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La commedia degli errori Atto V (Shakespeare 22)

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Atto V: 425 versi

Angelo (l’orefice) e il mercante vedono i Siracusani, con ‘Antifolo’ che indossa la catena d’oro. Il mercante accusa ‘Antifolo’ di aver mentito ad Angelo.

 versi 5-8

ANGELO (parlando di Antifolo)

Of very reverend reputation, sir;

Of credit infinite, highly beloved,

Second to none that lives here in the city.

His word might bear my wealth at any time.

 

ANGELO

Ha una riputazione onorevolissima, messere,

credito illimitato, è amato da tutti e non è secondo a nessuno

di quanti vivono in questa città.

Sulla sua parola darei  la mia ricchezza in ogni momento.

 

Ma all’arrivo di Adriana, i Siracusani scappano e si rifugiano nell’Abbazia. Adriana tenta di recuperare il marito, ma la

badessa si rifiuta di consegnarlo.

 

versi 44- 61

ABBESS

How long hath this possession held the man?

ADRIANA

This week he hath been heavy, sour, sad,

And much, much different from the man he was.

But till this afternoon his passion

Ne’er brake into extremity of rage.

ABBESS

Hath he not lost much wealth by wrack of sea?

Buried some dear friend? Hath not else his eye

Strayed his affection in unlawful love,

A sin prevailing much in youthful men,

Who give their eyes the liberty of gazing?

Which of these sorrows is he subject to?

ADRIANA

To none of these except it be the last

Namely some love that drew him oft from home.

ABBESS

You should for that have reprehended him.

ADRIANA

Why, so I did.

ABBESS

Ay, but not rough enough.

ADRIANA

As roughly as my modesty would let me.

ABBESS

Haply in private.

ADRIANA

And in assemblies, too.

ABBES

Ay, but not enough.

 

 

BADESSA

Da quanto tempo quest’uomo è così invasato?

ADRIANA.

Tutta la settimana è stato cupo, amaro, tetro, e

molto molto diverso dal suo solito; ma fino a questo pomeriggio la sua frenesia non era ancora divampata con sì estremo furore.

BADESSA.

Ha forse fatto qualche grave perdita in un naufragio? Seppellito qualche amico caro? O forse i suoi occhi

han disviato il suo affetto in qualche colpevole amore? È peccato assai frequente nei giovani che dànno troppa libertà ai loro sguardi.

Quale di queste sciagure l’ha toccato?

ADRIANA

Nessuna di queste, eccetto forse l’ultima; e per

dirvela, qualche tresca che talvolta lo conduceva fuori di casa.

BADESSA. Di ciò avreste dovuto riprenderlo.

ADRIANA. E l’ho fatto.

BADESSA. Ma non abbastanza energicamente.

ADRIANA. Con quell’energia che la mia moderazione consentiva-

BADESSA Forse a quattr’occhi.

ADRIANA Ed anche in faccia ad altri.

BADESSA Ahimè, non abbastanza

 

Versi  68-85

ABBESS

And thereof came it that the man was mad.

The venom clamours of a jealous woman

Poisons more deadly than a mad dog’s tooth.

It seems his sleeps were hindered by thy railing,

And thereof comes it that his head is light.

Thou sayst his meat was sauced with thy upbraidings; Unquiet meals make ill digestions.

Thereof the raging fire of fever bred;

And what’s a fever but a fit of madness?

Thou sayst his sports were hindered by thy brawls;

Sweet recreation barred, what doth ensue

But moody and dull melancholy,

Kinsman to grim and comfortless despair,

And at her heels a huge infectious troop

Of pale distemperatures and foes to life?

In food, in sport, and life-preserving rest

To be disturbed would mad or man or beast.

The consequence is, then, thy jealous fits

Hath scared thy husband from the use of wits.

BADESSA

Da ciò la sua pazzia. Le avvelenate rimostranze

di una donna gelosa sono più mortali che il dente del cane

arrabbiato. A quel che dici, i tuoi rimproveri gli hanno impedito il sonno; e di qui viene che gli ha dato di volta il

cervello. Tu dici che i suoi cibi erano conditi coi tuoi rimbrotti; pasti inquieti fanno cattiva digestione,

donde si genera il rabbioso fuoco della febbre — e ch’è mai la febbre

se non un attacco di follia?

Tu ammetti che i suoi piaceri erano impediti dai tuoi litigi; la dolce ricreazione interdetta,

che può seguirne se non pessimo umore, tetra malinconia prossima della sinistra e sconsolata disperazione? e alle sue calcagna

una infetta turba di pallidi disordini nemici della vita?

Essere disturbato a tavola, nei piaceri e nel sonno riparatore, è cosa da far impazzire un uomo o una bestia.

In conseguenza,  sono i tuoi accessi di gelosia che hanno tolto a tuo marito l’uso della ragione.

Quando il duca Solino arriva con il boia di Egeone, Adriana cerca di spiegare la situazione. I gemelli di Efeso appaiono improvvisamente, con Antifolo che implora il duca di fare giustizia. Solino crede che tutti siano stregati e chiama la badessa.

versi 214- 254

 ANTIPHOLUS OF EPHESUS

My liege, I am advisèd what I say,

Neither disturbed with the effect of wine

Nor heady-rash provoked with raging ire,

Albeit my wrongs might make one wiser mad.

This woman locked me out this day from dinner.

That goldsmith there, were he not packed with her,

Could witness it, for he was with me then,

Who parted with me to go fetch a chain,

Promising to bring it to the Porpentine,

Where Balthasar and I did dine together.

Our dinner done, and he not coming thither,

I went to seek him. In the street I met him

And in his company that gentleman.

There did this perjured goldsmith swear me down

That I this day of him received the chain,

Which, God he knows, I saw not. For the which

He did arrest me with an officer.

I did obey, and sent my peasant home

For certain ducats. He with none returned.

Then fairly I bespoke the officer

To go in person with me to my house.

By the way we met

My wife, her sister, and a rabble more

Of vile confederates. Along with them

They brought one Pinch, a hungry, lean-faced villain,

A mere anatomy, a mountebank,

A threadbare juggler and a fortune-teller,

A needy, hollow-eyed, sharp-looking wretch,

A living dead man. This pernicious slave,

Forsooth, took on him as a conjuror,

And gazing in mine eyes, feeling my pulse

And with no face, as ’twere, outfacing me,

Cries out I was possessed. Then all together

They fell upon me, bound me, bore me thence,

And in a dark and dankish vault at home

There left me and my man, both bound together,

Till, gnawing with my teeth my bonds in sunder,

I gained my freedom, and immediately

Ran hither to your grace, whom I beseech

To give me ample satisfaction

From these deep shames and great indignities.

ANTIFOLO DI EFESO

Mio sovrano, so quel che mi dico. Non son turbato dall’effetto del vino né ho la testa sconvolta da un accesso d’ira, con tutto che tali oltraggi possano fare impazzire un savio.Costei m’ha chiuso fuori oggi all’ora del pranzo. Quest’orafo, se non fosse in lega con lei, potrebbe esserne testimone, perché egli era allora con me; mi lasciò, per andare a prendere una catena che mi promise di portarmi al « Porcospino», dove stavo pranzando con Baldassarre. Finito il nostro pranzo, non avendolo visto venire, andai per cercarlo; lo incontrai per via e con lui era questo signore. Là quest’orafo spergiuro mi giurò di avermi dato oggi stesso la catena, la quale Dio sa che io non ho mai veduta; per il che mi fece arrestare da un birro. Mi sottomisi; mandai a casa il mio servo a prendere certi ducati; egli tornò senza il denaro. Allora pregai cortesemente il birro di venire in persona a casa con me. Per la via incontrammo mia mo4glie, sua sorella e una marmaglia di abietti complici, che menavan con loro un certo Pizzico, uno smunto e famelico furfante, un autentico scheletro, un ciarlatano, un giocoliere pezzente, un indovino, uno sciagurato bisognoso, dagli occhi infossati, dallo sguardo astuto, vero cadavere vivente; ed ecco che questo pernicioso ribaldo comincia a farla da esorcista e fissandomi negli occhi, tastandomi il polso, e sfacciatamente squadrandomi con quel suo fantasma di faccia, grida che sono invasato. Tutt’insieme allora essi mi si buttarono addosso, mi legarono, mi portarono via di là e lasciarono me e il mio uomo a casa, in una buia ed umida cantina, legati tutti e due insieme. Finché, avendo rosi i miei legami coi denti, io recuperai la mia libertà e corsi subito qui da Vostra Grazia, che prego mi dia ampia soddisfazione per i vergognosi oltraggi e i gravi affronti che ho subito.

Egeone, nel frattempo, è deluso che gli abitanti del luogo, Antifolo e Dromio, non lo riconoscano, troppo cambiato  dai suoi viaggi e dal suo dolore.

 versi 298-301

EGEON

O, grief hath changed me since you saw me last,

And careful hours with time’s deformèd hand

Have written strange defeatures in my face

But tell me yet, dost thou not know my voice?

 

EGEONE Oh come deve avermi mutato il dolore da quando

vi vidi per l’ultima volta — e che strane alterazioni le ore

ansiose e la mano difforme del tempo han scritto sul mio

volto! Ma dimmi ancora, non conosci la mia voce?

 

 versi 307-318

 EGEON

Not know my voice? O time’s extremity,

Hast thou so cracked and splitted my poor tongue

In seven short years that here my only son

Knows not my feeble key of untuned cares?

Though now this grainèd face of mine be hid

In sap-consuming winter’s drizzled snow,

And all the conduits of my blood froze up,

Yet hath my night of life some memory,

My wasting lamps some fading glimmer left,

My dull deaf ears a little use to hear.

All these old witnesses, I cannot err,

Tell me thou art my son Antipholus.

 

EGEONE

 Non riconoscere la mia voce! O tempo crudele hai tu dunque spaccato e fenduto la mia povera lingua in sette brevi anni, al segno che il mio unico figlio non riconosce più la mia flebile voce ormai resa falsa da tanti dolori? Benché ora questo mio volto rugoso sia nascosto sotto la nevicata dell’inverno che consuma ogni umore e tutti i condotti del mio sangue siano gelati, tuttavia questa incipiente notte della mia vita ha qualche memoria, la mia vacillante lampada rende ancora un bagliore di luce, le mie orecchie ottuse e assordite conservano pure alcuna facoltà d’intendere; e tutti questi vecchi testimoni mi dicono senza fallo che tu sei il mio figliuolo Antifolo.

Poi, quando la badessa emerge con i gemelli siracusani, tutti sono stupiti. La badessa si rivela essere Emilia, la moglie perduta di Egeone. Dopo il naufragio, suo figlio e il servo gemello furono rapiti da “rozzi pescatori di Corinto” e lei finì a Efeso. Ogni confusione sulla catena e i ducati mancanti viene risolta e la badessa si rallegra della “nascita” dei suoi figli dopo trentatré anni. Invita tutti a banchetto.

 

versi 339-360

 ABBESS

Whoever bound him, I will loose his bonds,

And gain a husband by his liberty.

Speak, old Egeon, if thou be’st the man

That hadst a wife once called Æmilia,

That bore thee at a burden two fair sons.

O, if thou be’st the same Egeon, speak,

And speak unto the same Æmilia.

DUKE

Why, here begins his morning story right.

These two Antipholus’, these two so like,

And these two Dromios, one in semblance,

Besides her urging of her wrack at sea –

These are the parents to these children,

Which accidentally are met together.

EGEON

If I dream not, thou art Æmilia.

If thou art she, tell me, where is that son

That floated with thee on the fatal raft?

ABBESS

By men of Epidamnum he and I

And the twin Dromio all were taken up;

But by and by rude fishermen of Corinth

By force took Dromio and my son from them,

And me they left with those of Epidamnum.

What then became of them I cannot tell;

I, to this fortune that you see me in.

BADESSA

Chiunque l’abbia legato, io scioglierò i suoi lacci

e otterrò un marito da questa sua liberazione. Parla, vecchio

Egeone, se tu sei l’uomo che avesti un tempo una

chiamata Emilia la quale ti donò a un solo parto due bei gemelli. Oh, se tu sei lo stesso Egeone, parla, e parla a quella

stessa Emilia!

DUCA

Ecco la storia di stamani che comincia a tornar giu-

sta; questi due Antifoli così somiglianti e questi due Dromi

di eguali fattezze e poi il naufragio in mare di cui parla

costei…. Questi sono proprio i genitori dei due ragazzi, per

accidente or qui riuniti.

EGEONE

Se non sogno tu sei Emilia, e se tu sei lei, dimmi,

dov’è quel figlio che galleggiò con te sulla zattera fatale?

BADESSA

Io, lui e il gemello Dromio fummo raccolti da

uomini di Epidamno; ma poco dopo rudi pescatori di Corinto tolsero a loro di forza Dromio e mio figlio,

e mi lasciarono con quelli di Epidamno. Che avvenne poi d’essi non so dire. Io, ho avuto la sorte che vedete.

 

Versi 393-406

 ABBESS

Renownèd Duke, vouchsafe to take the pains

To go with us into the abbey here,

And hear at large discoursèd all our fortunes,

And all that are assembled in this place,

That by this symphatisèd one day’s error.

Have suffered wrong. Go, keep us company,

And we shall make full satisfaction.

Thirty-three years have I but gone in travail

Of you, my sons, and till this present hour

My heavy burden ne’er deliverèd.

The Duke, my husband, and my children both,

And you, the calendars of their nativity,

Go to a gossips’ feast, and go with me.

After so long grief, such nativity.

 

BADESSA

Illustre Duca, vogliate prendervi il disturbo di venire con noi nell’abbazia e di ascoltare l’intero racconto delle peripezie. E coloro che sono qui raccolti e che dalla partecipazione a questi errori di un giorno hanno sofferto pene, vogliano farci compagnia e tutti avranno piena soddisfazione. Per venticinque anni ho avuto le doglie per voi, figli miei, e solo oggi mi sono sgravata di questo peso. Il duca, mio marito, i miei figli e voi che siete i calendari della loro nascita, venite tutti a questa festa di battesimo con me, godete dopo sì lunga pena tanta allegria.

 ———————————————————

Traduzione di Eugenio Montale – Shakespeare – Teatro volume I – Sansoni 1964

 ———————————————————

LC 13 aprile 2025

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