
Tre pretendenti giungono a Padova per chiedere la mano della bella Bianca, ma la giovane non può sposarsi prima della sorella maggiore Caterina, che nessuno vuole per il suo brutto carattere. Petruccio, in cerca di una moglie ricca, accetta di corteggiare la «bisbetica», in parte per mettere le mani sulla ricca dote di Caterina e in parte come sfida a «domare» lo spirito ribelle della giovane donna. Petruccio ottiene ciò che vuole e, fin dal giorno delle nozze, umilia e maltratta Caterina. Nel frattempo, Bianca ha scelto il suo sposo; Petruccio e Caterina partecipano al banchetto di nozze e la «domata» Kate dichiara di essere cambiata e di essere ora una moglie ubbidiente.
Allie Esiri Un anno con Shakespeare . Neri Pozza 2019
Prologo (284 righe )
Fuori da una birreria e nella camera del Lord a Warwick-Inghilterra
I Christopher Sly, un povero lattoniere, si addormenta dopo essere stato cacciato da una taverna per aver rotto dei bicchieri, e viene trovato da un Lord al ritorno dalla caccia, che ordina ai suoi uomini di portare Sly a casa sua, metterlo a letto e convincerlo quando si sveglia che è il suo signore, che ha sofferto di deliri. Il signore accoglie una compagnia di attori e ordina che il suo paggio Bartholomew venga vestito per il ruolo della dama di Sly.
2 Come ordinato, i servi dicono a Sly che è un signore, che ha perso la ragione da quindici anni, con grande dolore della sua Signora: accettando la storia, Sly è ansioso di riprendere i rapporti coniugali con il travestito Bartholomew, ma è scoraggiato e accetta invece di guardare gli attori recitare una commedia.
Prologo
Nelle opere shakespeariane troviamo riferimenti al fatto che i ruoli femminili venivano interpretati da giovani attori maschi. Per esempio, nel prologo della Bisbetica domata, un lord sta escogitando un piano per raggirare lo stagnino ambulante Christopher Sly, facendolo svegliare dal suo sonno di ubriaco da un paggio vestito da donna, che finge di essere sua moglie. Questo lord dà istruzioni al ragazzo per la sua recita nei panni di un personaggio femminile, basandosi sul presupposto sessista che le emozioni delle donne sono sempre delle «recite». Inoltre, spiega al ragazzo che non deve solo sapersi comportare come una donna, ma saper interpretare una donna così come una donna la interpreterebbe. Questa affermazione è sostenuta da un altro presupposto, ancora più radicale: il genere di una persona è solo una recita, anche fuori dal contesto di un’opera teatrale.
Allie Esiri, Un anno con Shakespeare . Neri Pozza. 2019
(Prologo, scena 1, 103-128)
LORD
Sirrah, go you to Barthol’mew my page,
And see him dress’d in all suits like a lady.
That done, conduct him to the drunkard’s chamber,
And call him ‘madam’, do him obeisance.
Tell him from me, as he will win my love,
He bear himself with honourable action,
Such as he hath observ’d in noble ladies
Unto their lords, by them accomplished.
Such duty to the drunkard let him do,
With soft low tongue and lowly courtesy,
And say ‘What is’t your honour will command,
Wherein your lady and your humble wife
May show her duty and make known her love?’
And then with kind embracements, tempting kisses,
And with declining head into his bosom,
Bid him shed tears, as being overjoy’d
To see her noble lord restor’d to health,
Who for this seven years hath esteemed him
No better than a poor and loathsome beggar.
And if the boy have not a woman’s gift
To rain a shower of commanded tears,
An onion will do well for such a shift,
Which in a napkin being close convey’d,
Shall in despite enforce a watery eye.
See this dispatch’d with all the haste thou canst,
Anon I’ll give thee more instructions.
Tu, messere, va’ dal mio paggio Bartholomew
e fallo vestire di tutto punto come una dama.
Fatto questo, conducilo alla stanza dell’ubriaco
e chiamalo “signora”, rendendogli omaggio.
Digli da parte mia, se gli preme il mio affetto,
di comportarsi con lo stesso nobile contegno
che ha visto tenere dalle gentildonne
nei riguardi dei loro mariti. Tal deferenza
mostri all’ubriacone, con dolci paroline
e profondi inchini, dicendo “Cosa comanda
Vossignoria, col che la vostra signora
e umile sposa possa compiacervi e dimostrare
il proprio amore?” E poi con teneri abbracci,
baci tentatori, reclinando il capo sul suo petto,
digli di versar lacrime sopraffatto dalla gioia
nel veder rinsavito il suo nobile signore,
che per sette anni si è creduto null’altro
che un misero e ripugnante pezzente.
E se il giovane non ha il dono femminile
di versare una pioggia di lacrime a comando,
una cipolla servirà a questo scopo,
che avvolta di nascosto in un fazzoletto
sarà giocoforza gli inondi gli occhi.
allo eseguire con la massima urgenza,
fra poco ti darò altre istruzioni.
Prologo, scena 2, 1-11
(Enter aloft Sly, with Attendants; some with apparel, basin and ewer, and other oppurtenances; and Lord.)
SLY
For God’s sake, a pot of small ale.
FIRST SERVANT
Will’t please your lordship drink a cup of sack?
SECOND SERVANT
Will’t please your honour taste of these conserves?
THIRD SERVANT
What raiment will your honour wear today?
SLY
I am Christophero Sly, call not me ‘honour’ nor
‘lordship’. I ne’er drank sack in my life. And if you give me any conserves, give me conserves of beef. Ne’er ask me what raiment I’ll wear, for I have no more doublets than backs, no more stockings than legs, nor no more shoes than feet – nay, sometime more feet than shoes, or such ] shoes as my toes look through the overleather.
(Entrano in alto Sly, col Seguito; alcuni con abiti, bacile e brocca, e altri oggetti; e il Lord)
SLY
Per amor di Dio, una birretta.
PRIMO SERVO
Vossignoria vorrebbe una coppa di vin di Spagna?
SECONDO SERVO
Vostra eccellenza vuol gustare delle confetture?
TERZO SERVO
Che abito vuole indossare oggi Vostro onore?
SLY
Io sono Christophero Sly, non chiamatemi “Vostro onore” o “Vossignoria”. Mai bevuto vin di Spagna in vita mia. E se mi date confetture, datemele di manzo. Mai chiedermi che abito metterò, perché ho tanti farsetti quante schiene, tante calze quante gambe e tante scarpe quanti piedi – anzi, talvolta più piedi che scarpe, o scarpe che le dita spuntano dalla tomaia.
Prologo, scena 2, 98-140
Enter [Page as a] lady, with Attendants.
[One gives Sly a pot of ale.]
SLY
I thank thee, thou shalt not lose by it.
PAGE
How fares my noble lord?
SLY
Marry, I fare well, for here is cheer enough.
Where is my wife?
PAGE
Here, noble lord, what is thy will with her?
SLY
Are you my wife, and will not call me husband?
My men should call me ‘lord’, I am your goodman.
PAGE
My husband and my lord, my lord and husband;
I am your wife in all obedience.
SLY
I know it well. What must I call her?
LORD
Madam.
SLY
Alice madam, or Joan madam?
LORD
Madam and nothing else, so lords call ladies.
SLY
Madam wife, they say that I have dream’d
And slept above some fifteen year or more.
PAGE
Ay, and the time seems thirty unto me,
Being all this time abandon’d from your bed.
SLY ’
Tis much. Servants, leave me and her alone.
[Exeunt Attendants.]
Madam, undress you and come now to bed.
PAGE
Thrice noble lord, let me entreat of you
To pardon me yet for a night or two;
Or, if not so, until the sun be set.
For your physicians have expressly charg’d,
In peril to incur your former malady,
That I should yet absent me from your bed.
I hope this reason stands for my excuse.
SLY
Ay, it stands so that I may hardly tarry so long.
But I would be loath to fall into my dreams again.
I will therefore tarry in despite of the flesh and the blood.
(Enter a Messenger(
MESSENGER
Your honour’s players, hearing your amendment,
Are come to play a pleasant comedy;
For so your doctors hold it very meet,
Seeing too much sadness hath congeal’d your blood,
And melancholy is the nurse of frenzy.
Therefore they thought it good you hear a play
And frame your mind to mirth and merriment,
Which bars a thousand harms and lengthens life.
SLY
Marry, I will. Let them play it. Is not a comonty
a Christmas gambol or a tumbling-trick?
PAGE
No, my good lord, it is more pleasing stuff.
SLY
What, household stuff?
PAGE
It is a kind of history.
SLY Well, we’ll see’t. Come, madam wife, sit by my side
And let the world slip, we shall ne’er be younger.
Entra [il Paggio vestito da] signora col Seguito. [Uno dà a Sly un boccale di birra.]
SLY
Ti ringrazio, non ci rimetterai.
PAGGIO
Come se la passa il mio nobile Signore?
SLY
Santo cielo, bene, perché c’è ogni ben di Dio.
Dov’è mia moglie?
PAGGIO
Qui, nobile signore, che vuoi da lei?
SLY
Sei mia moglie, e non mi chiami marito?
I servi mi chiameranno “signore”, io son tuo sposo.
PAGGIO
Mio marito e mio signore, mio signore e marito;
sono tua moglie in tutta obbedienza.
SLY
Lo so bene. Cosa devo chiamarla io?
LORD
“Madama”.
SLY
“Madama Alice” o “Madama Joan”?
LORD
“Madama” e basta, così fra dame e gentiluomini.
SLY
Madama moglie, dicono che ho sognato
e dormito per quindici anni o anche più.
PAGGIO
Sì, e a me sembrano trenta, bandita
per tutto questo tempo dal vostro letto.
SLY
È tanto. Servi, lasciate me e lei soli.
[Escono i Servi.]
Signora, spogliatevi e venite a letto.
PAGGIO
Tre volte nobile signore, vi supplico
di esentarmi ancora per una notte o due;
o almeno finché il sole non tramonti.
I vostri medici hanno ingiunto espressamente,
per paura d’una ricaduta nella vecchia malattia,
che mi assenti ancora un po’ dal vostro letto.
Spero che il motivo si erga a buon diritto.
SLY Sì, si erge così dritto che quasi non resisto più.
Ma non mi va di ricadere ancora nei miei sogni.
Perciò aspetterò, nonostante la carne e il sangue.
(Entra un Messo.)
MESSO
I comici di Vossignoria, saputo della guarigione,
sono venuti a recitare un’allegra commedia.
I vostri medici lo trovano molto opportuno,
visto che troppa mestizia vi ha raggelato il sangue,
e la malinconia fa da nutrice alla follia.
Perciò ritengono vi farà bene sentire una recita
e disporre la mente a letizia e allegria,
che scacciano mille mali e allungano la vita.
SLY Sì, diamine. Che recitino.
La comodia non è un trescone natalizio o un numero da saltimbanchi?
PAGGIO
No, mio buon signore, è roba più piacevole.
SLY
Cosa, roba da mangiare?
PAGGIO
È una specie di storia.
SLY
Bene, la guarderemo. Vieni, madama moglie,
siediti vicino a me; che il mondo giri,
tanto noi non saremo mai più giovani.
(inizia la rappresentazione de “La bisbetica domata”)
Shakespeare, William. La bisbetica domata. Con testo a fronte . Garzanti classici. Introduzione di Nemi D’Agostino, prefazione, traduzione e note di Sergio Perosa, 2016
SLY. Personaggio del Prologo della Bisbetica domata, commedia di William Shakespeare (1564-1616).
Cristoforo Sly è celebre piuttosto per la situazione in cui è messo, che per il suo carattere, le cui reazioni s’intravedono appena nelle due brevi scene del Prologo.
Il tiro che il signore gioca all’ubriaco Sly, facendogli credere, al suo risveglio, di essere anche lui un signore, si trova giànarrato nelle Mille e una notte , nella novella del “Dormiente risvegliato” , e il burlatore è Harün ar-Rascid. Simile scherzo fece il duca Flippo il Buono a un ubriaco a Bruxelles intorno al 1440, secondo che narra Heuterus in De Rebus Burgundicis (circa 1580).
In questo caso l’ubriaco, dopo una breve esperienza dei placeri dei grandi, s’inebria daccapo, e il duca lo fa rimettere al suo destarsi nella situazione originaria, sicché egli poi non sa più raccapezzarsi se quella sua esperienza ducale sia realtà o sogno, ma poi si decide per quest’ultimo.
La morale che se ne trae è “Che differenza v’è tra il giorno di lui e gli alcuni anni nostri?” Null’altra se non che questo è un sogno un po’ più lungo, come se l’uno avesse sognato un’ora, e l’altro dieci.
Il motivo finisce così con l’identificarsi per svolgimento metafisico con quello di “la vita è sogno” di Calderon de la Barca (1600-1681). Altre analogie sono nella novella ottava della giornata III del Decameron, e in una delle Cene di Anton Francesco Grazzini (1503-1584). La storia di Heuterus è riferita a Carlo V a Gand nel Discourse on the Felicitie of Men di Richard Barckley (1598).
Sly rimane così comica personificazione di un motivo speculativo accennato anche dal Sacchetti in una sua novella: i rapporti tra il sogno e la veglia e la loro realtà.
Svegliatosi nelle vesti di un ricco, il melenso calderaio finisce per credere un sogno la sua precedente vita di povero e sbigottisce. Quel che di poetico è nella sua situazione si è venuto formando più tardi, nella tradizione e nel ricordo, fino a divenire manieratamente patetico nello Sly di Giovacchino Forzano.
Mario Praz
Dizionario Bompiani delle opere e dei personaggi di tutti i tempi e di tutte le letterature – Bompiani 1984
(sabato 18 giugno 2025)
