A nessun Sindaco prima della elezione diretta, sarebbe venuto in mente di non andare in Consiglio su un tema voluto da lui stesso: il Consiglio Comunale sarebbe stato bloccato finchè non fosse comparso il Sindaco.
Ma qui siamo nell’epoca del marchese Sala del Grillo, che ha imposto una disciplina da caserma ai “suoi sostenitori”: c’è lui e i suoi sostenitori. Punto. E così si permette di dimostrare disprezzo verso il Consiglio Comunale ovvero verso la istituzione eletta dai cittadini milanesi.
L’acume politico del marchese in questo modo ha messo il PD alle corde. In Parlamento ha rotto con i suoi alleati, Verdi, Sinistra e 5 S (proprio quelli che, parlando a vanvera, senza capo né coda, lui a “Otto e mezzo” vuole nel centrosinistra) per affidarsi al centrodestra. A Palazzo Marino ha perso cinque voti della sua maggioranza: se ci fosse coerenza politica, i Verdi uscirebbero dalla maggioranza, visto che il voto non era su una robetta, ma su urbanistica, ambiente e edilizia. Ma sarebbe troppo lineare , troppo politicamente corretto che l’assessore al Verde si dimettesse: in fondo cosa volete che siano centocinquanta abusi edilizi, di fronte agli sterminati parchi creati o previsti dalla Giunta del marchese Sala ?
E volete che ai Verdi e al PD (non parliamo di Azione, di cui si sono perse le tracce nella caserma del marchese Sala) importi tanto che le uniche forze economiche e sociali a sostenere il “Salva Sala” sia l’Ance (l’associazione nazionale costruttori edili), l’Aspesi (Associazione Nazionale tra le Società di Promozione e Sviluppo Immobiliare) e la Confindustria Assoimmobiliare?
E posso anche capire il mal di testa del PD che viene immobilizzato da molte contraddizioni: la politica del marchese non favorisce i ceti popolari, e di fatto è un regalo a immobiliaristi e costruttori rapaci, ma non si può criticarlo perché altrimenti si favorisce la destra; gli ordini del marchese fanno rompere con gli alleati di sinistra, ma se non si obbedisce, lui si dimette e si va alle elezioni anticipate; certo, anche se il PD fa male, quelli che non vogliono il centrodestra o il destracentro votano comunque il PD, ma se invece di votare il PD, non vanno a votare, il rischio è che la destra vinca anche a Milano.
E allora il PD vota per il “Salva Sala”, facendo finta di credere che sia vero che ci sarà “una successiva e rapida riforma organica complessiva della materia urbanistica”, come richiesto con ingannevole furbizia dall’Anci. E intanto il voto di ieri sera ha detto che il Consiglio Comunale si può anche sciogliere visto, che con il “modello Milano” e con il “Salva Sala” non ci sarà più nessun piano attuativo da passare in Consiglio Comunale. In nessuna parte d’Italia, il Consiglio Comunale rinuncia a gestire il territorio, lasciando mano libera ai privati di costruire comunque e dovunque. Un suicidio politico e istituzionale, senza affrontare il problema.
Perché con questo voto, qualcuno è convinto di aver risposto alle esigenze dei costruttori virtuosi e a quelli sub iudice, alle famiglie che hanno comprato, e ai lavoratori (per lo più immigrati) del settore edilizio?
E mentre monta la panna contro un provvedimento che “imporrà come legge in tutta Italia la pratica dell’urbanistica seguita a Milano, abrogando le disposizioni che impongono la pianificazione attuativa delle città, togliendo così servizi ai cittadini ed entrate alle casse comunali”, al Senato ci sono state tante audizioni che hanno messo in dubbio la costituzionalità della legge. Il prof. Aldo Travi, ordinario di diritto amministrativo alla Cattolica di Milano, ha spiegato perché l’”interpretazione autentica” del “Salva Sala” relativa alla norma sugli edifici di oltre 25 metri di altezza è illegittima. Interpretazione non percorribile neanche per una definizione di ristrutturazione edilizia che non tracci sulla demolizione e ricostruzione un confine netto con la nuova costruzione. Infine, la legge è onerosa e senza copertura perché gli enti locali potrebbero essere costretti a restituire gli oneri di urbanizzazione ai cittadini.
Ora, tutto questo non ha sfiorato i nostri consiglieri comunali della ex maggioranza di centrosinistra; quando, come e se verrà approvato il “Salva Milano” non se lo sono posti: tra un mese, tra tre mesi, tra sei mesi, tra un anno ? e poi sarà o non sarà oggetto di ricorsi alla corte costituzionale? E intanto a Milano cosa succede? Cosa si fa per sbloccare la situazione? Non solo per gli atti oggetto di inchiesta. Anche per quelli che sono in regola e non richiedono piani attuativi perché devono rimanere fermi?
Quali proposte ha il Comune di Milano per risolvere il casino causato da applicazioni sbagliate delle leggi nazionali e regionali?
Di fatto abbiamo assistito ieri a un doppio suicidio: una penosa esibizione di un Sindaco che va a piatire un incarico nazionale, che nessuno vuole dargli, e il Consiglio Comunale di Milano che decide di rinunciare al suo potere in tema di suolo e di territorio ma chiede al Parlamento nazionale di risolvergli un problema di provvedimenti adottati dal Comune di Milano. E per fare questo chiede una nuova legge, passandola per “interpretazione autentica” di una legge (la 1150/1942) che, insieme al Decreto interministeriale 11454/1968, al D.P.R 380/2001, e alla L.R. 12/2005, i Comuni della Lombardia hanno applicato senza riscontrare esigenze di interpretazione.
Quos Deus perdere vult, dementat prius.
«La colpa, caro Bruto, non sta nelle stelle, ma in noi stessi” ”Buona notte, e buona fortuna”
Luigi Corbani
(martedì 11 febbraio 2025)
