
Sonetto CXXXVIII
When my love swears that she is made of truth,
I do believe her, though I know she lies,
That she might think me some untutored youth,
Unlearned in the world’s false subtleties.
Thus vainly thinking that she thinks me young,
Although she knows my days are past the best,
Simply I credit her false-speaking tongue;
On both sides thus is simple truth suppressed.
But wherefore says she not she is unjust?
And wherefore say not I that I am old?
O, love’s best habit is in seeming trust,
And age in love loves not to have years told.
Therefore I lie with her, and she with me,
And in our faults by lies we flattered be.
Quando il mio amore giura d’esser tutta fedeltà,
io le credo, anche se so che mente,
affinché possa pensarmi un giovane inesperto,
ignaro delle false sottigliezze del mondo.
Così, con vanità pensando che giovane mi pensi,
sebbene lei sappia che son passati i miei giorni migliori,
ingenuamente presto fede alla sua lingua bugiarda;
8e così da tutte e due le parti la semplice verità è cancellata.
Ma perché non dice lei d’essere infedele?
E perché non dico io d’essere vecchio?
Oh, il miglior costume dell’amore è l’apparente fiducia,
e la vecchiaia innamorata non ama che le siano contati gli anni.
Perciò io mento giacendo con lei, e lei con me,
e, nelle nostre colpe, siamo lusingati da menzogne.
…Si tratta di un sonetto che – pur modulando un tema abbastanza convenzionale, quello delle menzogne reciproche degli amanti – si struttura con notevole eleganza formale nella sua sottile investigazione psicologica degli atteggiamenti dell’uomo e della donna.
Lui sa che lei gli è infedele, ma fa finta di credere alle sue proteste di fedeltà, perché vuol farle pensare di essere inesperto, e quindi giovane.
Lei sa che lui è tutt’altro che giovane, ma non lo dice, perché vuol fargli pensare, in quanto inesperto delle cose del mondo, di essergli fedele.
Entrambi tacciono la verità che sanno, perché entrambi hanno colpe o difetti (our faults:v. 14): lei colpa d’infedeltà, lui difetto d’età.
Le loro menzogne si insinuano nello spazio tra il loro sapere e il loro voler far pensare, l’uno all’altra, quel che a entrambi fa comodo. Ma quelle menzogne sono anche autoinganni, oltre che inganni, autoinganni siglati dalla conclusione: by lies we flattered be.
1 truth: nel senso, altre volte incontrato, di “onestà, fedeltà”.
3 That: vale per “so that” (“affinché”, “perché”).
5 vainly: “vanitosamente” e “scioccamente””.
7-8 Si noti il gioco tra Simply (“ingenuamente”, “da semplicione”) e simple truth (la semplice verità, la mera verità).
9 unjust: “infedele e ingannatrice”, allo stesso tempo.
11 Due linee semantiche si diramano da questa complessa espressione: 1) la miglior veste dell’amore sta nell’apparente fiducia (reciproca); 2) il miglior comportamento, costume, dell’amore, degli innamorati, sta nel far finta di fidarsi l’uno dell’altro. Rendendo habit con “costume”, credo di aver trasmesso sia 1) che 2).
12 age in love: «la vecchiaia innamorata, quando s’innamora».
13 I lie with her, and she with me: il senso primario è certamente quello del mentire, ma, dato anche che lie regge with anziché il più normale “to”, viene senz’altro attivato anche l’altro senso, quello del “giacere”, , “fare all’amore” – con un rinforzo connotativo dato dafaults del v. 14, che significa “colpe”, ma anche “peccati” o “luoghi del peccato” (cfr. Re Lear, I.I.13-17 e la sottile analisi di Paola Gull Pugliatti, 1976).
Traduzione e nota di Alessandro Serpieri “Sonetti” Rizzoli editore 1991
Quando il mio amore giura d’esser tutta fedeltà
io voglio crederle, anche se so che mente,
perché possa pensarmi un giovane immaturo
che del mondo ignora l’arte sottil del fingere.
Così con vanità pensando che mi creda giovane,
anche se sa che in me il meglio è tramontato,
candidamente accetto la sua lingua menzognera –
e così da entrambi la pura verità è taciuta.
Ma perché ella non dice di essermi infedele?
E perché anch’io non le dico d’esser vecchio?
No, l’amor si veste meglio se simula fiducia
e l’età in amore non vuol conoscer anni.
Per questo con lei mento e lei mente con me,
e nei nostri errori ci lusinghiam mentendo.
La verità, secondo Shakespeare, ha molte facce: può indurci e compiere azioni malvagie, oppure può portarci a vedere la luce. Come il bardo dice nel Macbeth, «spesso, per indurci alla rovina / i servi dell’Oscuro dicono la verità, / ci vincono con minuzie innocenti, per / tradirci nel più grave che segue» e, nel Ratto di Lucrezia, «sua gloria è conciliare i re avversari, / svelare il falso e far uscire il vero».
Shakespeare, nel sonetto 101, ci convince che la natura è la verità del poeta: «virtù, in colore fissa, non necessita pittura, / né bellezza di pennello per attestarne il vero».
E anche se Polonio nell’Amleto avverte «questo su tutto: fedeltà a te stesso», nel sonetto 138 il poeta riflette che gli innamorati non dovrebbero essere del tutto onesti, in quanto le relazioni sono davvero felici solo quando gli amanti cospirano insieme in un autoinganno.
A cura di Allie Esiri, Un anno con Shakespeare Traduzione di Chiara Ujka – Neri Pozza Editore 2019
LC 8 marzo 2025
