
È l’opera teatrale più breve scritta da Shakespeare: solo 1784 righe/versi (la più lunga è Amleto, 4024 versi). Rappresentata il 28 dicembre 1594 alla festa della scuola di giurisprudenza di Gray’s Inn di Londra. È l’unica che nel titolo ha il termine “commedia”, ed è davvero una macchina teatrale comica e persino farsesca. Ma ciò -. a mio parere – non deve far venire meno l’attenzione al dramma del padre alla ricerca dei figli perduti, la sua condanna a morte per la guerra commerciale tra Efeso e Siracusa (ma guarda!). Ed è impossibile non vedere, in una opera basata essenzialmente sulla parola, la ricerca dell’ identità personale e l’importanza del tempo.
Due gemelli identici, entrambi di nome Antifolo, che hanno due servi, anch’essi gemelli, di nome Dromio, sono stati separati alla nascita da un naufragio Una coppia di padrone e servo vive a Siracusa e una ad Efeso. Si riuniscono poi tutti quanti ad Efeso, dove trovano il padre (che mentre era alla loro ricerca era stato imprigionato e condannato a morte) e la madre, anch’essa dispersa nel naufragio.
Atto 1 scena 1 158 versi
Egeone, un vecchio mercante, è condannato a morte per essere entrato a Efeso, attualmente in guerra con la sua nativa Siracusa, a meno che non riesca a raccogliere un riscatto di 1.000 marchi.
Interrogato dal Duca di Efeso sul perché sia entrato in questo territorio ostile, racconta come anni prima sua moglie gli aveva dato due gemelli identici, per i quali avevano comprato degli schiavi gemelli identici nati nello stesso periodo, ma che in un naufragio lui, il figlio più giovane e il servo erano stati separati dalla moglie e dagli altri due gemelli. A 18 anni il figlio più giovane, a cui era stato dato lo stesso nome del gemello scomparso, partì con il suo servo alla ricerca dei loro fratelli: Egeone partì quindi per seguirli ed è arrivato a Efeso sulla via del ritorno dopo cinque anni di infruttuose ricerche.
Commosso, il Duca concede a Egeone il resto del giorno per raccogliere il riscatto.
Atto 1 scena 1 versi 96-155
DUKE
Nay, forward, old man; do not break off so,
For we may pity, though not pardon thee.
EGEON
O, had the gods done so, I had not now
Worthily termed them merciless to us;
For ere the ships could meet by twice five leagues
We were encountered by a mighty rock,
Which being violently borne upon,
Our helpful ship was splitted in the midst;
So that in this unjust divorce of us
Fortune had left to both of us alike
What to delight in, what to sorrow for.
Her part, poor soul, seeming as burdened
With lesser weight but not with lesser woe,
Was carried with more speed before the wind,
And in our sight they three were taken up
By fishermen of Corinth, as we thought.
At length another ship had seized on us,
And knowing whom it was their hap to save
Gave healthful welcome to their shipwrecked guests,
And would have reft the fishers of their prey
Had not their bark been very slow of sail;
And therefore homeward did they bend their course.
Thus have you heard me severed from my bliss,
That by misfortunes was my life prolonged
To tell sad stories of my own mishaps.
DUKE
And for the sake of them thou sorrowest for,
Do me the favour to dilate at full
What have befallen of them and thee till now.
EGEON
My youngest boy, and yet my eldest care,
At eighteen years became inquisitive
After his brother, and importuned me
That his attendant, so his case was like,
Reft of his brother, but retained his name,
Might bear him company in the quest of him;
Whom whilst I laboured of a love to see,
I hazarded the loss of whom I loved.
Five summers have I spent in farthest Greece,
Roaming clean through the bounds of Asia,
And coasting homeward came to Ephesus,
Hopeless to find, yet loath to leave unsought
Or that or any place that harbours men.
But here must end the story of my life,
And happy were I in my timely death
Could all my travels warrant me they live.
DUKE
Hapless Egeon, whom the fates have marked
To bear the extremity of dire mishap,
Now trust me, were it not against our laws,
Against my crown, my oath, my dignity,
Which princes, would they, may not disannul.
My soul should sue as advocate for thee.
But though thou art adjudged to the death,
And passèd sentence may not be recalled
But to our honour’s great disparagement,
Yet will I favour thee in what I can.
Therefore, merchant, I’ll limit thee this day
To seck thy health by beneficial help.
Try all the friends thou hast in Ephesus;
Beg thou or borrow to make up the sum,
And live. If no, then thou art doomed to die.
Gaoler, take him to thy custody.
—-
DUCA
No, vecchio, continua, non interromperti così. Noi
possiamo, se non perdonarti, avere almeno pietà di te.
EGEONE
Oh, l’avessero avuta gli dei, non dovrei a buon diritto dirli ora spietati con noi! Poiché prima che le due navi fossero distanti una decina di leghe noi incontrammo un grande scoglio sul quale, violentemente lanciato, il nostro soccorrevole palischermo si spezzò in due, sì che in questo iniquo divorzio di noi stessi la fortuna lasciò a ciascuno di noi di che rallegrarci e di che desolarci.
La parte che reggeva mia moglie, povera creatura! più lieve di peso se non di dolore, fu trascinata più celermente dal vento, e alla nostra vista i tre raccolti da pescatori di Corinto, come ci parve. Alla fine un’altra nave raccolse anche noi, e appena seppero chi era colui ch’era toccato a loro di salvare, fecero premurosa accoglienza ai naufraghi loro ospiti e avrebbero voluto togliere ai pescatori la loro preda se la loro nave fosse stata più rapida veleggiatrice; perciò volsero la corsa verso il loro paese.
Voi sapete ora come fui separato dalla mia felicità e per sfortuna fu prolungata la mia vita , tanto che ora sono qui a raccontare i tristi eventi della mia disgrazia.
DUCA
In nome di coloro che tu piangi, sii cortese di dirmi in tutti i particolari ciò che avvenne di essi e di te fino ad oggi.
EGEONE
Il mio più giovane figlio, il maggiore nella mia sollecitudine, all’età di diciotto anni mi richiese di suo fratello e mi pregò che il suo servo, il quale era in eguale condizione privo di un fratello di cui sapeva solo il nome, potesse accompagnarlo in tale ricerca; così che, mentre mi struggevo d’amore di rivedere il perduto, rischiai di perdere quello che amavo.
Per cinque estati ho viaggiato fino ai limiti della Grecia, ramingando in lungo e in largo pei confini dell’Asia, e costeggiando nel ritorno a casa toccai Efeso, senza speranza di trovare alcunché e tuttavia riluttante a lasciar inesplorato questo o qualunque altro luogo che ospiti uomini. Ma qui deve finire la storia della mia vita: e sarei lieto di morire a buon punto si avessi avuto dai miei viaggi la certezza che i miei figli vivono
DUCA
Sfortunato Egeone che i fati han segnato a portare l’estremo della più triste sciagura! Credimi, se ciò non fossecontro le nostre leggi, la mia corona, il mio giuramento e la mia dignità, cose che i principi non possono, se pur lo volessero, annullare, la mia coscienza sarebbe un avvocato per te.
Ma benché tu sia dannato a morte e una sentenza pronunziata non possa subire revoca senza grave nocumento del nostro prestigio, tuttavia voglio favorirti in quel che posso. Perciò, mercante, io ti concedo questo giorno per cercare la tua salute in qualche benefico mezzo di soccorso. Prova tutti gli amici che hai in Efeso, fatti donare od ottieni in prestito la somma necessaria, e vivi; in caso diverso sei condannato a morire. Carceriere, prendilo in tua custodia.
Atto 1 scena 2: 105 versi
Antifolo di Siracusa e il suo servo Dromio di Siracusa sono arrivati a Efeso: Antifolo manda il suo servo al loro alloggio per chiudere a chiave i suoi soldi. Poco dopo arriva Dromio di Efeso e, scambiando questo Antifolo per il suo padrone, lo chiama a casa per cena. Antifolo di Siracusa, pensando che questo sia il suo Dromio che fa uno scherzo, si arrabbia, chiede ansiosamente dei suoi soldi e allontana Dromio a suon di botte prima di partire per controllare i suoi averi.
Atto I scena 2, versi 33-40
ANTIPHOLUS [OF SYRACUSE]
He that commends me to mine own content
Commends me to the thing I cannot get.
I to the world am like a drop of water
That in the ocean seeks another drop,
Who, falling there to find his fellow forth,
Unseen, inquisitive, confounds himself.
So I, to find a mother and a brother,
In quest of them unhappy, lose myself.
ANTIFOLO DI SIRACUSA
Colui che mi affida al piacer mio mi raccomanda a ciò che io non posso raggiungere. Nel mondo io sono come una goccia d’acqua che cerca un’altra goccia nell’oceano, e che vi si lascia cadere per trovar la sua compagna e inavvertita e curiosa vi si perde. Così io, per trovare una madre e un fratello, perdo me stesso, più infelice in tal ricerca,
Traduzione di Eugenio Montale – Shakespeare – Teatro volume I – Sansoni 1964
Fonti (da Giorgio Melchiori – Shakespeare, genesi e struttura delle opere – Editori Laterza – 1994)
L’annotazione nei Gesta Grayorum sopra riferita è esplicita: non v’è dubbio che l’autore di The Comedy of Errors abbia preso a modello i Menaechmi di Plauto ed abbia voluto che tale ispirazione ‘classica’ fosse manifesta, benché l’azione sia trasferita da una immaginaria Epidamnum (che tuttavia è ripetutamente menzionata nella commedia) ad una altrettanto immaginaria Ephesus. Shakespeare ha voluto perfezionare e arricchire il meccanismo degli scambi di persona nella commedia plautina introducendo non una ma due coppie di simillimi: ai due Antipholus, corrispondenti ai Menaechmi di Plauto, si aggiungono i loro servitori, i due Dromio, anche loro gemelli identici. Per questo sviluppo egli prese certamente a modello un’altra commedia di Plauto, l’Amphitruo, in cui Giove, per godere della bella Alcmena, assume le sembianze di suo marito Anfitrione, mentre Mercurio, per tenergli mano, assume quelle di Sosia, servo di Anfitrione, generando tutta una nuova serie di equivoci.
È stato osservato a questo proposito che Shakespeare ha operato un attento lavoro di intarsio fra i suoi due modelli e la presenza dell’Amphitruo appare dominante nel terzo atto, mentre gli altri seguono soprattutto l’intreccio dei Menaechmi, arricchito dalla presenza di nuovi personaggi, come Luciana, sorella e confidente della protagonista femminile, destinata a creare una nuova simmetria in quanto futura sposa del secondo dei simillimi. L’introduzione di Luciana permette inoltre di attenuare gli equivoci erotici delle commedie plautine, dato che in tal modo la castità coniugale di quella che invece per Plauto è un’unica protagonista non viene mai incrinata.
Accanto a queste due fonti classiche dichiarate, tuttavia, la commedia shakespeariana ne ha almeno una terza, assai più vicina al gusto che andava formandosi nel teatro elisabettiano per le vicende romanzesche. Anzi, questa terza fonte funge quasi da cornice alla commedia, poiché è sfruttata quasi unicamente nella prima e nell’ultima scena. È qui che compare il mercante Egeon, che aveva perduto in una tempesta sua moglie e uno dei suoi figli gemelli e che alla fine ritrova non soltanto il figlio perduto, ma anche la moglie divenuta ‘badessa’ del tempio di Ephesus.
Nel romanzo alessandrino Apollonio di Tiro, versificato da John Gower in Confessio Amantis, e nuovamente raccontato da Laurence Twine negli anni Novanta del Cinquecento, la sposa del protagonista, creduta morta di parto durante una tempesta in mare e affidata in una bara alle onde, giunge a Ephesus, e, ritornata in vita, diviene sacerdotessa di Diana; ed è appunto nel tempio di Ephesus che il suo sposo la ritrova dopo molti anni, quando vi si reca insieme ad una figlia anch’ella creduta per sempre perduta da entrambi i genitori. È chiaro che questa vicenda, che ha ispirato la storia di Egeon e le agnizioni finali, ha determinato la scelta di Ephesus come la nuova localizzazione della commedia shakespeariana. E forse anche il nome di Antipholus per i gemelli ha origine dal più celebre dei romanzi dell’era elisabettiana: è infatti quello di un personaggio dell’Arcadia di Sidney. Conviene ricordare a questo punto che proprio la vicenda di Apollonio di Tiro, sfruttata in questa commedia solo marginalmente, ha fornito a Shakespeare l’argomento per l’opera che apre l’ultima fase della sua attività drammaturgica: quel Pericles Prince of Tyre che è il primo dei suoi drammi romanzeschi.
Non sarà comunque da dimenticare che accanto a queste tre fonti su cui è costruita l’intera commedia, se ne affacciano almeno un altro paio che, significativamente, sono in comune con The Taming of the Shrew. Non v’è dubbio che anche in questo caso Shakespeare si sia ricordato di incidenti e personaggi di quei Supposes di George Gascoigne (una commedia di equivoci per eccellenza) su cui si fonda la vicenda di Bianca nell’altro dramma.
E infine in The Comedy of Errors le reminiscenze dei testi biblici, e in particolare (ovviamente, data la localizzazione dell’’azione a Efeso) dell’Epistola di san Paolo agli Efesi, sono molto più numerosi e insistiti.
https://youtu.be/xXP9MMI72Ts?si=oNX1ZMQn20Nxb3iE
LC 15 marzo 2025
