, poiché lasciano un bel gruzzolo in affitti e abbigliamento e alimentari, oltre alla quota destinata all’erario.

Non pochi sono i pensionati della pubblica amministrazione che, come tutti, raccontano la felice fuga dalle draculesche tasse italiane. E questo a me pare il magnifico nel magnifico, poiché è con le draculesche tasse italiane che gli si è pagato lo stipendio per tutta la vita. E, senza le draculesche tasse italiane, magari qualcuno di loro sarebbe rimasto senza lavoro, senza stipendio e ora senza pensione esentasse. È così che gli italiani si credono buoni mentre credono cattiva l’Italia.”

 Quelli esclusi dal decreto flussi

Come si vede dall’elenco dei Paesi con cui abbiamo accordi di cooperazione migratoria, e cito a caso,  non consideriamo afgani, siriani, palestinesi, iracheni, eritrei o sudsudanesi, cittadini di Paesi con problemi drammatici, Né consideriamo quelli che vogliono fuggire dal regime  teocratico  dell’Iran. Né tantomeno i curdi. Ai libici invece diamo la possibilità di sfruttare i disperati che arrivano lì, per raggiungere via mare l’Europa

E con il “memorandum del 2017” (Minniti Gentiloni) con la Libia, non ci siamo assicurati di controllare cosa facevano i libici con i migranti, visto anche che la Libia è divisa in due parti contrapposte: neanche una commissione stabile in Libia, che esaminasse sul posto le richieste di asilo. In cambio della liberazione di Almasri almeno si poteva chiedere di avere una presenza in Libia per garantire il rispetto dei diritti umani. No,  per quel governo e per tutti quelli che si sono succeduti andava bene così, che i libici facessero quello che volevano dei disgraziati che arrivavano in Libia per prendere i barchini: andate a vedere o a rivedere il bellissimo film di Matteo Garrone, asciutto, crudo, senza demagogia né ipocrisia, come “Io, Capitano”.

All’Italia e alla Unione Europea andava bene e va bene lasciare uomini donne e bambini nelle mani di spregevoli e criminali “mercanti di esseri umani” per tenere fuori dall’Europa migranti, rifugiati e richiedenti asilo.  A proposito, che ci fanno tanti esponenti dei servizi segreti nella “Fondazione Med-Or”, presieduta da Minniti e finanziata con soldi delle società pubbliche? Tanto per gradire, Sir Alex Younger (Già Direttore del Secret Intelligence Service (MI6) del governo britannico),   John Negroponte (Vice Segretario di Stato degli Stati Uniti (2007-2009); Direttore dell’Intelligence nazionale degli Stati Uniti (2005-2007); Ambasciatore presso le Nazioni Unite (2001-2004); Vice Consigliere per la sicurezza nazionale (1987-1989); Professore presso il Miller Center for Public Affairs dell’Università della Virginia),  Prince Turki Al-Faisal (Presidente del King Faisal Center for Research and Islamic Studies; Già Ambasciatore d’Arabia Saudita nel Regno Unito e negli Stati Uniti; Già Direttore della General Intelligence Directorate dell’Arabia Saudita). Mah?!

 Nessuno ha voluto creare gli strumenti per regolarizzare e controllare l’immigrazione

Possibile che in tutti questi anni, governi di tutti i colori, nessuno abbia voluto sistemare adeguatamente a livello europeo un fenomeno ineluttabile, con una immigrazione legale, controllata e ragionevole, in relazione anche alle esigenze del continente, da Malta alla Svezia, dal Portogallo alla Estonia? L’ultima idiozia, peraltro fantasiosa, è quella che le migrazioni sono guidate per compiere una “sostituzione etnica” in Europa.  Ai cretini non passa per la testa che la gente fugge dalla guerra, dalla violenza armata, dal genocidio etnico, razziale, religioso, dal terrorismo. E in tutto il mondo le persone cercano di fuggire dalla fame, dalla sete e di trovare un lavoro per cercare di vivere meglio.

Quanti milioni di italiani sono andati in giro per il mondo per la fame che pativano a casa loro, in cerca di lavoro, per migliorare la propria condizione? Il 26 gennaio, ricorreva l’anniversario del primo insediamento europeo (1788) in Australia: oggi, quelli di ascendenza italiana sono il quarto gruppo etnico, dopo inglesi, irlandesi e scozzesi: quasi un milione.

Per una politica e una strategia dell’immigrazione, occorre censire, nell’Unione Europea, il fabbisogno, le richieste di mano d’opera, più o meno qualificata, nei servizi alla persona, nella industria, nell’agricoltura, nel terziario, di cui avremo bisogno anno per anno. Inutile far finta che il problema non esista, quando poi si scoprono a Latina, come a Matera, a Lodi come a Mantova, decine di schiavi, africani e rumeni, al servizio di padroni o caporali italiani, per raccogliere frutta e ortaggi per gli italiani.

Nel prossimo futuro avremo bisogno di medici, infermieri, autisti, badanti, braccianti, muratori, spazzini, ecc.. Si proceda dunque in Africa, come in Asia, in Centro e Sud America, nelle locali ambasciate dei Paesi europei, con Commissioni della Unione Europea, a raccogliere le domande di immigrazione e dando i visti in base alle richieste di mano d’opera. Occorrono dei “centri dell’impiego”, sparsi nel mondo, nelle sedi diplomatiche europee, che organizzino una regolare e legale migrazione. Infine, credo che i fondi europei debbano avere, in particolare in Africa, una destinazione precisa: l’acqua da una parte e dall’altra le donne (istruzione, assistenza sociale e sanitaria, il lavoro). È da lì che in primo luogo passa lo sviluppo dell’Africa, anche con un progressivo contenimento demografico. Con la consapevolezza che l’”aiuto a casa loro” non risolve il problema della migrazione nel breve termine, ma solo a medio e lungo termine.

Il popolo di  “trasmigratori” si rifugia in Albania

Perché, anche non firmando il “Patto globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare” – a proposito, mi sono perso qualcosa? non doveva discuterlo il Parlamento? – o chiudendo i porti, l’Italia non fermerà il boom demografico dell’Africa, i rifugiati politici e i migranti economici dei prossimi anni. Se non ci si dà una strategia europea, il che vuol dire che l’Italia deve fare la sua parte, non solo non si affronta il problema delle migrazioni, ma l’Europa è destinata a declinare e perdere sempre più ruolo nel contesto internazionale. Ma noi siamo bravi a  buttare via i soldi nel Centro albanese, frutto di una follia politica degli eredi di quello che ha fatto scrivere sui muri “Un popolo di poeti di artisti di eroi di santi di pensatori di scienziati di navigatori di trasmigratori” (vedi Treccani:  Emigrare, soprattutto di popoli, animali o uccelli che si muovono in massa). E pensare che con quei soldi avremmo potuto mettere a posto tante caserme abbandonate ( a Milano anche l’ex sanatorio  ospedale di Garbagnate), trasformarle in foresteria e luoghi di formazione alle varie professioni (muratori, falegnami, autisti, infermieri, ecc) e dare a tanti immigrati un futuro (anche nel nostro interesse). Ma no. Noi siamo totalmente inebetiti dalla demagogia, dalla ipocrisia, che porta a vicende allucinanti.

“Quella impercettibile differenza tra i casi Almasri e Majidi”

Vale la pena leggere questo scritto di Francesco Cundari su La Linea – Linkiesta 7 febbraio 2025 “Non essendo a capo di nessuna milizia criminale e non avendo mai diretto un lager, Maysoon Majidi, ventotto anni, regista e attivista curda per i diritti umani in fuga dall’Iran degli Ayatollah, appena arrivata in Italia, il 31 dicembre 2023, è stata immediatamente arrestata, con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Non essendo stata accusata di avere fatto torturare uomini e donne indifesi, né di avere stuprato bambini, ma di avere distribuito acqua ad altri migranti sulla barca durante la traversata, Maysoon Majidi si è fatta dieci mesi di galera, sette nel carcere di Castrovillari e altri tre in quello di Reggio Calabria.

Non essendo inseguita da alcun mandato della Corte penale internazionale, ma solo dalle minacce di morte del regime iraniano, Maysoon Majidi in carcere ci è rimasta fino al 22 ottobre scorso, quando sono caduti i «gravi indizi» contro di lei. Gravi indizi rappresentati dalle dichiarazioni di due dei settantasette migranti presenti sulla barca, che si sono resi irreperibili subito dopo essere sbarcati e che la procura non è mai riuscita a rintracciare.

Ci è riuscita in compenso la trasmissione le Iene, ai cui microfoni i due hanno detto di non avere mai accusato Maysoon. «Lo giuro: se avessi avuto acqua o cibo da distribuire lo avrei fatto perché su quella barca, che era meno di dieci metri, eravamo in settantasette e fra noi c’erano venticinque bambini», dichiara oggi la regista curda, intervistata dal Corriere della sera.

Nonostante la testimonianza a suo favore dello stesso capitano della nave, reo confesso, e le testimonianze di altri migranti portate dalla difesa, e i messaggi sul telefonino in cui cercava i soldi per la traversata, il pubblico ministero ha chiesto per lei la condanna a due anni e quattro mesi di reclusione, oltre a una multa di un milione e 125 mila euro.

Fortunatamente, dopo dieci mesi di angoscia, appelli, scioperi della fame (è arrivata a pesare trentotto chili), l’altro ieri, 5 febbraio, Maysoon Majidi è stata infine assolta. Purtroppo sulla stampa la notizia non ha ricevuto grande attenzione, inevitabilmente coperta dalle notizie sul caso Almasri e da tutto il dibattito suscitato dalle dichiarazioni dei ministri della Giustizia e dell’Interno, Carlo Nordio e Matteo Piantedosi, circa i gravissimi vizi procedurali contenuti nell’atto d’accusa della corte dell’Aja e la conseguente inderogabile necessità di rimpatriare immediatamente il direttore del lager di Mitiga.”

“Foolery, sir, does walk about the orb like the sun,  it shines everywhere”(La follia, signore, cammina intorno al globo come il sole, brilla ovunque), Shakespeare fa dire a Feste nella “Dodicesima notte”. Come dargli torto.

Luigi Corbani

(martedì 25 febbraio 2025)

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