La questione del terzo mandato (perché non il quarto, o il quinto, ecc.?) non ha senso finché sono in vigore delle leggi elettorali, comunali e regionali, che consentono un potere monocratico senza contrappesi di potere. Un regime istituzionale, monocratico cesarista, dominato dal premio di maggioranza assegnato alla coalizione del candidato, sindaco o presidente vincente. è quello che favorisce un sistema di potere che si autoriproduce. Nel momento poi in cui le Regioni si sono trasformate da assemblee puramente legislative in enti amministrativi, si sono introdotte leggi elettorali che hanno portato ad un potere “blindato”: per esempio, pur rappresentando solo il 22% degli elettori, si ottengono il 60% dei seggi del Consiglio regionale. Questo è un sistema che premia le minoranze facendole diventare maggioranze assolute e che non incentiva la partecipazione al voto.
E nel sistema elettorale comunale il Sindaco è il padrone assoluto, nomina gli assessori, che non sono più consiglieri comunali eletti dal Consiglio, ma, secondo una teoria antipolitica, dovrebbero essere “tecnici”: se il ruolo di assessore non è di indirizzo politico-amministrativo, ma tecnico, basta mettere al fianco del Sindaco i dirigenti delle varie aree amministrative; perché aumentare i costi con la nomina ad assessori di persone non elette in Consiglio comunale? Siamo arrivati al punto che in Lombardia esiste il “consigliere sostituto”, ovvero se un consigliere eletto diventa assessore, non si dimette da consigliere, viene “congelato”, e al suo posto subentra un consigliere “sostituto”, che “teoricamente” va a casa se l’assessore torna a fare il consigliere. Così, non si pagano 80 consiglieri e assessori, ma 100.
Il Sindaco cesarista paga pegno alle tante liste di sostegno (spesso inventate all’ultimo momento) con le nomine di assessori (senza più il voto del Consiglio Comunale) e con le nomine negli enti pubblici dove mette chi vuole lui, anche i suoi amici, e nessuno parla più di “lottizzazione”. Il sindaco usa le “determinazioni” di dirigenti da lui stesso nominati e bypassa il consiglio comunale. Il Consiglio Comunale in sostanza non conta nulla, rimane come un residuo di una democrazia rappresentativa che è stata spazzata via con la bufala della stabilità di governo (che non significa di per sé efficienza o efficacia o migliore produttività dell’azione amministrativa) e della semplificazione del numero dei partiti (oggi ci sono più liste per le elezioni comunali di quando c’erano il proporzionale e i partiti “pesanti”). Si è fatta una legge per i Comuni in cui non c’è più nessun equilibrio di poteri e possibilità di controllo. Il sindaco si blinda con liste fasulle e con un premio di maggioranza che è esattamente quello che non volevano i costituenti: la “dittatura della maggioranza” (che ripeto, con gli attuali meccanismi elettorali, spesso è una minoranza che si fa maggioranza assoluta). Si è buttato al macero un sistema elettorale che garantiva una maggioranza “costituzionale” rispettosa anche della minoranza e delle opposizioni. Ma tutto questo è stato bollato come “consociativismo”, il che ha portato gruppi politici e soggetti politici a dimenticare che la politica è ricerca della mediazione tra interessi diversi, che il compromesso tra posizioni diverse è parte essenziale dell’agire politico,
Di fatto con il ricatto che il Sindaco ha nelle sue mani, – “o fate come dico io o mi dimetto e andate tutti a casa” – il Consiglio e la maggioranza sono ostaggio del Sindaco. E il combinato disposto della personalizzazione e del cesarismo porta a uno squilibrio dei poteri e alla mancanza del confronto, della dialettica: le maggioranze vivono con fastidio le critiche delle opposizioni e temono tutto ciò che può dare fastidio al “cesare” e il “cesare” stesso sente come attacco personale qualsiasi appunto, qualsiasi dissenso dalle sue posizioni o dalle sue scelte.
Sistemi elettorali maggioritari con premi di maggioranza, che fanno moltiplicare le liste e i gruppi di potere e di sottopotere; assenza di valori e di strategie che riducono “partiti” e gruppi politici a pure macchine elettorali e di potere; le correnti “partitiche” che non contribuiscono ad elaborare valori, idee, progetti, programmi, ma sono organizzazioni di distribuzione di posti e di potere; i politici che diventano politicanti, alla ricerca spietata del consenso purchessia ; conflitti di interesse che diventano la prassi normale; l’affarismo passato per interesse pubblico. E tra i cittadini monta una diffusa disistima per il “politico” e per la “politica”, che porta ad un assenteismo sempre crescente e ad un abbandono della partecipazione democratica: perfino un atto semplice come il voto viene ritenuto inutile. Un partito riformista si sarebbe da tempo battuto per avere una legge sui partiti, applicando finalmente il dettato dell’articolo 49 della Costituzione.
Ci si perde a guardare la pagliuzza (il terzo mandato) invece di vedere la trave (leggi elettorali “cesariste”). Non si combatte neanche la demolizione, in atto da tempo, del sistema rappresentativo stravolto da decreti legge, voti di fiducia e leggi di bilancio monocamerali o lo stravolgimento degli equilibri istituzionali (tredicesimo voto per un giudice costituzionale e quarto scrutinio per altri tre giudici costituzionali).
Va tutto bene, madama la marchesa.
Luigi Corbani
(mercoledì 22 gennaio 2025)
Questo è il testo integrale dell’articolo scritto per “Il Riformista” del 23 gennaio 2025

