
When forty winters shall besiege thy brow,
And dig deep trenches in thy beauty’s field,
Thy youth’s proud livery, so gazed on now,
Will be a tattered weed of small worth held;
Then being asked where all thy beauty lies,
Where all the treasure of thy lusty days,
To say within thine own deep-sunken eyes,
Were an all-eating shame and thriftless praise.
How much more praise deserved thy beauty’s use,
If thou couldst answer “This fair child of mine
Shall sum my count, and make my old excuse”,
Proving his beauty by succession thine.
This were to be new made when thou art old,
And see thy blood warm when thou feel’st it cold.
(Quaranta sonetti di Shakespeare nella traduzione di Giuseppe Ungaretti – Oscar Mondadori 1967 )
Quando quaranta inverni faranno assedio alla tua fronte
scavando trincee fonde nel campo della tua bellezza,
L’imponente livrea dell’ammirata giovinezza
sarà ridotta uno straccio d’abito tenuto in poco conto
Se allora si chiedesse dove la tua bellezza giace,
dove tutto il tesoro dei giorni caldi di vigore,
dire: nei tuoi propri occhi infossati profondamente,
mostrerebbe con indiscreta lode, ingiuria implacabile.
Ma quale lode ispirerebbe la tua bellezza logora
se tu potessi replicare. “Questo mio ragazzino
assolverà il mio debito, scusabile farà che io invecchi”
la sua bellezza dimostrandosi, per successione, tua!
Sarebbe il tuo rinnovamento quando già sarai vecchio,
vedresti il tuo sangue ardere quando già ne sentirai il gelo.
Traduzione di Alessandro Serpieri da “ Shakespeare Sonetti ” a cura di Alessandro Serpieri, Classici Rizzoli, Milano 1991.
Quando quaranta inverni assedieranno la tua fronte
e nel campo della tua bellezza scadranno trincee profonde,
la superba livrea della tua giovinezza, ora così ammirata
sarà un panno cencioso, tenuto in poco conto.
Se ti si chiedesse allora dove sia la tua bellezza
dove tutto il tesoro dei tuoi ardenti giorni,
dire nei tuoi stessi occhi infossati
sarebbe una vergogna divorante e una lode non proficua.
Quanta maggiore lode meriterebbe l’uso della tua bellezza,
se tu potessi rispondere “Questo mio bel figlio
salderà il mio conto e scuserà la mia vecchiaia”
dimostrando la sua bellezza, tua, per successione.
Significherebbe ritornare nuovo, quando sarai vecchio,
e veder caldo il tuo sangue, quando lo sentirai freddo.
Sir John Gielgud legge il Sonetto 2
https://www.youtube.com/watch?v=ZQJf7Mzrjfk
Nel musical “Anything goes” (su libretto di Guy Bolton, P. G. Wodehouse, Howard Lindsay e Russel Crouse e musiche di Cole Porter) andato in scena all’Alvin Theater di New York il 21 novembre 1934, e rimasto in produzione per 420 recite, Cole Porter inserisce una canzone “You’re the Top” : un duetto in cui un uomo e una donna si fanno i complimenti a vicenda, con tanti riferimenti a cose eccezionali come i Sonetti di Shakespeare, il sorriso di Monna Lisa, La Torre di Pisa, l’Inferno di Dante, e tanti tanti altri.
Vi è una versione cantata e suonata da Cole Porter registrata il 26 novembre 1934.
https://open.spotify.com/intl-it/track/7BKTeDogYOgccUUB2uQIwP?si=a9d532d4fa414e17
(martedì 7 gennaio 2025)
