Quest’anno ricorre l’ottantesimo anniversario della fine della seconda guerra mondiale e della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo. E credo che sarebbe bene che innanzitutto i servizi radiotelevisivi pubblici da oggi, Giorno della Memoria, dedichino spazio alla storia di quel tremendo periodo. Non ricordo chi ha detto che il silenzio sul male che gli uomini hanno fatto ad altri uomini è un crimine contro l’umanità. Ed ho trovato intollerabile la dichiarazione di Elon Musk in occasione di un comizio dell’AfD, “Penso ci sia troppa attenzione alle colpe del passato”. Di fronte a questi personaggi valgono davvero le parole di Jochen Böhler, direttore delI’Istituto Wiesenthal di Vienna: “ Dieci anni fa pensavamo che bastasse commemorare in modo che questi crimini non si ripetessero, ora non basta. Ci rendiamo conto che i valori su cui si basano le nostre società non sono più scontati.”
Proprio così: cosa facciamo noi per ricordare a tutti i valori della democrazia liberale, della tolleranza, dello stato di diritto, e via dicendo. E dobbiamo anche spiegare perché con milioni di ebrei vennero uccisi comunisti, socialisti, partigiani, soldati, omosessuali, sinti, rom e tanti altri, di ogni nazionalità europea.
E sarebbe interessante e molto educativo che si dedicasse spazio, nei mezzi audiotelevisivi, al racconto della persecuzione della “musica degenerata” e dei musicisti “degenerati” e della massiccia emigrazione verso gli Stati Uniti di musicisti di tutte le nazionalità europee. Come sarebbe anche giusto raccontare della duplice funzione della musica nei campi di concentramento. Da una parte come strumento dei carnefici di dominazione: si costringevano i musicisti detenuti a suonare durante lo sterminio degli altri detenuti. Dall’altra era la possibilità di sopravvivenza culturale dei detenuti: per esempio, nel campo di Terezin, Viktor Ullmann, un grande compositore, scrisse 41 opere, oltre ad accompagnare al pianoforte e organizzare concerti. prima di morire nel campo di concentramento di Auschwitz il 18 ottobre 1944.
In questi giorni stavo leggendo un libro “Music of Exile” di Michael Haas, (Yale Univesrity Press) che in copertina ha la foto di Francesco ed Eleanor von Mendelssohn, Kurt Weill, Lotte Lenya e Meyer Weisgal che arrivano a New York il 10 ottobre 1935. A un certo punto vi è la foto di una orchestra del campo di concentramento di Mauthausen Zigeunerorchester (orchestra di zingari) che il 30 luglio 1942 accompagna l’esecuzione di Hans Bonarewitz, che aveva tentato di scappare dal campo. Il più piccolo dei due fisarmonicisti è Wilhelm Heckmann (1897-1995) imprìgionato per omosessualità. Una foto da brividi!
Sulla “musica e musicisti nei lager nazisti” segnalo il libro di Vittorio Franchini “L’Ultima nota” (Marietti1820- 2021).
E non tutti conoscono la storia dei campi fascisti, dove vennero internati ebrei italiani e stranieri oltre che apolidi. Nel Campo di Ferramonti di Tarsia (CS), nelle liste di internati (1940-1943) vi erano oltre 3000 reclusi, anche stranieri delle più varie etnie (tra cui cinesi, greci, francesi, ex jugoslavi, sinti e rom) e oppositori del regime. Il secondo, per numero di ebrei rilevati, fu il Campo di Campagna (SA), Leggete il libro di Raffaele Deluca “Tradotti agli estremi confini” – Musicisti ebrei internati nell’Italia fascista , con una nota introduttiva di Carlo Spartaco Capogreco – Mimesis 2019.
Historia vero testis temporum,
lux veritatis,
vita memoriae,
magistra vitae,
nuntia vetustatis
«la storia è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra della vita, messaggera dell’antichità».
Cicerone (De Oratore II, 9),
Luigi Corbani
(lunedì 27 gennaio 2025)
Nella playlist ho messo:
Aldo Finzi Salmo per coro e orchestra con i Civici cori diretti da Mino Bordignon e con l’Orchestra sinfonica di Milano Giuseppe Verdi diretta da Gian Paolo Sanzogno
Piano sonata n° 7 di Viktor Ullmann scritto nel 1944 in campo di concentramento.
Opere di Leone Sinigaglia, Kurt Sonnenfeld, Aldo Finzi,Vito Levi.
Castelnuovo Tedesco: “Chiesi a mia madre di cantare di nuovo per me le vecchie e amate melodie che gli avevo sentito cantare in gioventù, e su questi temi, attraverso la “tradizione orale” (come ai vecchi tempi), costruii la mia rapsodia ebraica, “Le Danse del Re David” (Le Danze del Re David), una serie di sette episodi non collegati tra loro”.
Nel 1944 Dmitri Shostakovich completò il suo Trio per pianoforte n. 2, in memoria del suo caro amico e mentore Ivan Sollertinsky. La struttura solenne del terzo movimento è contrastata dai temi ebraici del quarto movimento. A quel punto, le notizie sui campi di sterminio avevano raggiunto Mosca e il compositore stava anche completando la partitura del Violino di Rothschild, un’opera scritta dal suo allievo Veniamin Fleishman, che era stato ucciso durante l’assedio di Leningrado nel 1941.
Come pochi altri, Kurt Weill (1900-1950) e Bertolt Brecht (1898-1956) sono sinonimo dell’innovazione culturale della Repubblica di Weimar. Con il loro Die Dreigroschenoper, il duo ha rappresentato tutto ciò che i nazisti dichiaravano nemico.
