Lui si “incazza”
Bisogna dire che quando il marchese Sala del Grillo si “incazza” (parola sua), non si risparmia, tira fuori il meglio di sé. In una commissione consiliare, aveva spiegato agli allibiti consiglieri comunali, che loro non capivano niente, che solo lui capiva il mondo, dall’alto della sua esperienza manageriale nel campo industriale e finanziario e che se una azienda non vuole una cosa, il Comune non può imporgliela. (Pensate che il sindaco di Parigi ha detto no al qatariota che voleva comprare lo stadio “delle parigine e dei parigini” per una cifra – 200 milioni – inferiore al costo di un calciatore, Neymar J.). E qualche settimana fa ha spiegato ai consiglieri comunali che, anche se il bene è comunale, ovvero di tutti i cittadini, come San Siro, lui non ci vuole guadagnare dalla vendita e fa quello che vogliono gli “investitori finanziari” tanto più che costoro sono degli “azionisti particolari”.
E pensate che uno così ascolti le proteste dei comitati di cittadini di tanti quartieri milanesi, i quali hanno visto crescere dei grattacieli fuori posto, dove non dovevano esserci? E volete che uno così accetti quello che ha scritto Alessandro Balducci su “Repubblica” di ieri, ovvero che il Comune dovrebbe agire, indipendentemente da quanto i privati vogliono fare? “È necessario uscire da una logica che fa dipendere la politica urbanistica comunale solo da quanto si riesce a catturare dagli interventi dei privati senza un chiarimento e un progetto urbanistico capace di definire con la maggiore chiarezza possibile cosa l’Amministrazione vuole ottenere, nelle diverse parti della città, indipendentemente da quanto i privati vogliono fare”. Una affermazione che suona bestemmia alle orecchie del marchese.
Ieri ha sbroccato
Ieri è andato da quelli che dovrebbero essere federati da lui – un convegno di “Azione”, presenti Matteo Richetti e Giulia Pastorella – e il marchese ha sbroccato del tutto, è uscito dai gangheri. Era talmente “incazzato” che se l’è presa anche con uno dei relatori , Pierluigi Mantini, già deputato e professore di diritto amministrativo presso il Politecnico di Milano, che aveva sollevato qualche dubbio sul “Salva Sala Rovina Italia”. Il marchese è uno tanto aperto al dialogo, disponibile alla discussione e al confronto, che se non condividono le sue proposte o le sue scelte, la prende come un fatto personale
Apriti cielo, il senso padronale della sua funzione si è scatenato e la sua ira funesta si è abbattuta su quelli che hanno osato criticarlo e criticare il “Salva Sala”. Li ha voluti “riportare alla ragione”, la sua. Ma come si permettono Cristina Tajani di avere qualche perplessità e Alessandro Balducci di scrivere un articolo moderatamente critico su “Repubblica”?” Loro che sono stati in Giunta o in Consiglio, ma come si permettono? È lesa maestà, è mancanza di lealtà verso di lui, che li ha messi in Giunta e che li ha tenuti in consiglio comunale. Sì, perché è ricorrente la minaccia di mandare a casa tutti, assessori e consiglieri comunali, se non fanno quello che dice lui e come dice lui.
“A seguito del dibattito, il Sindaco ritiene importante condividere”
Sintomatico è quello che è successo qualche settimana fa: in consiglio comunale gli eletti dei cittadini volevano la presenza del sindaco a spiegare cosa stava combinando con Webuild, con l’Agenzia delle Entrate, con i due fondi americani. E lui invece di andare in consiglio, convocava una conferenza stampa, nella sala a fianco dell’Aula consiliare. L’opposizione ha fatto il suo dovere occupando la sala prevista per l’incontro con i giornalisti e poi anche la seconda sala, dove, testardamente, il marchese aveva trasferito la conferenza stampa. Così, avendo dimostrato un totale disprezzo per la istituzione eletta dai cittadini milanesi, il marchese Sala del Grillo è stato costretto ad andare la settimana dopo in Consiglio Comunale, dove si è limitato a raccontare quello che aveva detto ai giornali da ottobre dell’anno prima. Ma senza fornire alcun documento. Dopo due giorni (mercoledì 13 alle ore 19,18) , il suo portaborse manda ai consiglieri comunali questo messaggio, il cui incipit è molto significativo della concezione padronale del Comune: “A seguito del dibattito svolto in aula il giorno 11 novembre scorso, il Sindaco ritiene importante condividere con voi i seguenti documenti relativi alle recenti novità riguardanti lo stadio di San Siro…”
A Palazzo Marino solo i vetri sono trasparenti
Non si sente obbligato a consegnare prima del dibattito i documenti, ritiene importante condividerli (sic!) dopo che la sua maggioranza, genuflessa di fronte al marchese padrone, ha votato un ordine del giorno di vendita dello stadio per 197 milioni, non essendo a conoscenza di una farlocca e invereconda valutazione dell’Agenzia delle Entrate (consegnata il 5 novembre) e di una lettera con nessun impegno dei due fondi americani (consegnata il 4 novembre).
Ma la chiusa della lettera è ancora un perla della concezione padronale del Comune: “La documentazione…può essere utilizzata limitatamente all’esercizio dei diritti connessi alla carica ricoperta, con divieto di divulgarne copia.”
E perché i cittadini non dovrebbero essere a conoscenza di questi atti? In omaggio alla trasparenza di cui si vanta il Sindaco e che è quella che manca proprio nell’azione amministrativa del marchese Sala del Grillo? Ha sottratto al Consiglio comunale le delibere sulla urbanistica e sulla edilizia, e in cinque anni e mezzo non ha portato alcuna delibera su San Siro. Perché il Consiglio Comunale funziona a delibere, non a ordini del giorno e mozioni.
Contro i “fenomeni” del centro sinistra
Ma in questa intemerata di ieri – sembrava Crozza che imitava Sala – si è lanciato contro i “fenomeni” : “non ho visto nessuna persona in questi anni alzare la mano e dire ‘c’è qualcosa che non va’’, “fenomeni” che non si sono accorti che si facevano le Scia, il che sottintende che lui sapeva che si costruivano grattacieli residenziali al posto di autorimesse, di qui la sua solidarietà ai funzionari e dirigenti che applicavano gli indirizzi politici amministrativi della Giunta del marchese.
Ed è stata una chiamata in correità del Pd, dei consiglieri comunali di maggioranza e degli stessi assessori: “Mi fa incazzare che il centrosinistra governa questa città da 14 anni e chi oggi fa dei distinguo era con me in giunta, in consiglio”. Come a, dire che, se prendete le distanze da me, voi che eravate a conoscenza di tutto, vi chiamerò in causa.
Le minacce di un disperato: il Senato non si azzardi a cambiare una virgola
E infatti, già che c’era si è lanciato in una minacciosa chiamata in causa del PD, visto che i dubbi sia nel Pd che nel centrodestra sono tali per cui la legge è stata rinviata a gennaio. E vale la pena riportare la frase, che contiene due cose molto gravi, dette da uno che ha perso la testa: “la Camera l’ha approvato e voglio vedere cosa succede in Senato, voglio vedere il Pd che posizione tiene, perché dopo che è passato alla Camera è inaccettabile immaginare che qualcosa cambi e si va avanti. Se questo non succederà vedremo le conseguenze. Però è un fatto di rigore e di onestà”.
Il PD deve fare quello che vuole lui, e già questo la dice lunga sul delirio di onnipotenza cesaristica del personaggio: “inaccettabile immaginare che qualcosa cambi”. Ma quello che esprime una disperazione, una mancanza di coscienza politica e istituzionale è quando pretende che un organo costituzionale sovrano, come il Senato della Repubblica, faccia quello che vuole lui: non cambi una virgola di un testo, che mette a repentaglio i paesi e le città e fornisce alibi agli abusi edilizi in tutta Italia.
Una posizione assurda, istituzionalmente demenziale e politicamente suicida, tanto è vero che Salvini rincara la dose: “Al sindaco Beppe Sala ho dato la massima disponibilità e questa norma l’abbiamo scritta insieme, se hanno cambiato idea me lo dicano”.
Non è mica un Sindaco, vuole essere un “buon padre di famiglia”
Quindi comunque vadano le cose, il PD ne esce male e tutto per salvare Sala, che non contento si lancia in un accorato appello paternalistico: “Adesso c’è una questione che è da sanare, perché io da responsabile dell’amministrazione comunale, da buon padre di famiglia, ho dirigenti e funzionari inquisiti e li voglio proteggere.”
Tradotto “io li ho messi nei guai e adesso devo tirarli fuori”. Ma il ricorso al “Salva Sala” non risolverà il problema, anche perché questa legge ha tanti e tali motivi di incostituzionalità che si schianterà al primo ricorso alla Consulta.
L’intervento di ieri rivela un nervosismo, una preoccupazione che sfocia nella disperazione, poiché la magistratura inquirente, penale e contabile, andrà avanti e nessuna interpretazione autentica la potrà fermare. Anzi, questo attacco alle indagini della Procura, penale e contabile, rischia di complicare ulteriormente il quadro.
La confusione in Comune
Anche perché tutti gli emissari comunali , da Tancredi Catella, al direttore generale, al capo di gabinetto, e il Sindaco protempore non hanno ancora capito che solo il Comune può e deve sbrogliare l’impiccio. Ma questo comporta una azione politica che smentisca l’indirizzo politico amministrativo fin qui adottato e comporta un confronto con i privati che hanno lucrato da questa situazione. Ma è adesso che dovrebbe farsi sentire la maggioranza di Palazzo Marino, prendendo in mano la situazione e mettendo ordine nella confusione di idee e di decisioni assunte fin qui.
In un primo tempo, una delibera di giunta che blocca tutto e sposa la tesi della Procura, poi, devono essere intervenuti i poteri interessati agli abusi, per spingere il Comune contro i provvedimenti della magistratura e, con i consulenti appropriati, inventarsi la legge “Salva Sala” che strada facendo è diventata la “Rovina Italia”. Intanto sospendono le determinazioni dirigenziali al centro delle indagini, non le ritirano.
Poi con un abuso di potere, il Direttore della Direzione Rigenerazione urbana e il Direttore della DS Attuazione Diretta PGT e SUE, certamente non di loro iniziativa, – è difficile pensare che non ne abbiano parlato con l’assessore alla partita – interrompono un pubblico servizio: cosa che può fare solo il Sindaco con una ordinanza motivata e di intesa con il direttore generale. Ma nessuno interviene a stoppare una determinazione dirigenziale illegittima.
Poi il Comune, che è parte lesa, nei procedimenti aperti, non si costituisce parte civile, di fatto ammettendo di essere complice di coloro che sono accusati degli abusi edilizi. Affidarsi alla legge e al futuro rifacimento del PGT (“Ci mettiamo 9 o 15 mesi non mi interessa, invitiamo l’universo mondo al tavolo e tiriamo fuori una soluzione adeguata ai tempi”.) non fa che accentuare il blocco della attività edilizia, Perché se si aspetta una legge per giustificare quello che si è fatto fino adesso, significa che si è andati oltre la legge o addirittura contro la legge a tal punto che c’è la necessità di una nuova legge che superi quelle esistenti, con grave danno per le casse comunali, facendola passare per interpretazione di leggi non prodotte da questo legislatore o da quello precedente.
Si devono rifare gli atti
L’unica strada è che si porti in Consiglio Comunale la discussione sui temi edilizi e urbanistici ( che sono di competenza del Consiglio e che gli sono stati sottratti, Consiglio che, guarda caso, non è mai stato investito della problematica derivante dalle inchieste penali e contabili ) e che il Comune ritiri gli atti illegittimi, i titoli edilizi abusivi, che rifaccia tutto secondo le norme vigenti nazionali e regionali, non forzando le interpretazioni, dando vita a provvedimenti regolari, legittimi e leciti e facendo pagare ai costruttori il dovuto.
Questa è la strada principale e così si impedisce a Salvini di speculare, dicendo che “la legge è per tutelare centinaia di famiglie che sono nel limbo, che hanno comprato perché il Comune ha costruito e adesso non sanno se sono proprietari o se gli abbatteranno la casa”.
Invece di dichiarazioni allarmistiche e di uscite disperate, con chiamate di correità, c’è bisogno di gruppi consiliari che tornino a fare politica, e nell’interesse generale, di un ordinato sviluppo della città.
Non si può consegnare il destino di Milano ai fondi immobiliari, finanziari e speculativi: se passa la legge del più forte, la città perde per sempre la sua identità. Per dirla con Salvatore Veca, “La nuova Milano deve sorgere da un rinnovato contratto sociale con la natura. Il contratto sociale deve definire i principi di giustizia ambientale, che a loro volta coincidono con i principi di giustizia sociale…”
“La colpa, caro Bruto, non sta nelle stelle, ma in noi stessi” “Buona notte, e buona fortuna”
Luigi Corbani
(domenica 15 dicembre 2024)
