
Atto II scena 1 : 114 versi
Adriana, in attesa del marito per pranzo, conversa con la sorella Luciana, che dice che si sposerà solo quando imparerà ad amare. Dromio di Efeso riferisce che il suo padrone è diventato “completamente pazzo”, delirando per i marchi d’oro e negando persino di avere una moglie. Quando Adriana dice a Dromio di tornare subito al mercato e prendere Antifolo, Dromio si lamenta di essere trattato “come un pallone da calcio”. Adriana crede che suo marito abbia una tresca: dice che sarebbe disposta a rinunciare alla catena d’oro che suo marito le ha promesso se solo fosse fedele.
Scena I, verso 1-10
Enter Adriana, wife to Antipholus [of Ephesus], with Luciana, her sister.
ADRIANA
Neither my husband nor the slave returned, That in such haste I sent to seek his master? Sure, Luciana, it is two o’clock.
LUCIANA
Perhaps some merchant hath invited him, And from the mart he’s somewhere gone to dinner. Good sister, let us dine, and never fret. A man is master of his liberty; Time is their master, and when they see time They’ll go or come. If so, be patient, sister.
ADRIANA
Why should their liberty than ours be more?
Entrano Adriana, moglie di Antifolo di Efeso, e sua sorella Luciana
ADRIANA
Non tornano né l’uno né l’altro! Né mio marito né il servo che avevo mandato in fretta a cercare il padrone!
Di certo, Luciana, sono già le due.
LUCIANA
Forse qualche mercante l’ha invitato, e dal mercato è andato altrove per il pranzo. Buona sorella, pranziamo anche noi
senza tormentarci.
Gli uomini sono padroni della loro libertà. L’attimo è il loro padrone e a seconda dell’attimo essi vanno o vengono.
Poiché è così ci vuol pazienza, sorella.
ADRIANA
Perché la loro libertà dev’essere più grande della nostra?
Scena 1 versi 55-67
DROMIO OF EPHESUS
Why, mistress, sure my master is horn-mad.
ADRIANA
Horn-mad, thou villain?
DROMIO OF EPHESUS
I mean not cuckold-mad,
But sure he is stark mad.
When I desired him to come home to dinner
He asked me for a thousand marks in gold
«’Tis dinner-time», quoth I. «My gold», quoth he.
«Your meat doth burn», quoth I. « My gold», quoth he
«Will you come?» quoth I. «My gold», quoth he.
«Where is the thousand marks I gave thee, villain?»
«The pig», quoth I, «is burned». « My gold», quoth he
«My mistress, sir -» quoth I – «Hang up thy mistress!
I know not thy mistress. Out on thy mistress!»
DROMIO DI EFESO Ebbene, signora, di certo il padrone ha il mondo in sulle corna!
ADRIANA Dici che il padrone ha le corna, gaglioffo?
DROMIO DI EFESO
Non voglio dire che è un cornuto, ma che è pazzo da legare; quando lo pregai di tornare a casa per il
pranzo mi richiese mille marchi d’oro.
« E l’ora del pranzo», gli dico. « Il mio oro», dice lui.
« La carne brucia», dico io, e lui « Il mio oro».
« Volete tornare a casa?», dico, e lui: « Il mio oro! Dove sono i mille marchi che t’ho dato, manigoldo?»
— «La porchetta», dico io, «si brucia»; — « Il mio oro », dice. — « Messere, la mia signora», dico, — e lui, « Alla malora la tua signora! Non la conosco, vada al diavolo! »
Atto II scena 2: 226 versi
Dromio di Siracusa trova il suo padrone in una piazza pubblica. Antifolo è furioso con il suo servo per aver finto di non avere i 1000 marchi d’oro, che ora sono al sicuro, e per aver inventato una storia sul pranzo e una moglie. Ma Dromio non riesce a capire cosa intende il suo padrone. Adriana e Luciana arrivano per punire gli uomini. Adriana predica ad Antifolo un sermone sulla fedeltà coniugale, e lei e Luciana prendono le negazioni di Antifolo e di Dromio della loro conoscenza come semplici scherzi L’Antifolo di Siracusa si chiede se sta sognando: “Quale errore svia i nostri occhi e le nostre orecchie?” Adriana e Luciana insistono perché Antifolo torni a casa per pranzo e incaricano Dromio di sorvegliare il cancello. Antifolo di Siracusa, sebbene lui e Dromio inizino a sospettare che i loro nomi siano noti a questi stranieri per magia, accetta.
Scena 2, versi 108-144
ADRIANA
Ay, ay, Antipholus, look strange and frown.
Some other mistress hath thy sweet aspects.
I am not Adriana, nor thy wife.
The time was once when thou unurged wouldst vow
That never words were music to thine ear,
That never object pleasing in thine eye,
That never touch well welcome to thy hand,
That never meat sweet-savoured in thy taste,
Unless I spake, or looked, or touched, or carved to thee
How comes it now, my husband, O how comes it,
That thou art then estranged from thyself?
Thyself I call it, being strange to me
That, undividable, incorporate,
Am better than thy dear self’s better part.
Ah, do not tear away thyself from me;
For know, my love, as easy mayst thou fall
A drop of water in the breaking gulf,
And take unmingled thence that drop again
Without addition or diminishing,
As take from me thyself, and not me too.
How dearly would it touch thee to the quick
Shouldst thou but hear I were licentious,
And that this body consecrate to thee
By ruffian lust should be contaminate?
Wouldst thou not spit at me, and spurn at me,
And hurl the name of husband in my face,
And tear the stained skin off my harlot brow,
And from my false hand cut the wedding ring,
And break it with a deep-divorcing vow?
I know thou canst, and therefore see thou do it!
I am possessed with an adulterate blot.
My blood is mingled with the crime of lust;
For if we two be one, and thou play false,
I do digest the poison of thy flesh,
Being strumpeted by thy contagion.
Keep then fair league and truce with thy true bed,
I live unstained, thou undishonoured
ADRIANA
Sì, sì, Antifolo, prendi codest’aria estranea e corrucciata; qualche altra donna conosce i tuoi sguardi teneri. Io non sono più Adriana né tua moglie. È passato il tempo quando, non richiesto, giuravi che non c’erano melodiose parole al tuo orecchio, piacevole oggetto al tuo occhio, cosa gradita al tocco della tua mano o manicaretto addolcito a tuo gusto, se io non ero là a parlare, a guardare, a toccare, a servire te.
Da che vien dunque, o mio sposo, da che viene, che ti sei straniato da te stesso? Dico da te stesso perché sei estraneo a me, che da te indivisibile, a te incorporata, sono più della parte migliore di te stesso. Ah, non strapparti così da me!
Poiché, sappilo, amor mio, sarebbe più facile far cadere una goccia d’acqua nel procelloso abisso e trarla poi di là incommista, non diminuita né accresciuta, che tentare di separarti da me senza trascinarmi teco.
Come saresti toccato sul vivo se appena sentissi dire che io fossi infedele e che questo corpo a te consacrato fosse contaminato da sconcia lussuria!
Non mi sputeresti in viso? Non mi respingeresti a pedate, non mi butteresti in faccia il tuo nome di sposo, non strapperesti la pelle contagiata dalla mia fronte di baldracca? E non mi toglieresti l’anello nuziale dalla sleale mano per romperlo con un giuramento di ripudio eterno?
Io so che lo faresti; e perciò fallo ora! Io ho in me una macchia d’adulterio, il mio sangue è mescolato al fango della lussuria; poiché se noi due siamo uno solo e tu tradisci, io assorbisco il veleno della tua carne e son prostituita dal tuo stesso contagio.
Mantieni dunque il tuo amore e la tua fedeltà al legittimo talamo, e che io viva senza macchia come tu senza disonore.
Traduzione di Eugenio Montale – Shakespeare – Teatro volume I – Sansoni 1964
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Sono 246 i brani musicali ispirati a “la commedia degli errori”. Tra gli autori italiani troviamo
- Roberto Nicolosi per la musica di scena della commedia andata in scena al Teatro Romano di Verona il 4 luglio 1958. con la traduzione di Gerardo Guerrieri , regia di Mario Ferrero con Raoul Grassilli (Antifolo di Efeso), Tonino Pierfederici (Antifolo di Siracusa(, Franco Parenri (Dromio di Efeso), Arnoldo Foà (Dromio di Siracusa).
- Sergio Liberovici per “La commedia degli sbagli” al Teatro Gobetti di Torino, per il Teatro Stabile di Torino, il 29 dicembre 1977
- Luciano Francisci a Milano 8 novembre 1983 per la regia di Augusto Zucchi con Andrea Giordana ( entrambi gli Antifolo) e Giancarlo Zanetti (entrambi i Dromio)
Da segnalare il musical “The boys from Syracuse” con la musica di Richard Rogers, testi delle canzoni di Lorenz Hart e libretto e regia di George Abbott e con le coreografie di George Balanchine, andato in scena per 235 volte
dal 23 novembre 1938 al 10 giugno 1939 all’Alvin Theatre di New York. Il musical venne ripreso dal 18 agosto 2002 al 20 ottobre 2002 all’American Airlines Theatre di New York, con 73 recite.
https://open.spotify.com/intl-it/album/6pbEFAchBRfN5AoZNd4nyp?si=Kmq-LD8ESKG1Kp0kBmgVtw
Venne fatto anche un film con la regia di A. Edward Sutherland, con Allan Jones, Joe Penner, Irene Harvey, Martha Raye, uscito il 9 agosto 1940.
LC 22 marzo 2025
