Tenere bloccata la attività edilizia della città perché si punta tutto sulla legge “Salva Sala” è da irresponsabili. Il Comune dovrebbe fare la sua parte per sbloccare le pratiche edilizie, regolari e senza esigenza di piano attuativo, e poi rivedere gli atti illeciti e illegittimi e uscire fuori da questo blocco, che rischia di durare per anni, non per colpa della Procura penale e contabile, ma per la insipienza e l’arroganza del marchese.
Invece si punta su una legge che non si sa né se verrà approvata né quando, e che per di più finità davanti alla Corte Costituzionale.
Ora, è bene chiarire che nessun Comune ha mai chiesto una interpretazione autentica della legge 1150/1942 che individua i limiti di volumi e altezze delle costruzioni nel territorio comunale: una legge, sia chiaro per quelli che vogliono definirla obsoleta, che è stata integrata nelle varie leggi urbanistiche, nelle leggi “ponte”, nelle norme regionali, nei decreti ministeriali. Nessun Comune si è mai messo a pretendere che i piani attuativi da approvare con delibere del Consiglio Comunale fossero sostituiti da segnalazioni di inizio attività (Scia). A Bergamo, comune amministrato dal centrosinistra è previsto che ”Per gli interventi di: ristrutturazione urbanistica; nuova costruzione; ristrutturazione edilizia mediante demolizione e ricostruzione; aventi una SL pari o superiore a 4.000 mq è richiesto il piano attuativo o il permesso di costruire convenzionato, ai sensi dell’art. 14, comma 1bis, della L.R. 12/2005.”
A Milano si fa passare per ristrutturazione un edifico nuovo, un grattacielo costruito al posto di un magazzino di un piano: la chiamano “semplificazione”. L’altra colossale balla infatti è che si “ristruttura” per non consumare suolo. Dal 2006 al 2023 a Milano è stato consumato suolo per 302,67 ettari, ovvero per 3 milioni 26 mila 700 metri quadrati: solo nel 2022-2023 sono stati consumati 14,76 ettari. Così che il suolo consumato a Milano è pari a 10.686,31 ettari, il 58,72% di tutta la superficie di Milano (18.158,76 ettari). Neanche un metro quadrato di suolo in questi anni è stato destinato alla “edilizia economica e popolare” e per di più, oltre a consumare suolo, si è andati sempre più in alto, costruendo grattacieli anche sulla superficie di una cabina telefonica.
Ma la soluzione al blocco edilizio attuale sta a Milano, non a Roma, e Milano non può essere la città dei condoni. E per di più “a gratis”, come si dice a Milano.
La legge esistente prevede che il Comune possa ritirare i provvedimenti illegittimi, o gli atti contestati dalla Procura, riformularli secondo la lettera della legge, ricalcolando oneri e monetizzazioni e proporre agli imprenditori la soluzione con i titoli urbanistici corretti. E nei casi richiesti dalla legge proporre al Consiglio Comunale i piani attuativi conseguenti. Perché non utilizzare appieno le leggi esistenti che consentono alla pubblica amministrazione di rimediare agli errori commessi? E ripeto per l’ennesima volta: perché non trovare l’intesa con la Procura per trovare forme di “giustizia riparativa”, che consenta una “celere definizione dei procedimenti giudiziari” come dice il testo della legge Cartabia ? Questo sì, che sarebbe un vero “modello Milano” in cui ogni ente e istituzione nella reciproca autonomia di competenze opera per una soluzione rapida e giusta dei problemi.
Questa è la strada principale. Invece di dichiarazioni allarmistiche e di uscite disperate, con chiamate di correità, c’è bisogno di gruppi consiliari che tornino a fare politica, e a fare l’interesse generale, per un ordinato sviluppo della città. Non si può consegnare il destino di Milano ai fondi immobiliari, finanziari e speculativi, che fanno parte di quel capitalismo rapace, predatorio, che vuole massimizzare, subito e ora, i profitti. Se passa la legge del più forte, la città perde per sempre la sua identità. “La ricchezza onesta è una responsabilità sociale. È sapiente quel modo di intendere il profitto, conseguito con la collaborazione e la fatica di tutti, come una risorsa per ognuno, non solo come un dividendo per arricchire gli investitori.” ha detto l’Arcivescovo di Milano, monsignor Delpini. Ma a Palazzo Marino sono sordi.
Sta al Comune, con umiltà e saggezza, sbrogliare la vicenda, senza invocare leggi che scassano il Paese e che non si sa neanche se e quando arriveranno e se saranno costituzionali.
“La colpa, caro Bruto, non sta nelle stelle, ma in noi stessi” “Buona notte, e buona fortuna”
Luigi Corbani
(domenica 2 febbraio 2025)
