
Sonetto XXXIII
Full many a glorious morning have I seen
Flatter the mountain tops with sovereign eye,
Kissing with golden face the meadows green,
Gilding pale streams with heavenly alchemy:
Anon permit the basest clouds to ride
With ugly rack on his celestial face,
And from the forlorn world his visage hide
Stealing unseen to west with this disgrace.
Even so my sun one early morn did shine,
With all triumphant splendour on my brow;
But out, alack, he was but one hour mine;
The region cloud hath masked him from me now.
Yet him for this, my love no whit disdaineth:
Suns of the world may stain, when heaven’s sun staineth.
Traduzione di Eugenio Montale – Quaderno di traduzioni – a cura di Enrico Testa – Mondadori 2021
Spesso, a lusingar vette, vidi splendere
sovranamente l’occhio del mattino,
e baciar d’oro verdi prati, accendere
pallidi rivi d’alchimie divine.
Poi vili fumi alzarsi, intorbidata
d’un tratto quella celestiale fronte,
e fuggendo a occidente il desolato
mondo, l’astro celare il viso e l’onta.
Anch’io sul far del giorno ebbi il mio sole
e il suo trionfo mi brillò sul ciglio:
ma, ahimè, poté restarvi un’ora sola,
rapito dalle nubi in cui s’impiglia.
Pur non ne ho sdegno: bene può un terrestre
sole abbuiarsi, se è così il celeste.
Giuseppe Ungaretti Quaranta sonetti di Shakespeare Gli Oscar Mondadori – aprile 1967
Ho veduto più di un mattino in gloria
con lo sguardo sovrano le vette lusingare
baciare d’aureo viso i verdi prati,
con alchimia di paradiso tingere i rivi pallidi;
E poi a vili nuvole permettere
di fluttuargli sul celestiale volto
con osceni fumi sottraendolo all’universo orbato,
mentre verso ponente non visto scompariva, con la sua disgrazia:
uguale l’astro mio brillò di primo giorno
trionfando splendido sulla mia fronte;
Ma, ah!, non fu mio che un’ora sola,
il nuvolo della regione già lo maschera a me.
Non l’ha in disdegno tuttavia il mio amore;
astri terreni possono macchiarsi
se il sole del cielo si macchia.
Traduzione di Alessandro Serpieri da “ Shakespeare Sonetti ” Classici Rizzoli, Milano 1991.
Più di un glorioso mattino ho visto
lusingare le vette dei monti con occhio sovrano,
baciare con volto d’oro i verdi prati,
indorare pallide correnti con alchimia divina;
poi presto permettere alle nuove più vili di cavalcare
in orribili nembi sul suo volto celeste
e nascondere al mondo derelitto il suo sembiante,
fuggendo furtivo ad occidente senza più grazia.
Così il mio sole rifulse una volta di primo mattino
con pieno trionfale splendore sulla mia fronte;
ma ahimè, andò via, e un’ora sola fu mio:
nuvola più alta me l’ha ora nascosto.
Ma lui, per questo, il mio amore non disdegna affatto:
i soli del mondo possono macchiarsi,
se il sole del cielo si macchia.
Sir John Gielgud legge il sonetto 33
https://www.youtube.com/watch?v=1aQZGd3sJYI
giovedì 2 gennaio 2025
