
Atto 1 469 righe
Atto I scena I
Ferdinando, re di Navarra, fa firmare a tre gentiluomini (Biron, Longueville e Dumaine) una dichiarazione in cui giurano di studiare con lui per tre anni, senza vedere una donna per tutto quel periodo: Biron è scettico riguardo al progetto, ma alla fine lo firma comunque. Il gendarme Dull (Gnocco), su istruzioni dello spagnolo Don Adriano de Armado (che fa portare una lettera al Re ), conduce Costard (Zucca) un contadino, davanti al re; Costard (Zucca) viene condannato a una settimana di digiuno per essere stato sorpreso nel parco reale con Jaquenetta (Giacomina)
Versi 1-23
KING
Let fame, that all hunt after in their lives,
Live registered upon our brazen tombs,
And then grace us in the disgrace of death;
When, spite of cormorant devouring Time,
Th’endeavour of this present breath may buy
That honour which shall bate his scythe’s keen edge,
And make us heirs of all eternity.
Therefore, brave conquerors – for so you are,
That war against your own affections
And the huge army of the world’s desires –
Our late edict shall strongly stand in force:
Navarre shall be the wonder of the world;
Our court shall be a little academe,
Still and contemplative in living art.
You three, Berowne, Dumaine, and Longaville,
Have sworn for three years’ term to live with me,
My fellow-scholars, and to keep those statutes
That are recorded in this schedule here.
Your oaths are passed; and now subscribe your names.
That his own hand may strike his honour down
That violates the smallest branch herein.
If you are armed to do as sworn to do,
Subscribe to your deep oaths, and keep it too.
RE
La Fama, che tutti gli uomini inseguono da vivi,
viva rimanga, scolpita nel bronzo delle nostre tombe,
a riscattarci dal ricatto della morte,
al che a dispetto del Tempo – cormorano insaziato –
la nostra vita effimera possa conquistarci l’onore
che smusserà del Tempo la falce affilata
per fare di noi gli eredi dell’eternità.
Pertanto, miei prodi compagni d’arme – ché tali voi
voi che alle vostre passioni date battaglia,
come all’immensa falange dei desideri mondani –
Il nostro recente editto resta vivo e operante.
La Navarra sarà la meraviglia del mondo,
e la sua corte una serena accademia
di studi filosofici e arti liberali.
Voi tre – Biron, Longueville e Dumaine –
vi siete votati a viver con me per tre anni
da compagni di studi, e ad osservar gli statuti
protocollati qui, in questa pergamena.
Il giuramento l’avete pronunciato: manca solo la firma,
quella firma sanzionerà il disonore
di chi ne violi la benché minima clausola.
Se siete pronti a fare quel che giuraste di fare,
sottoscrivete il solenne impegno, e tenetevi fede.
Versi 32- 48
BEROWNE
I can but say their protestation over.
So much, dear liege, I have already sworn,
That is, to live and study here three years.
But there are other strict observances:
As not to see a woman in that term –
Which I hope well is not enrolled there;
And one day in a week to touch no food,
And but one meal on every day beside –
The which I hope is not enrolled there;
And then to sleep but three hours in the night,
And not be seen to wink of all the day,
When I was wont to think no harm all night,
And make a dark night too of half the day –
Which I hope well is not enrolled there.
O, these are barren tasks, too hard to keep,
Not to see ladies, study, fast, not sleep
BIRON
Non mi resta che far mie siffatte solenni sparate
che vanno assai al di là, sire, delle cose giurate.
Se dico che per tre anni resterò qui a studiare,
non vedo che altri impegni mi devo ora accollare.
Non vedere una donna per l’intero triennio?
Ehi, non l’avrete mica messo a verbale?
Non toccar cibo un giorno alla settimana
e, gli altri sei, un unico pasto al giorno?
Voglio sperare che non l’abbiate messo a verbale.
E poi, dormire la notte non più di tre ore,
né mai farci beccare assopiti nelle ore diurne:
non ditemi che l’avete messo a verbale!
La notte, da che mondo è mondo, è fatta per dormire,
e io che a mezzogiorno sono ancor lì a poltrire!
Non una donna in vista, studio, veglia, digiuno…
Ma che doveri sterili! non giovano a nessuno.
Versi 72-109
BEROWNE
Why, all delights are vain, but that most vain
Which, with pain purchased, doth inherit pain:
As painfully to pore upon a book
To seek the light of truth, while truth the while
Doth falsely blind the eyesight of his look.
Light seeking light doth light of light beguile;
So, ere you find where light in darkness lies,
Your light grows dark by losing of your eyes.
Study me how to please the eye indeed
By fixing it upon a fairer eye,
Who dazzling so, that eye shall be his heed,
And give him light that it was blinded by.
Study is like the heaven’s glorious sun,
That will not be deep-searched with saucy looks
Small have continual plodders ever won,
Save base authority from others’ books.
These earthly godfathers of heaven’s lights,
That give a name to every fixed star,
Have no more profit of their shining nights
Than those that walk and wot not what they are
Too much to know is to know naught but fame,
And every godfather can give a name.
KING
How well he’s read, to reason against reading.
DUMAINE
Proceeded well, to stop al good proceeding.
LONGAVILLE
He weeds the corn, and still lets grow the weeding
BEROWNE
The spring is near when green geese are a-breeding
DUMAINE How follows that?
BEROWNE Fit in his place and time.
DUMAINE In reason nothing.
BEROWNE Something then in rhyme.
KING Berowne is like an envious sneaping frost
That bites the first-born infants of the spring.
BEROWNE Well, say I am! Why should proud summer boast
Before the birds have any cause to sing?
Why should I joy in an abortive birth?
At Christmas I no more desire a rose
Than wish a snow in May’s new-fangled shows,
But like of each thing that in season grows.
So you, to study now it is too late,
Climb d’er the house to unlock the little gate.
BIRON
Ogni piacere è vano, ma di tutti il più vano
è quel che, con pena acquisito, non procura che pena.
Penosamente un uomo s’intesta a ponzare su un libro,
cercando la luce della verità: e intanto la verità
a tradimento pian piano gli toglie la luce degli occhi.
La luce che cerca la luce priva la luce di luce.
E così chi voleva portare la luce nel buio dell’ignoto
brancolerà nel buio, perduta la luce degli occhi.
Studiatevi piuttosto di ricrearveli, gli occhi,
guardando occhi più belli; e se vi accecheranno
è sol per attirarvi a sé, e così potranno
ridarvi quella luce di cui vi avean privato.
Lo studio è come un sole radioso che, alto in cielo,
giammai si lascia scrutare da sguardi indiscreti.
Ben poco ricavan gli eterni sgobboni dai loro sudori,
se non citazioni erudite da altri scrittori.
Gli astronomi, mortali padrini dei lumi del cielo,
ad ogni stella hanno trovato il suo nome,
ma non gioiscono del firmamento stellato
più del viandante, ignaro di astri e pianeti.
Chi troppo sa, si cura solo di se medesimo:
quanto a dar nomi, basta il compare di battesimo.
RE Ha letto troppo, e adesso mi abiura la lettura!
DUMAINE È troppo colto, e ora inneggia all’incultura!
LONGUEVILLE Estirpa il grano, per seminare il loglio.
BIRON E a primavera poi, innaffio l’erba voglio…
DUMAINE Come sarebbe a dire?
BIRON Lo saprai quanto prima.
DUMAINE Ciò non ha senso.
BIRON Ma in compenso fa rima.
RE Biron è invidioso come la morsa del gelo,
che a primavera fa strage dei primi germogli.
BIRON E se fosse? L’estate non si gloria del suo splendore
quando gli uccelli non hanno ancora di che cantare:
perché dovrei gioire di un parto prematuro?
o non pretendo di avere le rose a Natale,
né tantomeno la neve in maggio, sui prati fioriti.
Soltanto i frutti di stagione mi sono graditi,
e la stagione dello studio è per noi tramontata.
Se poi la porta è aperta, ha senso dar la scalata
al tetto della casa?
Versi 147- 158
BEROWNE
Necessity will make us all forsworn
Three thousand times within this three years’ sp
For every man with his affects is born,
Not by might mastered, but by special grace. 1a
If I break faith, this word shall speak for me: sual
I am forsworn on mere “necessity”
So to the laws at large I write my name,
And he that breaks them in the least degree
Stands in attainder of eternal shame.
Suggestions are to other as to me,
But I believe, although I seem so loath,
I am the last that will last keep his oath.
BIRON
La necessità! Ci farà tutti spergiuri
tremila volte, nell’arco di questi tre anni.
Ogni uomo nasce schiavo delle passioni: a dominarle
la volontà non basta, ci vuole una grazia speciale.
Se manco ai patti, ecco la formula che mi assolverà:
sono spergiuro, ma ho agito in stato di necessità.
Tanto vale ch’io apponga la mia firma in calce all’editto:
chi violerà le norme anche in minima parte
si macchierà di tradimento, a sua eterna ignominia.
Le tentazioni ci sono, per me come per tutti;
ma son convinto – anche se ho un po’ tentennato –
che sarò l’ultimo a venir meno alla fede giurata.
Versi 189-268
KING A letter from the magnificent Armado.
BEROWNE How low soever the matter, I hope in God for
high words.
LONGAVILLE A high hope for a low heaven. God grant us
patience!
BEROWNE To hear, or forbear hearing?
LONGAVILLE To hear meekly, sir, and to laugh moderately; or to forbear both.
BEROWNE Well, sir, be it as the style shall give us cause to
climb in the merriness.
COSTARD The matter is to me, sir, as concerning Jaquenetta. The manner of it is, I was taken with the manner.
BEROWNE In what manner?
COSTARD In manner and form following, sir – all those
three: I was seen with her “in” the “manor” -house,
sitting with her upon the “form”, and taken “following”
her into the park; which, put together, is “in manner and
form following”. Now, sir, for the “manner” – it is the
manner of a man to speak to a woman. For the “form”-
in some form.
BEROWNE For the “following”, sir?
COSTARD As it shall follow in my correction – and God
defend the right!
KING Will you hear this letter with attention?
BEROWNE As we would hear an oracle.
COSTARD Such is the sinplicity of man to hearken after
the flesh.
KING [reading] Great deputy, the welkin’s vicegerent and
sole dominator of Navarre, my soul’s earth’s god and
body’s fostering patron –
COSTARD Not a word of Costard yet.
KING. “So it is –
COSTARD It may be so; but if he say it is so, he is, in telling true – but so.
KING Peace!
COSTARD Be to me and every man that dares not fight.
KING No words!
COSTARD Of other men’s secrets, I beseech you.
KING So it is, besieged with sable-coloured melancholy, I
did commend the black oppressing humour to the most
wholesome physic of thy health-giving air; and, as I am a
gentleman, betook myself to walk. The time when? About
the sixth hour; when beasts most graze, birds best peck
and men sit down to that nourishment which is called
supper. So much for the time when. Now for the ground
which – which, I mean, I walked upon. It is yclept thy
park. Then for the place where – where, I mean, I did
encounter that obscene and most preposterous event that
draweth from my snow-white pen the ebon-coloured ink
which here thou viewest, beholdest, surveyest, or seest.
But to the place where. It standeth north-north-east and
by east from the west corner of thy curious-knotted
garden. There did I see that low-spirited swain, that base
minnow of thy mirth –
COSTARD Me?
KING That unlettered small-knowing soul –
COSTARD Me?
KING That shallow vassal –
COSTARD Still me
KING Which, as I remember, hight Costard –
COSTARD O, me!
KING Sorted and consorted, contrary to thy established
proclaimed edict and continent canon, which with – O
with – but with this I passion to say wherewith –
COSTARD With a wench.
KING
With a child of our grandmother Eve, a female, or,
for thy more sweet understanding, a woman. Him I – as
my ever-esteemed duty pricks me on – have sent to there, to
receive the meed of punishment, by thy sweet grace’s officer,
Anthony Dull, a man of good repute, carriage,
bearing, and estimation.
DULL Me, and’t shall please you. I am Anthony Dull.
KING For Jaquenetta – so is the weaker vessel called –
which I apprehended with the aforesaid swain, I keep her
as a vessel of thy law’s fury, and shall, at the least of thy
sweet notice, bring her to trial. Thine in all compliments
of devoted and heart-burning heat of duty,
Don Adriano de Armado
BEROWNE This is not so well as I looked for, but the best
that ever I heard.
KING Ay, the best for the worst. But, sirrah, what say you of this?
COSTARD Sir, I confess the wench.
KING Did you hear the proclamation?
COSTARD I do confess much of the hearing it, but little of
the marking of it.
KING Una lettera dell’incomparabile Armado!
BIRON Per ridicolo che sia il contenuto, spero in Dio che
sia espresso in linguaggio sublime.
LONGUEVILLE E sappiam tutti che dal sublime al ridicolo… Buon Dio, dacci forza e coraggio!
BIRON Per starlo a sentire, o per tapparci le orecchie?
LONGUEVILLE Per starlo a sentire buoni buoni, Biron,
ridendo sotto i baffi. Oppure per sghignazzare senza ritegno.
BIRON Beh, io dico che sarà tutta da ridere: basterebbero
certi salti di stile.
ZUCCA Qui non c’è niente da ridere: qui c’è di mezzo Giacomina. E il fatto è, sire, che ci han colti sul fatto.
BIRON E come han fatto a scoprire il misfatto?
ZUCCA Il fatto o – se preferite – il misfatto, ve lo dico
issofatto. Prima mi scoprono nel castello, impancato con nlei di soppiatto.
Io di lì me la batto per seguirla nel parco, e colà, in un anfratto, ci han beccati nell’atto: o
meglio, in un complesso di atti che loro chiamano
amplesso o addirittura congresso. Ma il fatto, signore,
non è che l’atto di un uomo e di una donna venuti a
contatto, e quanto al misfatto, beh, signore, quel che è
fatto è fatto…
BIRON E non hai altro da dire, messere, su detto misfatto?
ZUCCA So soltanto che sarà punito: e Dio illumini chi mi
dovrà giudicare.
RE La vogliamo sentire, sì o no, questa lettera?
BIRON Come fosse un oracolo.
ZUCCA Oh che bischeri gli uomini! cedere al richiamo
della carne!
RE [legge] «Al Supremo Vicario, Vicegerente del Firma-
mento e Insostituibile Duce e Condottiero del Regno di
Navarra, per l’anima mia Incarnazione di Dio in Terra, e
a pel mio corpo Provido e Almo Patrono…»
ZUCCA Manco una parola su Zucca!
RE «Or si dà il caso…»
ZUCCA Sarà: ma se lo dice lui, si dà fino a un certo punto…
RE Ma vuoi startene un po’ in pace?
ZUCCA E come no? Non sono uno che attacca briga.
RE Fate silenzio!
ZUCCA. . . sui nostri segreti – mi raccomando, sire!
RE «Or si dà il caso che, assillato da atrabiliare ipocondria, io abbia affidato un sì angustioso umor nero al più salutifero dei farmaci, l’aere balsamico delle Vostre contrade; e che, da gentiluomo qual sono, mi sia concesso ampie deambulazioni. A che ora? Intorno all’ora sesta, allorquando i quadrupedi si fanno più erbivori, e i pennuti più voracemente becchettano, mentre uomini e donne, al desco assisi, celebrano il rito della nutrizione, ch’essi chiamano cena. E ciò basti per l’ora.
E il luogo? Il luogo – intendo – ove avventuravo i miei passi? Esso appellasi il Parco. Ma veniamo al dunque, o meglio al dove: al luogo cioè dove mi fu dato di assistere al consumarsi di un evento sì osceno e in sommo grado disdicevole che dal niveo candore della mia penna d’oca sugge un inchiostro ebanescente – ovverossia, nero come l’ebano: quello che tu qui contempli, rimiri, sottoponi a scrutinio o, più semplicemente, vedi.
Ma torniamo al dove: un dove ubicato a levante della tramontana, così come a levante dell’angolo di ponente del Vostro labirintico verziere: ed è colà che mi cadde lo sguardo su quel volgare bifolco, quel vile, buffonesco omiciattolo…»
ZUCCA Chi, io?
RE «… quell’illetterata animuccia ignorante…»
ZUCCA Io?
RE «. quella zucca vuota…»
ZUCCA Ha detto Zucca!
RE « che, mi sovvengo, chiamasi appunto Zucca…»
ZUCCA Allora son proprio io!
RE « nell’atto di intrattenersi a congresso carnale, in
spregio all’editto da Voi legiferato e promulgato e al
relativo codice di continenza, di intrattenersi, dicevo,
con… con… ma troppo è lo strazio nel disvelare con
chi…»
ZUCCA Con una ragazza.
RE «… con una delle figlie di Eva, nostra comune progenitrice. Ovvero, per rendere limpido e trasparente il concetto, con una donna. Costui – come mi spinge a fare la mia indefettibile dedizione al Dovere – ve l’ho all’uopo mandato, a che riceva la giusta mercede del suo gastigo, acortato da Antonio Gnocco, uffiziale di Vostra Maestà e uomo di specchiata reputazione, condotta, portatura e estimazione.»
GNOCCO Gnocco Antonio son io, per servirvi.
RE «Quanto a Giacomina – che così appellasi l’esponente
del sesso debole da me sorpresa col sullodato villano –
essa resta sotto la mia custodia in attesa dei fulmini della
legge: a un Vostro minimo cortese cenno, Ve la porto in
giudizio. Con tutto l’ossequio ed il devoto e dovuto fervore di un cuore ardente,
Vostro Don Adriano de Armado.»
BIRON Un po’ al disotto delle aspettative, ma pur sempre
la migliore ch’io abbia mai udito.
RE Diciamo pure, il meglio del peggio. Ma tu, mariuolo,
cos’hai da dire in tua difesa?
ZUCCA Sire, confesso la ragazza.
RE Ma avete udito il proclama?
ZUCCA Confesso di averlo molto udito, ma poco inteso.
Teatro completo di W, Shakespeare- Volume I – Le commedie eufuistiche, a cura di Giorgio Melchiori, traduzxione di Andrea Cozza. Mondadori – I Meridiani 1990
PENE D’AMOR PERDUTE [Love’s Labours Lost].
Commedia in cinque atti in versi e in pross di William Shakespeare (1564-1616) scritta circa nel 1595, pubblicata in-quarto nel 1598 e nell’in-follo del 1623. Se lo Shakespeare non attinse a un precedente dramma, può essere stato informato da qualche viaggiatore inglese o francese dell’avvenimento storico che è adombrato nel dramma: la visita fatta a Enrico IV a Nérac, nel 1578, da parte di Margherita di Valois, sua moglie, principessa di Francia.
Il re di Navarra e tre del suol signori, Biron, Longaville e Dumain, anno giurato di non voler vedere più donne per tre anni e di vivere una segregata vita di studi e di sobrietà. L’arrivo della principessa di Francia con un’ambasciata per riottenere l’Aquitania per il re di Francia, suo padre, obbliga i professi a fare un’infrazione ai loro voti, consentendo di ricevere la principessa e le sue dame, Rosalina (Rosaline),
Maria e Caterina (Katharine); tuttavia le dame non vengono ospitate a Corte, ma debbono accamparsi fuori. Il re di Navarra s’innamora a prima vista della principessa, e i suoi compagni delle sue dame; tutti, senza dirlo, anno già rotto il voto nel fondo del cuore, ma trattenuti dalla vergogna, si spiano reciprocamente.
In una parte del parco sfogano ad alta voce le loro passioni leggendo i canti d’amore a cui si sono ispirati : Longaville si scopre al declamante Dumain rimproverandolo, e il re, che era nascosto lì presso, sopravviene a rimproverar della stessa colpa Longaville, finché Biron, Il motteggiatore della
compagnia, che à udito gli sfoghi di tutti, sopravviene a smascherare lo stesso re, ed è a sua volta smascherato per la scoperta di una lettera amorosa a Rosaline; ma si trae d’impaccio provando la follia del voto infranto (follia da lui de-
nunziata già al momento dell’impegno solenne), e invitando gli amici a militare sotto i vessilli dell’amore.
Gli amanti decidono di travestirsi da Russi per fare la loro dichiarazione, ma le dame, venute a sapere di cló, si travestono anch’esse, scambiandosi i pegni d’amore ricevuti, sicché gli spasimanti restano delusi e scornati.
Tornano quindi alla carica nelle loro proprie spoglie, finché
l’annunzio della morte del re di Francia obbliga la principessa a una precipitosa partenza.
Le belle Impongono al loro amanti un anno di penitenza,
dopo di che la principessa promette di corrispondere alla seria passione del re.
A questa esile trama centrale si rannodano la rustica tresca del villano Lucca ( Costard ) per la forosetta Giacometta (Jaquenetta) r il galante corteggiamento di quest’ultima da parte del “fantastico” spagnolo don Adriano de Armado, parodia di quella stessa passione amorosa che agita le anime dei grandi, fin nella conclusione: il voto che fa Armado di farsi aratore per tre anni per amor di Giacometta.
S’alternano le scene di arguzie galanti, di lirici vaneggiamenti e di grottesche situazioni, queste ultime provocate dai caratteri buffi che son modellati sulle maschere della commedia dell’arte: oltre ad “Armado”, al “capitano” e al “villano” Zucca, vì è il “pedante” Oloferne (Holofernes), il “parassita” ser Nataniele (Sir Nathaniel), lo zanni (personaggio comico della commedia dell’arte. NdR) Tignola (Moth), paggio di Armado.
Questi personaggi si combinano in una parata di Prodi
(Worthles ) , in cui Zucca deve figurare nella parte di
di Pompeo, ser Nataniele in quella d’Alessandro, ecc.: e così la galante società di dame e cavalieri si diverte alle loro spalle, in una scena che è un chiaro anticipo della recita di Piramo e Tisbe nel “Sogno d’una notte d’estate”.
Chiude il dramma la deliziosa lirica sul contrasto della primavera (il canto del cuculo) e dell’Inverno (il canto della
civetta): “ Quando le variopinte pratoline e le violette turchine… («When daisies pied and violets blue »), “Quando i ghiaccioli pendono al muro…”(When icicles hang by the wall»).
Tutto il sapore dell’opera sta nel suo brio e nel fuoco di fila delle freddure, che lasciano senza respiro il lettore moderno che è in grado di seguirle (e spesso occorrono molti commenti per rendersene conto).
Ma anche se l’opera rispecchia un gusto diverso dal nostro,
possiede un suo tenue incanto a cui potrebbero applicarsi 1 versi del Baudelaire a proposito di Watteau (nella poesia “I Fari”): “carnevale dove cuori illustri errano fiammeggiando come farfalle”
Torneo di spirito e mascherata grottesca, Pene d’amor perdute delinea motivi che lo Shakespeare più maturo tratterà con consumata maestria.
Mario Praz
Dizionario delle Opere e dei personaggi, Bompiani, Milano 1983
V’à brio, scherzo e festività, e un’eloquenza così fiorita (per esempio nella difesa, recitala da Biron o Berowne, dei diritti della gioventù e dell’amore) che quasi si avvicina alla lirica.
(Benedetto Croce).
LC 27 aprile 2025
