
La quinta ed ultima sequenza (quarta e quinta scena del quarto atto e le due scene del quinto) riporta l’azione a Padova per la soluzione di tutti i nodi drammatici, e come la sequenza precedente era interrotta da una scena a Padova per presentare il falso padre di Lucenzio, così questa è interrotta da una scena fuori Padova, sulla via della casa di Petruccio, per presentare il vero padre di Lucenzio – elemento risolutivo della vicenda di Bianca. E la scena finale, simmetrica alla sequenza centrale in quanto è anch’essa una festa nuziale per Bianca e Lucenzio, e per Ortensio e la sua vedova, si chiude con la ripresa per così dire a piena orchestra del tema della bisbetica domata: il discorso di Caterina è la celebrazione della mansuetudine domestica, mentre il ruolo di bisbetica da domare passa alla candida Bianca.
In appendice la frase di G.S. Shaw e una considerazione di Sergio Perosa.
Atto IV scena 4: 1-104 versi
Tranio presenta il Pedante, travestito da Vincenzo, a Battista e i due concordano di firmare l’accordo di matrimonio tra Lucenzio e Bianca durante una cena nell’alloggio di Tranio.
38-47
BAPTISTA
Sir, pardon me in what I have to say.
Your plainness and your shortness please me well.
Right true it is your son Lucentio here
Doth love my daughter, and she loveth him,
Or both dissemble deeply their affections.
And therefore if you say no more than this,
That like a father you will deal with him,
And pass my daughter a sufficient dower,
The match is made, and all is done –
Your son shall have my daughter with consent.
BATTISTA (rivolgendosi al Pedante che finge di essere Vincenzo il padre di Lucenzio. NdR)
Signore, perdonatemi per quanto ho da dire.
La vostra schiettezza e la vostra concisione mi garbano
Verissimo è che questo vostro figlio Lucenzio
ama mia figlia, e che lei ama lui,
se non dissimulano entrambi clamorosamente;
pertanto, se non dite più di questo,
che voi lo tratterete come un padre,
passando a mia figlia una dote sufficiente,
l’unione è fatta, e ogni cosa è a posto;
vostro figlio avrà mia figlia col mio consenso.
Atto IV, scena 5: 1-79 versi
Biondello, su istruzione di Tranio, consiglia a Lucenzio di sposare Bianca in segreto, mentre il padre di lei è impegnato con i finti accordi matrimoniali. Sulla strada per la casa di Battista, Petruccio fa in modo che Caterina lo assecondi chiamando il sole luna, e quando incontrano il vero Vincenzo, lui inizialmente la fa salutare come se fosse una ragazzina. Dopo aver scoperto l’identità di Vincenzo, Petruccio si congratula con lui per il matrimonio del figlio con Bianca, notizia che viene confermata da Ortensio, che poi va corteggiare la vedova.
53-79
VINCENTIO
Fair sir, and you my merry mistress,
That with your strange encounter much amazed me,
My name is called Vincentio, my dwelling Pisa,
And bound I am to Padua, there to visit
A son of mine, which long I have not seen.
PETRUCHIO What is his name?
VINCENTIO Lucentio, gentle sir.
PETRUCHIO
Happily met – the happier for thy son.
And now by law, as well as reverend age,
I may entitle thee my loving father.
The sister to my wife, this gentlewoman,
Thy son by this hath married. Wonder not,
Nor be not grieved – she is of good esteem,
Her dowry wealthy, and of worthy birth,
Beside, so qualified as may beseem
The spouse of any noble gentleman.
Let me embrace with old Vincentio,
And wander we to see thy honest son,
Who will of thy arrival be full joyous.
VINCENTIO
But is this true, or is it else your pleasure,
Like pleasant travellers, to break a jest
Upon the company you overtake?
HORTENSIO I do assure thee, father, so it is.
PETRUCCIO
Come, go along and see the truth hereof,
For our first merriment hath made thee jealous.
(Exeunt Tall but HORTENSIO)
HORTENSIO
Well, Petruchio, this has put me in heart.
Have to my widow! And if she be froward,
Then hast thou taught Hortensio to be untoward. (Exit)
……………
VINCENZO
Bel signore, e voi, mia allegra signora,
che con la vostra strana accoglienza mi avete assai stupito
il mio nome è Vincenzo, la mia dimora, Pisa,
e sono diretto a Padova, colà a visitare
un mio figliolo che non vedo da tempo.
PETRUCCIO Come si chiama?
VINCENZO Lucenzio, gentil signore.
PETRUCCIO
Bene incontrato; e meglio per tuo figlio.
E ora anche per legge, oltre che per l’età veneranda,
posso chiamarti mio amato padre:
la sorella di mia moglie, questa gentildonna,
a quest’ora ha sposato tuo figlio. Non meravigliarti,
e non affliggerti: ella ha buona reputazione,
ha ricca dote, e degni natali,
e, insomma, tutte le qualifiche che si addicono
alla sposa di qualsiasi nobile gentiluomo.
Làsciamiti abbracciare, vecchio Vincenzo,
e venire con te a vedere il tuo onesto figlio,
che del tuo arrivo sarà più che lieto.
VINCENZO
Ma è vero questo, o voi vi compiacete,
da allegri viandanti, di prendervi gioco
dei compagni che incontrate lungo la strada?
ORTENSIO Io ti assicuro, padre, che così è.
PETRUCCIO
Su, vieni con noi a constatarne la verità,
la nostra allegria di prima ti ha reso sospettoso.
)Escono [tutti meno ORTENSIO]
ORTENSIO
Bene, Petruccio, tutto questo mi incoraggia.
Ora, dalla mia vedova; e se sarà scorbutica
tu hai insegnato ad Ortensio ad essere antipatico. (Esce)
Atto V, scena 1: 1-140 versi
Lucenzio e Bianca si affrettano per le loro nozze clandestine. Arrivano Petruccio e Caterina, portando con sé Vincenzo, che bussa e gli risponde il Pedante.
Il Pedante insiste di essere Vincenzo, sostenuto da Biondello, che nega di aver mai visto il vero Vincenzo prima (e viene picchiato da lui), e quando Tranio arriva con i vestiti di Lucenzio, Vincenzo si convince che suo figlio sia stato assassinato dai suoi servi.
Battista sta cercando di far portare Vincenzo in prigione come impostore quando arrivano i novelli sposi Lucenzio e Bianca (Tranio, Biondello e il Pedante fuggono). Lucenzio confessa tutto. Petruccio accetta di seguirli tutti per vedere come va a finire la relazione a condizione che Katherine lo baci per strada: così fa.
57- 82
TRANIO Sir, what are you that offer to beat my servant
VINCENTIO What am I, sir? Nay, what are you, sir?
immortal gods! O fine villain! A silken doublet, a velve
hose, a scarlet cloak, and a copatain hat! O, I am
undone, I am undone! While I play the good husband at
home, my son and my servant spend all at the university.
TRANIO How now, what’s the matter?
BAPTISTA What, is the man lunatic?
TRANIO Sir, you seem a sober ancient gentleman by your
habit, but your words show you a madman. Why, sir,
what ‘cerns it you if I wear pearl and gold? I thank my
good father, I am able to maintain it.
VINCENTIO Thy father? O villain, he is a sail-maker in
Bergamo.
BAPTISTA You mistake, sir, you mistake, sir. Pray, what
do you think is his name?
VINCENTIO His name? As if I knew not his name! I have
brought him up ever since he was three years old, an
his name is Tranio.
PEDANT Away, away, mad ass! His name is Lucentio, and
he is mine only son, and heir to the lands of me, Signor
Vincentio.
VINCENTIO Lucentio? O, he hath murdered his master!
Lay hold on him, I charge you, in the Duke’s name. O
my son, my son! Tell me, thou villain, where is my son
Lucentio?
TRANIO Call forth an officer.
……………….
TRANIO Signore, chi siete voi che volete picchiare il mio
servo?
VINCENZO Chi sono, signore? No, chi siete voi, signore?
Oh, dèi immortali! Oh, che farabutto! Farsetto di seta,
brache di velluto, mantello scarlatto, e cappello a pan di
zucchero! Oh, sono rovinato! Mentre faccio l’economo
a casa, mio figlio e il mio servo spendono e spandono
all’università.
TRANIO Questa poi! Che succede?
BATTISTA Ma quest’uomo è un lunatico?
TRANIO Signore, voi sembrate dall’aspetto un savio vecchio gentiluomo, ma le vostre parole sono quelle di un
folle. Sì, signore, che v’importa se porto perle e oro?
Grazie al mio buon padre, me lo posso permettere.
VINCENZO A tuo padre? Oh, mascalzone! Se fa il velaio a
Bergamo!
BATTISTA Vi sbagliate, signore; vi sbagliate, signore. Di
grazia, quale sarebbe il suo nome, secondo voi?
VINCENZO Il suo nome! Come se non sapessi il suo nome!
L’ho tirato su da quando aveva tre anni, e il suo nome è
Tranio.
PEDANTE Via, via, pazzoide! Si chiama Lucenzio, ed è il
mio unico figlio, ed erede alle terre mie, del signor Vincenzo.
VINCENZO Lucenzio? Oh, ha assassinato il suo padrone!
Prendetelo, ve l’ordino, nel nome del duca. Oh, figlio
mio, figlio mio! Dimmi, manigoldo, dov’è mio figlio
Lucenzio?
TRANIO Chiamate una guardia.
131-140
KATHERINA Husband, let’s follow to see the end of this ado.
PETRUCHIO First kiss me, Kate, and we will.
KATHERINA What, in the midst of the street?
PETRUCHIO What, art thou ashamed of me?
KATHERINA No, sir, God forbid – but ashamed to kiss.
PETRUCHIO Why then, let’s home again.
[To GRUMIO] Come, sirrah, let’s away
KATHERINA Nay, I will give thee a kiss. – Now pray thee, love, stay
PETRUCHIO Is not this well? Come, my sweet Kate.
Better once than never, for never too late. (Exeunt)
………….
CATERINA Marito, seguiamoli per vedere la fine di questo pasticcio.
PETRUCCIO Prima baciami, Kate, e poi andremo.
CATERINA Cosa, in mezzo alla strada?
PETRUCCIO Che c’è, ti vergogni di me?
CATERINA No, signore, Dio non voglia; ma mi vergogno a
baciare.
PETRUCCIO E allora si torna a casa.
[A GRUMIO] Su, forza, tu, si va via
CATERINA No, te lo do, un bacio. – Ora ti prego, amore, resta.
PETRUCCIO Non è bello questo? Ora, mia dolce Kate, con me verrai: una volta, anche tardi, è sempre meglio che mai. (Escono)
Atto V. scena 2: 1-188 versi
L’intera compagnia riconciliata è riunita al banchetto di Lucenzio, che celebra le sue nozze con Bianca e quelle di Ortensio con la vedova; dopo che le tre spose lasciano la camera, ogni marito scommette 20 corone che la moglie tornerà molto obbedientemente quando chiamata.
Bianca e la vedova rifiutano di venire, ma Caterina arriva immediatamente e, su richiesta di Petruccio, va a prendere le altre due mogli, si toglie il cappello e predica una lunga omelia sull’obbedienza coniugale, facendo vincere così la scommessa a Petrucci. Un felice Battista aggiunge altre 20.000 corone alle vincite di Petruccio per la “figlia che è diventata quello che non era mai stata”
135-188
KATHERINA
Fie, fie, unknit that threatening unkind brow,
And dart not scornful glances from those eyes
To wound thy lord, thy king, thy governor.
It blots thy beauty as frosts do bite the meads,
Confounds thy fame as whirlwinds shake fair buds,
And in no sense is meet or amiable.
A woman moved is like a fountain troubled,
Muddy, ill-seeming, thick, bereft of beauty,
And while it is so, none so dry or thirsty
Will deign to sip or touch one drop of it.
Thy husband is thy lord, thy life, thy keeper,
Thy head, thy sovereign; one that cares for thee,
And for thy maintenance; commits his body
To painful labour both by sea and land,
To watch the night in storms, the day in cold,
Whilst thou liest warm at home, secure and safe;
And craves no other tribute at thy hands
But love, fair looks, and true obedience –
Too little payment for so great a debt.
Such duty as the subject owes the prince,
Even such a woman oweth to her husband.
And when she is froward, peevish, sullen, sour,
And not obedient to his honest will,
What is she but a foul contending rebel
And graceless traitor to her loving lord?
I am ashamed that women are so simple
To offer war where they should kneel for peace,
Or seek for rule, supremacy, and sway,
When they are bound to serve, love, and obey.
Why are our bodies soft, and weak, and smooth,
Unapt to toil and trouble in the world,
But that our soft conditions and our hearts
Should well agree with our external parts?
Come, come, you froward and unable worms,
My mind hath been as big as one of yours,
My heart as great, my reason haply more,
To bandy word for word and frown for frown.
But now I see our lances are but straws,
Our strength as weak, our weakness past compare,
That seeming to be most which we indeed least are.
Then vail your stomachs, for it is no boot,
And place your hands below your husband’s foot.
In token of which duty, if he please,
My hand is ready, may it do him ease.
PETRUCHIO Why, there’s a wench!
Come on, and kiss me, Kate.
LUCENZIO Well, go thy ways, old lad, for thou shalt hat.
VINCENTIO ‘Tis a good hearing when children are toward.
LUCENTIO But a harsh hearing when women are froward.
PETRUCHIO Come, Kate, we’ll to bed.
We three are married, but you two are sped
[To LUCENTIO] ‘Twas I won the wager, though you hit the white. And being a winner, God give you good night!
(Exit PETRUCHIO with KATHERINA]
HORTENSIO Now go thy ways, thou hast tamed a curst shrew.
LUCENTIO ‘Tis a wonder, by your leave, she wil be tamed so.
[Exeunt]
…………
CATERINA
Vergogna! Spiana quella fronte minacciosa, ostile,
e non lanciare sguardi arroganti da quegli occhi
per ferire il tuo signore, il tuo re, il tuo governatore.
Sciupano la tua bellezza come il gelo morde i prati,
turbano la tua fama come gli uragani scuotono i bei germogli
e in nessun senso sono opportuni o amabili.
Una donna alterata è come una fonte intorbidata,
fangosa, brutta, scura, priva di bellezza,
e finché è così, nessuno, per quanto arido o assetato,
si degna di sorbirne o di toccarne una goccia.
Tuo marito è il tuo signore, la tua vita, il tuo custode,
il tuo capo, il tuo sovrano; uno che tiene a te,
e ti mantiene; si sottopone
a dolorose fatiche per mare e per terra,
a vegliare la notte nel temporale, il giorno al freddo,
mentre tu te ne stai al caldo in casa, al sicuro e in pace;
e non chiede altro tributo dalle tue mani
che amore, affabilità e sincera obbedienza –
prezzi troppo esigui per un debito così grande.
Tale sottomissione quale il suddito deve al suo principe,
la donna la deve a suo marito;
e quando ella è impertinente, capricciosa, imbronciata,
e disobbediente alla sua onesta volontà,
che cosa è lei se non una vile, riottosa ribelle
e un’ingrata traditrice del suo amoroso signore?
Mi vergogno che le donne siano così ingenue
da offrir guerra là dove dovrebbero chiedere in ginocchio la pace;
o cerchino il governo, la supremazia e il predominio
quando sono destinate a servire, amare e obbedire.
Perché il nostro corpo è morbido e debole e liscio,
inadatto a faticare e a travagliare nel mondo,
se non perché la nostra dolce disposizione e il nostro cuore
devono conformarsi al nostro aspetto esterno?
Su, su, vermi scontrosi e impotenti!
Il mio animo è stato ribelle quanto il vostro
il mio cuore non meno presuntuoso, il mio intelletto
forse anche di più,
tanto da ribattere parola per parola e cipiglio per cipiglio;
ma ora vedo che le nostre lance sono di paglia,
che la nostra forza è debole, e la nostra debolezza incomparabile,
che quanto più sembriamo, tanto meno poi siamo.
Perciò bando all’orgoglio, che non serve a nulla,
e mettete le mani sotto il piede di vostro marito.
In pegno della quale sottomissione, se a lui piace,
la mia mano è pronta a far con lui la pace.
PETRUCCIO Che brava ragazza! Vieni qui e baciami, Kate.
LUCENZIO Beh, vai per la tua strada, vecchio mio, te la sei guadagnata.
VINCENZO È un bel sentire quando i figli sono rispettosi.
LUCENZIO Ma un brutto sentire quando le donne sono malmostose.
PETRUCCIO Vieni, Kate, ce ne andiamo a letto.
Noi tre siamo sposati, ma voi due siete spacciati.
[A LUCENZIO] Tu hai colto il bianco, ma io ho fatto centro pieno, e da vincitore ti auguro una notte serena.
Esce PETRUCCIO [con CATERINA]
ORTENSIO Va’ per la tua strada, hai domato una bisbetica
invasata.
LUCENZIO Il prodigio, se volete, è che domar si sia lasciata.
[Escono]
…….
(Nella versione del 1594, de “Una bisbetica domata”, Sly, ormai addormentato, viene rimesso nei suoi vestiti e riportato nel luogo in cui il Lord lo aveva trovato: svegliato all’alba da un taverniere, racconta di aver fatto un sogno meraviglioso e, poiché ora sa come addomesticare una bisbetica, non ha più paura di tornare a casa dalla moglie.)
La traduzione è di Masolino d’Amico da “W. Shakespeare- Le commedie eufuistiche – a cura di Giorgio Melchiori – I meridiani – Arnoldo Mondadori editore – 1990
George Bernard Shaw disse nel 1897 che “L’ultima scena è del tutto disgustosa per la sensibilità moderna”.
Parabola e paradigma dell’oppressione femminile
Eccoci perciò al punto cruciale: se secondo la nostra ottica Petruccio attua i procedimenti dell’oppressione totalitaria, secondo l’ottica del tempo si può dire che attui non solo un doveroso addomesticamento del selvaggio, ma quasi una forma di esorcismo del diabolico. Le valenze sono insite e particolarmente insistite nella definizione della shrew. Con le dislocazioni fisiche e mentali, con le “prove” di digiuno, astinenza, insonnia, di rinuncia alle comodità, ai vestiti, alla moda, che impone a Caterina, Petruccio per così dire la “purifica” violentemente della sua animalità perversa, della sua “diavoleria”; persino la perdita della volontà (in quanto perversa) e della referenzialità del linguaggio (in quanto si tratta di una scolding tongue per antonomasia) appaiono agli occhi del tempo forme di umanizzazione. Come operavano i mistici e i credenti per la conversione religiosa, e come Stephen Greenblatt suggerisce che facessero i conquistadores nelle terre del Nuovo Mondo, irredenti e “selvaggi” vanno violentati per farli rinascere, conculcati per farli risorgere, schiavizzati per umanizzarli, privati di ogni volizione per essere convertiti, annichiliti per essere redenti. Secondo la prospettiva del tempo, non c’è dubbio che Petruccio impone a Caterina una prova del genere, e infatti la chiama «gentlewoman» solo alla conclusione delle “prove” (IV, v, 61), quasi a sancire la profonda trasformazione; e non per nulla nella scena conclusiva l’allocuzione di Caterina (che chiama le altre mogli «you froward and unable worms», V, ii, 169) riecheggia non solo concetti biblici e omilie frequentissime nel tempo, ma anche trattati secolari sul buon matrimonio e la condotta delle donne, come quelli di Juan Vives, o il colloquio di Erasmo tradotto anonimamente in inglese nel 1557 col titolo significativo di A Mery Dialogue, Declaring the Propertyes of Shrowde Shrewes, and Honest Wyves. Da sorex, shrew, diavolo qual era, Caterina diventa modello di femminile umanità; sempre secondo l’ottica dell’epoca, la sua “educazione” realizza il più profondo dei mutamenti, la metamorfosi più significativa di quelle suggerite nei tre intrecci – l’umanizzazione. Io credo che tale si debba ritenere il senso che la vicenda acquistava secondo la mentalità e l’ideologia dell’epoca, e che Shakespeare, come di consueto, sa colorare di umanità, nonostante il materiale farsesco e brutale su cui operava. Che noi oggi giustamente la si veda piuttosto come parabola e paradigma dell’oppressione femminile aggiunge a mio avviso una tensione drammatica e interpretativa anche a una commedia che è fra le più semplici e lineari di Shakespeare.
Sergio Perosa
Shakespeare, William. La bisbetica domata. Con testo a fronte . Garzanti classici. Introduzione di Nemi D’Agostino, prefazione, traduzione e note di Sergio Perosa, 2016
LC sabato 22 febbraio 2025
