La Camera dei deputati ha votato la proposta di legge n. 1987-A che porta la firma di Mattia (Fratelli d’Italia), Zinzi (Lega-Salvini Premier), Cortelazzo (Forza Italia), Semenzato (Noi Moderati): 213 presenti su 400, 172 favorevoli e 41 contrari, Hanno votato a favore 40 PD, 4 di Azione, 3 di +Europa, 2 di Italia Viva, oltre ovviamente al destra centro, che era di per sé autosufficiente. *
Già che alla votazione su una legge così partecipino il 53% dei deputati e che sia stata votata dal 43% dei 400 deputati, fa impressione.
Mi chiedo poi se un elettore del PD è contento che i suoi parlamentari votino un disegno di legge di Fratelli d’Italia, Forza Italia Lega e Noi moderati, che interpreta in modo scellerato le norme urbanistiche. E mi chiedo se un elettore della Lega o di Fratelli d’Italia è contento che i suoi parlamentari votino insieme al PD un disegno di legge, nato come “Salva Milano” o meglio “Salva Sala”.
Questo voto più che una intesa bipartisan, esprime un grande inciucio, come si diceva una volta. Per di più, mentre il destra centro si presenta compatto e porta a casa la sua legge del “liberi tutti dagli standard dei servizi pubblici generali e dalle regole urbanistiche ed edilizie”, la scelta del PD spacca quella alleanza che loro hanno definito e disegnato come “campo largo”. E il tutto avviene non su una materia secondaria, ma su un tema molto delicato, sul quale nel passato la sinistra aveva costruito un consenso diffuso tra ambientalisti, architetti, urbanisti, ingegneri, amministratori e persino tra gli imprenditori più avveduti e interessati a uno sviluppo armonico delle città e del Paese.
Vale di più, anche per i cittadini, e in particolare per i ceti popolari e meno abbienti, una città attrezzata con gli standard di servizi generali e pubblici per ogni abitante presente e futuro e con un ordinato equilibrio edilizio e urbanistico, o il disordine e la mano libera alla speculazione edilizia, senza regole? Troppo spesso si confonde, in totale malafede, la ricerca di una città “equilibrata e più giusta” con la volontà di impedire ogni costruzione nuova. Ci sono anche quelli che sono per il no a tutto quello che fanno gli altri, salvo poi fare peggio degli altri quando è il loro turno. Ma questa non è mai stata la politica dei riformisti.
Non si può continuare a costruire nell’ambito urbano senza considerare la dimensione metropolitana, soprattutto in una situazione in cui si costruiscono centri commerciali e uffici (destinati al declino, come sta già avvenendo in altre parti del mondo) e abitazioni a prezzi inaccessibili per i ceti medi e bassi, costringendoli a risiedere fuori dalla cerchia della città e a un pendolarismo, punito quando le persone vengono a lavorare e a creare servizi e ricchezza nella città. Si è perso di vista che il fine dell’urbanistica non sono i grattacieli, o gli edifici sbarluscenti del centro, ma è quello di creare le migliori condizioni di vita per i cittadini, residenti fissi o temporanei, e di evitare che cresca – in particolare nei giovani già disagiati che già vivono in quartieri non belli o con pochi servizi – una invidia sociale che porta insicurezza diffusa non solo nei quartieri popolari, ma anche nelle zone centrali dei “ricchi e privilegiati”. E il Corvetto non è purtroppo l’unico focolaio di una protesta, giovanile, sociale e di mancata integrazione.
Una forza riformista non deve perdere di vista il contenuto sociale delle scelte urbanistiche, e la necessità di creare condizioni più giuste e più opportunità di vita per tutti, nel centro come nella periferia, nella città come nel comprensorio milanese. Non può consegnare la città ai fondi speculativi, immobiliari, finanziari, bancari e assicurativi, che hanno un solo fine: il profitto immediato, nel breve e nel brevissimo termine. Ci abbiamo messo una vita a tagliare le “mani sulla città” , e ci ritroviamo con una sinistra che approva una legge che non aiuta la crescita di un capitalismo paziente e rispettoso delle regole di convivenza civile ( quello che crea un valore aggiunto superiore, per sé e per gli altri, con una area metropolitana più ricca di verde e di servizi), né favorisce risorse per il fabbisogno abitativo popolare ed economico.
Ci ritroviamo con una sinistra succube di un capitalismo rapace e predatorio, che mangia suolo e cemento, che stravolge la memoria urbana, omologa la città a realtà urbane prive di personalità specifiche, e umilia la memoria storica della città con le sue tradizioni, con la sua scuola urbanistica e di architettura che ha consegnato spazi di vita moderna, integrati con le caratteristiche storiche, architettoniche e del paesaggio urbano originali. E non è un caso che si vogliono distruggere o si vendano parti del patrimonio pubblico, dal Vigorelli, a San Siro, dal Palazzo di Piazza VI febbraio, al Pirellino, ecc. Una città che cancella la sua memoria storica e il suo patrimonio diventa anche una città povera di cultura e di coscienza di sé stessa, della sua natura, della sua originalità, della sua travagliata storia, Non si guarda al passato, anzi, sappiamo, per dirla con Settis, che “la qualità del paesaggio e dell’ambiente non è un lusso, ma una necessità un investimento sul nostro futuro” che influenza la “qualità della vita, la felicità degli individui e la ricchezza della vita comune”.
Posso capire, ma non giustificare o accettare, che un Sindaco, senza memoria della città, che non parla mai di cultura, neanche per sbaglio, capitato – per sua fortuna (non nostra) per una serie di eventi creati da altri e per volontà di altri – . a fare il sindaco, senza preparazione politica, con scarsa concezione dell’interesse pubblico, con capacitò manageriali che non abbiamo mai visto, gestisca la città in base agli interessi delle aziende o degli imprenditori (riporto dichiarazioni sue), ma non capisco che senso politico ha per il PD sostenere un provvedimento, come il “Salva Sala” che in realtà rischia di creare danni a tutto il resto del Paese, che diventa il “Rovina Italia”.
E il fatto che il marchese Sala del Grillo dica che se “tornasse indietro, non cambierebbe approccio, che non può cambiare idea e stava operando con questo iter da 13 anni”dimostra che non ha capito che operava fuori dalla legge, tanto che, per salvarsi, ha dovuto chiedere a Salvini e al PD di fare un inciucio, per andare avanti nella “degenerazione urbana”. E che questa strada sia folle lo dice il comma 8 di questa legge (composta da un solo articolo) dove hanno dovuto scrivere che “Al fine di escludere l’insorgenza di nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”, in relazione alle costruzioni rientranti nella legge 1150/1942**, i vantaggi fiscali ci saranno “esclusivamente” per gli immobili costruiti con piani attuativi o piani di lottizzazione convenzionata alla data del 17 febbraio 2023 e risulti “comprovata” alla data del 29 dicembre 2023 la presentazione della richiesta del “titolo abilitativo legittimante alla esecuzione dei lavori”.
A farne le spese saranno il Comune di Milano. e gli acquirenti di appartamenti in immobili costruiti senza piani attuativi.
Il Pd pensa forse di essere più credibile del destra centro nel rapporto con i costruttori e con gli immobiliaristi, che hanno costruito senza piani attuativi? E non pensa che costoro – quelli spregiudicati, quelli che pensano ancora che si possono fare i soldi con gli abusi edilizi, con gli illeciti amministrativi, con i traffici di consulenti o di professionisti ben disposti – usano le forze politiche come degli autobus, fino alla fermata che a loro interessa. E in politica vale sempre un principio. l’originale è sempre meglio della copia. Se fai una politica di destra, avvantaggi la destra che è più credibile nel suo ruolo naturale.
Oggi come ieri, la politica non è una attività astratta, a sé stante: deve fare sempre i conti con interessi economici e sociali, ben precisi, e qui nasce la differenza della “politica” e dei gruppi politici. E sostenere qualcuno che teorizza che la politica non deve dettare le regole, ma assecondare quello che vogliono i privati, gli “investitori finanziari”, “questa tipologia di azionisti” (parola del marchese Sala del Grillo in aula consigliare l’11 novembre 2024) diventa una scelta che prima o poi si paga sul piano politico e dei consensi elettorali. Non rendersi conto che il marchese Sala del Grillo ha perso la stima di tante persone che lo avevano votato e che, pur di non votare a destra, andranno ad ingrossare l’astensionismo, è un atto di masochismo, che non sarà compensato né dagli errori degli altri né da vittorie elettorali in situazioni locali molto diverse da Milano. Ma come si dice, Dio fa perdere la testa a chi vuol perdere.
“La colpa, caro Bruto, non sta nelle stelle, ma in noi stessi” “Buona notte, e buona fortuna”
Luigi Corbani
(mercoledì 26 novembre 2024)
* Al voto finale non hanno partecipato 17 del PD, 4 delle 5 stelle, 2 di Azione e 3 di Italia Viva
C’erano 71 in missione (ovvero assenti giustificati), di cui 6 del PD, 4 delle 5Stelle, 2 di Italia Viva, 1 di Azione, 1 di Verdi Sinistra.
C’erano 116 assenti di cui 8 del PD, 9 delle 5Stelle, 3 di Azione, 2 di Verdi Sinistra, 1 di Orizzonti Liberali.*
71 un missione di cui (PD) Ascani, Barbagallo, Carè, Gribaudo, Guerini, Marino, (5Stelle), Cantone, Costa Sergio, Pellegrini, Scerra, (Italia Viva) Faraone, Giachetti, (Azione) Rosato, (AVS) Zaratti
116 Assenti di cui (PD) Di Sanzo, Evi, Fassino, Iacono, Letta Enrico, Rossi Andrea, Schlein Ely, Stumpo (5 Stelle), Appendino, Baldino, Carmina, Conte, Di Lauro, Fontana, Gubitosa, Penza, Scutellà, (AVS) Borrelli, Zanella, (Orizzonti liberali ) Marattin, (Azione) Onori, Ruffino, Sottanelli.
A favore PD Bakkali, Berruto, Boldrini, Bonafè, Braga, Casu, Ciani, Cuperlo, Curti, De Luca, De Maria, Di Biase, Forattini, Fornaro, Fossi, Furfaro, Ghio, Gianassi, Girelli, Gnassi. Graziano, Guerra, Lacarra, Lai, Madia, Malavasi, Mauri, Orfini, Orlando, Peluffo, Porta, Prestipino, Quartapelle, Roggiani, Romeo, Scotto, Serracchiani, Simiani, Speranza, Vaccari, (Italia Viva) Del Barba, Gadda, (’+Europa) Della Vedova, Magi, Pastorino, (Azione) Bonetti, D’Alessio, Pastorella, Richetti
Al voto finale non hanno partecipato : (PD) Amendola, D’Alfonso, De Micheli, Ferrari, Laus, Mancini, Manzi, Merola, Morassut, Pagano Ubaldo, Provenzano, Ricciardi Toni, Sarracino, Scarpa, Stefanazzi, Tabacci, (Azione), Benzoni, Grippo, (Italia Viva) Bonifazi, Boschi, Gruppioni, (5Stelle) Raffa, Ricciardi Marianna, Silvestri Francesco, Torto,
** Art, 41-quinquies, primo comma della legge 17 agosto 1942 n. 1150.
Nei Comuni dotati di piano regolatore generale o di programma di fabbricazione, nelle zone in cui siano consentite costruzioni per volumi superiori a tre metri cubi per metro quadrato di area edificabile, ovvero siano consentite altezze superiori a metri 25, non possono essere realizzati edifici con volumi ed altezze superiori a detti limiti, se non previa approvazione di apposito piano particolareggiato o lottizzazione convenzionata estesi alla intera zona e contenenti la disposizione planivolumetrica degli edifici previsti nella zona stessa.

Quello che più mi indispettisce e mi preoccupa è quella che si definisce sinistra…
Caro Luigi non sono d’accordo.
Non è compito dei giudici interferire sulle scelte politiche. Milano ora è mille volte meglio di dieci anni fa. Meglio i grattacieli che le fabbriche dismesse.
E’ tutto vero purtroppo ed il discorso andrebbe allargato anche allo Stadio dove non si tiene conto di aver portato il Metrò fino lì. E.Dinetto