3 gennaio 2025
Commedia in cinque atti in prosa e in versi di William Shakespeare (1564-1616), scritta all’inizio della sua carriera (circa 1594), pubblicata nell’in-folio del 1616. Da parecchi segni si potrebbe concludere che l’opera fosse stata scritta in fretta: per esempio l’indicazione delle località è erronea ( Verona e Padova sono date in luogo di Milano); ma il porre Verona su un corso d’acqua che subisce gli effetti dell’alta e della bassa marea, e il farla comunicare con Milano per acqua può spiegarsi supponendo che in tal caso lo Shakespeare pensasse a Londra e usasse i nomi di Milano e di Verona come semplici etichette: nelle scene comiche del dramma appaiono altre incongruenze che non altrimenti possono spiegarsi, e del resto le figure dei due buffoni Launce e Speeds spirano l’ambiente londinese.
L’intreccio è modellato su quello d’una tipica commedia dell’arte, sicché o Shakespeare usò come fonte un dramma di carattere italiano, quale avrebbe potuto essere La storia di Felice e Filomena [The History of Felix and Philiomena) (1584-85), o sviluppò in modi derivati da esso una tenue trama quale si trova nella Diana Innamorata di Jorge de Montemayor (1521-1561), che di solito si dà come fonte.
Valentino (Valentine) e Proteo (Proteus) sono legati da intima fraterna amicizia, ma la vista di Silvia, figlia del duca di Milano, amata da Valentino, agisce si fortemente sull’animo di Proteo, che costui dimentica l’amore della propria fidanzata, Giulia (Julia), e tradisce l’amico rivelando al duca l’intenzione di Valentino di rapire Silvia, dal duca destinata al goffo Turio (Thurio). Il generoso Valentino viene sorpreso dal duca e bandito , e nel fuggire da Milano s’imbatte in una banda di masnadieri che, impressionata favorevolmente da lui e dalla sua posizione, lo elegge suo capitano.
Proteo intanto, sotto specie di persuadere Silvia a dimenticar Valentino in favore di Turio, ottiene, grazie al duca, accesso alla fanciulla, e tenta di corteggiarla per proprio conto, venendone ignominiosamente respinto: a un episodio del corteggiamento assiste Giulia che frattanto, travestita da paggio, è venuta a Milano in cerca del suo amante che la tradisce. Silvia, per evitare le nozze con il detestato Turio, fugge da Milano assistita da Eglamour, un cavaliere che à fatto voto di castità in seguito alla perdita della sua amata; ma è catturata dai masnadieri (mentre Eglamour si dà, poco cavallerescamente, alla fuga), e condotta dinanzi al loro capo. Frattanto Proteo giunge per liberarla, e insiste di nuovo nel suo corteggiamento, e, di nuovo respinto, vorrebbe ricorrere alla violenza, quando Valentino, che à assistito non visto si fa innanzi e smaschera l’indegno amico.
Questi si pente e chiede perdono, e Valentino, nella sua magnanimità, non solo lo perdona ma gli cederebbe Silvia, allorché lo svenimento del paggio rivela Giulia, che con tal prova di costanza riconquista il cuore di Proteo. Finalmente il duca concede ia figlia a Valentino, e le due coppie promettono di sposarsi lo stesso giorno. Gli zanni Speed e Launce, servi rispettivamente di Valentino e di Proteo introducono l’elemento buffonesco, soprattutto Launce col suo cane Crab.
Il dramma è notevole per i germi di caratteri e di situazioni che lo Shakespeare svilupperà in drammi successivi: parecchi sono i punti di contatto in questo senso con Giulietta e Romeo , Il Mercante di Venezia , ecc. E sebbene nessuno dei personaggi sia pienamente delineato (eccetto, forse, il buffone Launce e Giulia), tuttavia in parecchi momenti essi accennano ad assumere individualità più saporita e precisa, e a uscire dalla convenzione. Ma questa domina sul dramma danneggiandone soprattutto la conclusione, ché il concetto medievale dell’amicizia fraterna (quale si ritrova per es. nel romanzo francese di Amico e Amelio, ) informa l’assurda cessione di Silvia da parte di Valentino a un falso amico indegno e spregiudicato.
Lo stile è facilmente melodioso, e reca i segni della giovinezza d’un genio. Spesso citata la lirica (atto IV, scena 2) “Chi è Silvia, che è ella mai…” “Who is Silvia, what is she…”
Mario Praz – Dizionario Bompiani delle opere e dei personaggi di tutti i tempi e di tutte le letterature” – Bompiani maggio 1983
Opera giovanile, I due gentiluomini di Verona risale probabilmente agli anni dell’apprendistato artistico di Shakespeare; un apprendistato relativo, vista la consapevolezza di mezzi espressivi già dimostrata dal grande drammaturgo inglese. Rispetto alle opere coeve – la Commedia degli errori, la Bisbetica domata o il Tito Andronico – Shakespeare tenta qui una strada diversa, che precorre quanto di più squisitamente personale sta per emergere nel suo teatro: le commedie “romantiche” della maturità, dove grazia, fantasia, inventiva si coniugano felicemente a una riflessione sempre più problematica sulle complessità e ambiguità dell’agire umano.
Shakespeare, William. I due gentiluomini di Verona. Con testo a fronte – prefazione, traduzione e note di Andrea Cozza Garzanti 1996
Atto IV scena II
Enter Proteus.
PROTEUS
Already have I been false to Valentine,
And now I must be as unjust to Thurio;
Under the colour of commending him,
I have access my own love to prefer;
But Silvia is too fair, too true, too holy,
To be corrupted with my worthless gifts.
When I protest true loyalty to her,
She twits me with my falsehood to my friend;
When to her beauty I commend my vows,
She bids me think how I have been forsworn
In breaking faith with Julia, whom I loved;
And notwithstanding all her sudden quips,
The least whereof would quell a lover’s hope,
Yet, spaniel-like, the more she spurns my love
The more it grows and fawneth on her still. [
(Enter Thurio and Musicians)]
But here comes Thurio. Now must we to her window,
And give some evening music to her ear.
(Ho già tradito l’amico Valentino
dovrò fare altrettanto con Turione.
Con il pretesto di tesserne gli elogi
coglierò il destro di corteggiarla lo stesso;
ma Silvia è troppo onesta, troppo sincera e pura
per farsi sedurre dalle mie indegne profferte.
Quando protesto la mia assoluta sincerità
lei mi rinfaccia d’aver tradito l’amico;
quando consacro i miei voti alla sua beltà
lei mi fa ricordare che fui spergiuro
perché ho tradito l’amore della mia Giulia.
Ma nonostante le impennate sarcastiche –
l’ultima delle quali basterebbe a soffocare ogni mia speranza –
pure, a mo’ di cane fedele, più lei spregia il mio amore
più questo cresce e le si accuccia ai suoi piedi.
(Entrano Turione e i musici)
Ma ecco, arriva Turione. Andiamo al balcone di lei
a gratificarne l’orecchio con una serenata.)
THURIO
How now, Sir Proteus, are you crept before us?
(Ebbene, Ser Proteo, ci avete preceduto di soppiatto?)
PROTEUS
Ay, gentle Thurio; for you know that love Will creep in service where it cannot go.
(Sì, nobile Turione: sapete bene che l’amore
Agisce di soppiatto, se gli sbarran la strada)
THURIO
Ay, but I hope, sir, that you love not here.
(Sì, ma spero, signore, che non sia qui la vostra bella)
PROTEUS
Sir, but I do; or else I would be hence.
(Signore, è proprio qui: o io sarei da un’altra parte)
THURIO Who? Silvia?
(Chi è mai? Silvia)
PROTEUS Ay, Silvia – for your sake.
(Sì, Silvia: e la corteggio per voi)
THURIO
I thank you for your own. Now, gentlemen,
Let’s tune, and to it lustily awhile.
[Enter Host and Julia disguised]
(Grazie di tanta corte. E ora, signori,
accordate, e poi suonate a tutto spiano)
(Entrano l’Oste e Giulia travestita)
HOST
Now, my young guest, methinks you’re allycholly; I pray you, why is it?
(Mi sa tanto, giovin signore, che siete un po’ condriaco. E come mai, se è lecito?)
JULIA
Marry, mine host, because I cannot be merry.
(Be’, caro il mio oste: ho poco da stare allegro)
HOST
Come, we’ll have you merry; I’ll bring you where you shall hear music, and see the gentleman that you asked for.
(Via, ci pensiamo noi a farvi stare allegro; ora vi porto dove c’è della musica, e là vedrete il gentiluomo di cui avete chiesto)
JULIA
But shall I hear him speak?
(Ma lo sentirò parlare?)
HOST
Ay, that you shall.
(Sì, certamente)
JIULIA
That will be music.
(Quella sì, sarà musica)
HOST
Hark, hark.
(Sentite, sentite)
JULIA
Is he among these?
(Lui è tra costoro?)
HOST
Ay; but, peace! Let’s hear’em.
(Sì, ma tacete! Ascoltiamoli)
Song
Who is Silvia? What is she,
That all our swains commend her?
Holy, fair, and wise is she;
The heaven such grace did lend her,
That she might admired be.
Is she kind as she is fair?
For beauty lives with kindness.
Love doth to her eyes repair,
To help him of his blindness;
And, being helped, inhabits there.
Than to Silvia let us sing
That Silvia excelling
She excels each mortal thing
Upon the dull earth dwelling
To her let us garlands bring.
(Canzone
Chi mai è Silvia? chi è costei
Cui s’inchina ogni pastore?
Bella e saggia, e santa sei,
E al tuo viso ed al tuo cuore
Le sue grazie il ciel versò.
Tu sei buona al par che bella,
Ché saggezza a leggiadria
S’accompagna; e amor novella
Luce a chiederti venìa:
ne’ tuoi sguardi amor brillò.
Così a te risuoni il canto,
non mortal, divina cosa!
Sovra ogni altra ha Silvia il vanto;
e la terra, ov’ella posa,
de’ suoi fior la coronò)
HOST
How now? Are you sadder than you were before? How do you, man? The music likes you not.
(Che vi succede? Siete più triste di prima? Come mai, giovanotto? Non vi garba la musica?
JULIA
You mistake, the musician likes me not.
(Vi sbagliate: è il musico che non mi garba)
HOST
Why, my pretty youth?
(E perché, mio bel giovane?)
JULIA
He plays false, father.
(Mi suona falso, vecchio mio)
HOST
How? Out of tune on the strings?
(Come? Le corde non son accordate ?)
JULIA
Not so; but yet so false that he grieves my very heart-strings.
(Non è questo, è il canto: un falsetto da straziarmi fin le corde del cuore)
HOST
You have a quick ear.
(Avete un orecchio sensibile)
JULIA
Ay, I would I were deaf; it makes me have a slow heart.
(Sì, e vorrei esser sordo: fa perdere colpi al mio cuore)
HOST
I perceive you delight not in music.
(Mi par di capire che non amate la musica)
JULIA
Not a whit, when it jars so.
(Neanche un poco, quando è tanto stonata)
HOST
Hark, what fine change is in the music!
(Udite, che fine variazione sul tema!)
JULIA
Ay, that change is the spite.
(È proprio la variazione a offendermi.)
HOST
You would have them always play but one thing?
(Vorreste suonassero sempre la stessa solfa?)
JULIA
I would always have one play but one thing.
But, host, doth Sir Proteus, that we talk on,
Often resort unto this gentlewoman?
(Vorrei che ciascuno suonasse sempre la stessa musica.
Ma, oste, codesto Ser Proteo di cui si parla
si reca spesso da questa gentildonna?)
HOST
I tell you what Launce, his man, told me: he loved her out of all nick.
(Vi dico quel che il suo uomo, Lanciotto, ha detto a me: lui l’ama a dismisura)
È disponibile anche il video:
Two Gentlemen of Verona: BBC Shakespeare Collection (1983) DVD
Musiche ispirate a “Silvia”:
Schubert An Sylvia op, 106. N° 4, D.891
https://open.spotify.com/intl-it/track/0DaVDaV7GLGuAOUKsn8iBz?si=4fec7703f6ba49f4
Mario Castelnuovo-Tedesco Shakespeare songs/ Silvia https://open.spotify.com/intl-it/track/77NxaS1C3QwMzNFkZYBIcs?si=e4e3bdfbda804169
