
Le nozze di Petruccio e Caterina sono la scena centrale della commedia: “se da un lato portano a piena fruizione il tema della bisbetica da domare, dall’altro fanno il punto sul gioco degli equivoci che coinvolge gli aspiranti alla mano di Bianca” (Giorgio Melchiori – Shakespeare- Editori Laterza 1994).
In appendice, un elenco dei brani musicali ispirati alla commedia.
Atto 3.2
Dopo aver fatto aspettare la sposa e la compagnia, Petruccio arriva alle sue nozze con abiti grossolanamente stracciati e assurdi.
Atto 3.3
Gremio racconta a Lucenzio e Tranio del comportamento rozzo e spavaldo di Petruccio durante la cerimonia nuziale: quando la compagnia arriva dalla chiesa, Petruccio si rifiuta persino di restare per il pranzo di nozze, nonostante le proteste di Katherine, e la porta via immediatamente.
Atto III Scena 2 : 1- 20
Enter BAPTISTA, GREMIO, TRANIO as Lucentio
KATHERINA, BIANCA, LUCENTIO as Cambio and other
Attendants
BAPTISTA [to TRANIO]
Signor Lucentio, this is the ‘pointed day
That Katherine and Petruchio should be married,
And yet we hear not of our son-in-law.
What will be said? What mockery will it be
To want the bridegroom when the priest attends
To speak the ceremonial rites of marriage!
What says Lucentio to this shame of ours?
KATHERINA
No shame but mine. I must forsooth be forced
To give my hand, opposed against my heart,
Unto a mad-brain rudesby, full of spleen,
Who wooed in haste and means to wed at leisure.
I told you, I, he was a frantic fool,
Hiding his bitter jests in blunt behaviour.
And to be noted for a merry man,
He’ll woo a thousand, ‘point the day of marriage,
Make friends invite, and proclaim the banns,
Yet never means to wed where he hath wooed.
Now must the world point at poor Katherine,
And say «Lo, there is mad Petruchio’s wife,
If it would please him come and marry her.»
Entrano BATTISTA, GREMIO, TRANIO come Lucenzio,
CATERINA, BIANCA, LUCENZIO come Cambio], e persone
del seguito
BATTISTA [a TRANIO]
Signor Lucenzio, questo è il giorno fissato
in cui Caterina e Petruccio debbono sposarsi,
eppure non sappiamo nulla di nostro genero.
Che dire? Sarà una burla atroce
l’assenza dello sposo mentre il prete aspetta
per pronunciare i riti della cerimonia nuziale!
Che dice Lucenzio di questa nostra onta?
CATERINA L’onta è solo mia, che devo esser costretta
a dare la mia mano, contro ogni mia inclinazione,
a uno zotico pazzo e stravagante
che fa là corte in fretta e si sposa con comodo.
Ve lo dicevo, io, che era un matto da legare,
che con quell’aria schietta preparava brutti scherzi;
pur di passare per buontempone, quello
fa la corte a mille, fissa il dì delle nozze,
fa invitare gli amici e pubblicare i bandi;
ma non si sogna di sposare chi ha corteggiato.
Ora il mondo indicherà la povera Caterina
dicendo, «Guarda la moglie di quel Petruccio matto,
se mai a lui verrà voglia di venirsela a sposare!»
Atto III, scena 2: 42-61
BIONDELLO
Why, Petruchio is coming in a new hat and an old jerkin; a pair of old breeches thrice turned; a pair of boots that have been candle-cases, one buckled another laced; an old rusty sword ta’en out of the town armoury, with a broken hilt, and chapeless; with two broken points; his horse hipped – with an old mothy saddle and stirrups of no kindred – besides, possessed with the glanders and like to mose in the chine, troubled with the lampass, infected with the fashions, full of windgalls, sped with spavins, rayed with the yellows, past cure of the fives, stark spoiled with the staggers begnawn with the bots, swayed in the back and shoulder-shotten, near-legged before, and with a half- cheeked bit and a headstall of sheep’s leather, which being restrained to keep him from stumbling, hath been often burst and new-repaired with knots; one girth six times pieced, and a woman’s crupper of velure, which hath two letters for her name fairly set down in studs and here and there pieced with pack-thread.
BIONDELLO
Perché Petruccio sta arrivando con un cappello nuovo e un farsetto vecchio; con un paio di brache vecchie rivoltate tre volte; con un paio di stivali che hanno fatto da portacandele, uno con la fibbia e uno coi lacci; con una vecchia spada rugginosa presa dall’armeria della città, con l’elsa spezzata e il fodero senza puntale; con due fibbie rotte; ha il cavallo sfiancato, con una vecchia sella rappezzata e le staffe scompagnate, e poi col cimurro e la spina dorsale mezza marcia, sfinito dal lamprasco e coperto di galle, spacciato dalla spavana, sfigurato dall’itterizia, stremato dalla strangurie, stravolto dalle vertigini, divorato dai vermi, sciancato alle anche e slogato alle spalle, con le anteriori storte e un morso dimezzato, e una cavezza di pelle di pecora che a forza di tirarla per non farlo inciampare si è rotta infinite volte e adesso sta insieme con i nodi; con un sottopancia rabberciato sei volte, e con una groppiera da donna di velluto con le iniziali di lei graziosamente scritte con le bullette, ma poi tutta rammendata con lo spago.
Atto III, scena 2 : 156-180
GREMIO
Tut, she’s a lamb, a dove, a fool to him.
I’ll tell you, Sir Lucentio – when the priest
Should ask if Katherine should be his wife,
«Ay, by gogs-wouns», quoth he, and swore so loud
That all-amazed the priest let fall the book,
And as he stooped again to take it up,
This mad-brained bridegroom took him such a cuff
That down fell priest and book, and book and priest.
«Now take them up», quoth he, «if any list.»
TRANIO
What said the wench when he rose up again ?
GREMIO
Trembled and shook. For why, he stamped and swore
As if the vicar meant to cozen him.
But after many ceremonies done
He calls for wine. «A health!» quoth he, as if
He had been aboard, carousing to his mates
After a storm; quaffed off the muscadel,
And threw the sops all in the sexton’s face,
Having no other reason
But that his beard grew thin and hungerly
And seemed to ask him sops as he was drinking.
This done, he took the bride about the neck,
And kissed her lips with such a clamorous smack
That at the parting all the church did echo.
And I seeing this came thence for very shame,
And after me, I know, the rout is coming.
Such a mad marriage never was before.
Hark, hark! I hear the minstrels play. (Music plays)
GREMIO
Macché, (Caterina) è una pecora, una colomba, una innocente, davanti a lui!
Vi dico, signor Lucenzio, che quando il prete
ha chiesto a Caterina se voleva essere sua moglie,
«Sì, cribbio!» ha detto lui, con un moccolo così forte
che esterrefatto il prete ha lasciato cadere il messale;
e mentre si chinava per raccoglierlo,
questo pazzo dello sposo gli ha assestato una pacca tale
da far rotolar giù prete e libro, libro e prete.
«E adesso», fa lui, «ti tiri su chi ha il coraggio.»
TRANIO
E lei che ha detto, quando si è rialzato?
GREMIO
Tremava tutta, perché lui pestava e bestemmiava
come se il vicario avesse voluto imbrogliarlo.
Ma dopo molte altre cerimonie
chiede del vino: «Si brindi!», dice, come
se fosse stato a bordo, a bere con gli amici
dopo una tempesta; tracanna il moscato,
e butta i fondi in faccia al sagrestano,
senz’altro motivo
che quello aveva una barbetta rada da affamato,
e pareva chiedere i biscotti inzuppati nel vino.
Fatto questo, prende la sposa per il collo
e la bacia in bocca con uno schiocco così sonoro
che quando si staccano tutta la chiesa riecheggia.
Io vedendo questo sono uscito per la vergogna;
e dietro a me sta venendo tutta la congrega in rotta.
Un matrimonio così pazzo non si era visto mai.
Udite, udite! Sento suonare i menestrelli. (Musica)
ATTO III, scena 206-238
KATHERINA
Nay then,
Do what thou canst, I will not go today,
No, nor tomorrow – not till I please myself.
The door is open, sir, there lies your way,
You may be jogging whiles your boots are green.
For me, I’ll not be gone till I please myself.
Tis like you’ll prove a jolly surly groom
That take it on you at the first so roundly.
PETRUCHIO
O Kate, content thee, prithee be not angry.
KATHERINA
I will be angry – what hast thou to do?
Father, be quiet – he shall stay my leisure.
GREMIO
Ay marry, sir, now it begins to work.
KATHERINA Gentlemen, forward to the bridal dinner.
I see a woman may be made a fool
If she had not a spirit to resist.
PETRUCHIO
They shall go forward, Kate, at thy command.
Obey the bride, you that attend on her.
Go to the feast, revel and domineer,
Carouse full measure to her maidenhead,
Be mad and merry, or go hang yourselves.
But for my bonny Kate, she must with me.
Nay, look not big, nor stamp, nor stare, nor fret;
I will be master of what is mine own.
She is my goods, my chattels, she is my house,
My household stuff, my field, my barn,
My horse, my ox, my ass, my any thing,
And here she stands. Touch her whoever dare!
I’ll bring mine action on the proudest he
That stops my way in Padua. Grumio,
Draw forth thy weapon, we are beset with thieves,
Rescue thy mistress if thou be a man.
Fear not, sweet wench, they shall not touch thee, Kate.
I’ll buckler thee against a million.
CATERINA
Quando è così, fa come vuoi, io oggi non parto,
no, e neanche domani, fin quando non mi va.
La porta è aperta, signore, quella è la tua strada,
trotta pure finché hai gli stivali nuovi.
Quanto a me, non me ne vado finché non ne ho voglia.
Ho capito che ti dimostrerai uno sposo ben scorbutico
se ti impunti così già fin dall’inizio.
PETRUCCIO Oh, Kate, abbi pazienza, ti prego, non ti arrabbiare.
CATERINA Mi arrabbio sì; che te ne importa?
– Padre, sta’ tranquillo; resterà finché voglio io.
GREMIO Santa Maria, ecco che ci siamo!
CATERINA
Signori, avanti, al banchetto nuziale.
Vedo che le mettono subito i piedi in testa, a una donna,
se non ha l’energia di resistere.
PETRUCCIO
E avanti andranno, Kate, al tuo comando.
Obbedite alla sposa, voi del seguito!
Andate al banchetto, e fate baldoria;
bevete più che potete, alla sua verginità,
siate allegri e impazzate, oppure andate a farvi impiccare;
ma la mia bella Kate, lei se ne viene con me.
No, niente arie, non pestate i piedi,
non sgranate gli occhi, non smaniate;
io sono il padrone di quello che è mio.
E lei è la mia roba, i miei effetti, la mia casa,
il mio arredamento, il mio campo, il mio granaio,
il mio cavallo, il mio bue, il mio asino, il mio tutto.
Eccola qui; chi osa toccarla?
Lo sistemo io, il più ardito
che si frapponga fra me e Padova. Grumio,
fuori la spada: siamo assaliti dai predoni,
soccorri la tua padrona, se sei un uomo.
Non temere, dolce fanciulla, non ti toccheranno, Kate:
ti farò da scudo contro un milione.
(traduzione di Masolino D’Amico – Shakespeare Le commedie eufemistiche – a ciura di Giorgio Melchiori. Mondadori Editore – I Meridiani. 19090)
Petruccio naturalmente esagera, come al solito e per i suoi fini; ma dà recisa espressione della concezione della donna come mera e assoluta proprietà dell’uomo, fin troppo corrente ai tempi di Shakespeare, che ne sente però tutto il peso: cfr. le parole di Porzia in The Merchant of Venice, III, ii, 166-171, e di Emilia in Othello, IV, iii, 93-103.
(nota di Sergio Perosa, da “La Bisbetica domata” Garzanti 1992)
La bisbetica domata ATTO 3 SCENA 2
(Allie Esiri – Un anno con Shakespeare – Neri Pozza 2019)
Il toporagno è un animale simile al topo, nel Medioevo erroneamente considerato velenoso. Per questo motivo il termine era usato in riferimento al diavolo e come offesa, in origine rivolta a persone di entrambi i sessi e ai tempi di Shakespeare in prevalenza alle donne. Il toporagno è un animale ingannevole, perché dall’apparenza addomesticabile ma in realtà aggressivo, maligno, chiassoso. Il sessismo e la misoginia della Bisbetica domata sono fortemente discussi, tanto quanto l’antisemitismo del Mercante di Venezia. La commedia narra di come Petruccio domi Caterina, il «toporagno», privandola del cibo e del sonno fino a che diventa un modello di obbedienza muliebre. Molti si rifiutano di credere che Shakespeare fosse seriamente a favore di una relazione così disumana e considerano la morale della commedia come un invito a non comportarsi in questo modo. Sappiamo che la commedia venne accolta con disagio fin dal suo debutto e che il drammaturgo John Fletcher, collaboratore di Shakespeare, ne scrisse un “sequel”, intitolato Il premio della donna o anche Il domatore domato, in cui la seconda moglie di Petruccio ribalta la relazione. Questo passaggio della commedia shakespeariana (“They shall go forward, Kate, at thy command”) è uno dei più offensivi o ironicamente esagerati, a seconda del vostro punto di vista.
Ci sono 414 brani musicali dedicati a “La bisbetica domata”. Traggo questi dati da una opera in cinque volumi, edita dalla Oxford University Press, 1991-2004, a cura di Bryan N.S. Gooch e David Tatcher dal titolo “A Shakespeare music catalogue”.
Cito solo alcuni:
Fiorenzo Carpi – messa in scena al Piccolo Teatro 17 febbraio 1949 (Gianni Santuccio, Petruccio; Lilla Brignone, Caterina; regia di Giorgio Strehler, con la traduzione di Cesare Vico Lodovici)
Nino Rota – colonna sonora. In un tumultuoso adattamento cinematografico dell’opera, Franco Zeffirelli diresse la tempestosa coppia di marito e moglie Richard Burton ed Elizabeth Taylor nel 1966. Il film di Zeffirelli riempì lo schermo di colore e di un’azione accattivante e robusta, con Elizabeth Taylor nel ruolo di Kate e Richard Burton in quello di un Petruchio potente, spavaldo, anche se poco sottile. La musica di Rota è divisa in cinque sezioni intitolate “The Argument”, “The Wooing”, “The Wedding”, “The Taming” and “The Banquet”
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Richard Addinsell musica per la messa in scena al New Theatre – Londra 23 marzo 1937
Boris Blacher per l’adattamento televisivo in Germani – 23 gennaio 1958
La bisbetica domata è stata trasformata in opera [Der Widerspänstigen Zähmung], dal musicista tedesco Hermann Goetz: l’opera è andata in scena l’11 ottobre 1874 a Mannheim ed è considerata il suo migliore lavoro.
Vittorio Giannini (compositore statunitense) ha scritto una opera eseguita in forma di concerto per la prima volta a Cincinnati il 31 gennaio 1953; la prima performance on stage è sta trasmessa dalla NBC TV 13marzo 1954.
Mario Persico compose una opera andata in scena al Teatro dell’Opera di Roma il 12 febbraio 1931 con la direzione di Gabriele Santini.
Cole Porter con la sua “Kiss me, Kate” stette in scena a New York dal 30 dicembre 1948 al 38 luglio 1951, per 1077 recite. Le star di Broadway Alfred Drake e Patricia Morison hanno avuto una vita altrettanto tempestosa dentro e fuori dal mondo del teatro. Di questa opera venne fatto anche un adattamento cinematografico nel 1953, con la regia di George Sidney e la direzione orchestrale di André Previn e Saul Chapin.
Ermanno Wolf-Ferrari compose Sly, ovvero “la leggenda del Dormiente Risvegliato”con libretto di Giovacchino Forzano, anadta in scena al Teatro alla Scal, il 29 dicembre 1927, con Aureliano Pertile /Sly) e la direzione di Ettore Panizza.
Johan Wagenaar (1862-1941) ha composto una ouverture op. 25 eseguita nel 1909.
Mario Castelnuovo-Tedesco ha composto “Ouvertures per il teatro di Shakespeare” – “ n. 1 la Bisbetica domata” op. 61 esguita per la prima volta al Teatro Politeama di Firenze il 1 febbraio 1931 con la direzione d’orchestra di Vittorio Gui.
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Mario Castelnuovo-Tedesco ha composto anche “Katharina and Petruchio (Burlesque)” in “3 Shakespeare duets” Opus 97.
Duke Ellington, in collaborazione con Billy Strayhorn, compose “Sonnet for sister Kate” in “Such Sweet Thunder”, eseguita durante il “Music for Moderns concert” a Town Hall di New York il 28 aprile 1957.
Il primo film (1908) è di interesse storico in quanto opera di D. W. Griffith.accompagnava Douglas Fairbanks Jr. con la moglie Mary Pickford
Seguirono cinque versioni mute prima dell’adattamento di Sam Taylor del 1929, il primo film di Shakespeare ad avere una colonna sonora con dialoghi in inglese.
Seguirono due produzioni televisive, una per la BBC TV (1939)di Dallas Bower e la produzione americana di George Schaefer (1956) con Maurice Evans nel ruolo di Petruchio.
La produzione di Jonathan Miller per la BBC TV (1980), criticata per non aver dato a Kate un peso drammatico sufficiente di per sé, affrontò l’opera secondo linee sorprendentemente poco ortodosse, scegliendo John Cleese come un Petruchio puritano.
Vi è una versione italiana della Produzione BBC 1980 della “Shakespeare collection” pubblicata sia dal Corriere della Sera che da Repubblica.
